di Salvatore Giuliano Franco
Accidenti! Sicuramente Monti ... ha una buona stampa. Berlusconi la stampa la ha sempre avuta nettamente contro. Bisognerebbe riflettere su questo punto. (Red)
Che l’attuale Presidente Consigliori, oltre che un uomo privo di idee, sia anche un cataplasma di semi di lino sul ventre dell’Italia, dovrebbe essere ormai chiaro a tutti.
L’aspetto più sconvolgente è il continuo, plateale e incondizionato appoggio che gli da un Presidente del Regno che mai aveva speso una parola buona per il Presidente Berlusconi, nemmeno per le opere più meritorie.
Sarebbe bastato metà dell’appoggio che oggi da al Monti per lasciare che la Politica continuasse a governare l’Italia, nel nome e per conto dei suoi elettori.
Ma questa è un’altra storia.
Oggi vediamo che, a fronte di decisioni governative che creano uno scontento sempre più diffuso, e sappiamo che chi semina vento raccoglie tempesta, il Presidente Consigliori distribuisce caramelle e tisane e non perde occasione per tessere i propri elogi e anticipare giudizi positivi che proprio non merita.
Come ho sempre scritto in articoli diversi e in tempi non sospetti c’è solo un princi-pio da sostenere con tutta la forza occorrente: in Italia è assolutamente necessario creare migliaia, centinaia di migliaia, milioni di posti di lavoro.
La crescita può nascere solo dal lavoro, e quindi dalla pace sociale e dall’attività soprattutto dei piccoli e medi imprenditori.
Altro che tasse a gogò, restrizioni sulle pensioni e sui crediti certi, liberalizzazioni che nulla hanno di liberale, tagli indiscriminati su tutto e tutti, riduzione del danaro corrente con la scusa di colpire gli evasori, incentivazione delle energie pulite che nulla hanno di pulito.
Solo l’impegno dello Stato per realizzare grandi e piccole opere e l’appoggio finanziario incondizionato a tutte le attività imprenditoriali degne e valide possono, non in un lontano futuro, ma nell’immediato, mutare l’incombente Recessione in un periodo di crescita di lunghissima durata.
Posti di lavoro per il Restauro: quello di tutti gli edifici che ne abbisognino, dalle facciate alle strutture interne, adeguandoli inoltre, per quanto possibile, alle norme antisismiche, e migliorandone l’ecosostenibilità e l’impatto ambientale.
Posti di lavoro per rendere meglio adeguate alle richieste tutte le Infrastrutture: co-me le strade, le autostrade, i ponti, le ferrovie, le gallerie, i porti, gli aeroporti, e le grandi opere da tempo in programma.
Posti di lavoro per rendere finalmente efficienti le Opere a Rete, che necessitano tutte di accurate e definitive ristrutturazioni: come le condotte idriche, elettriche e quelle fognanti.
Posti di lavoro per tentare la cura del Dissesto Idrogeologico: la più grande sfida che sarebbe opportuno subito affrontare e che impiegherebbe tecnici e maestranze in numero enorme.
E ogni Regione potrebbe utilizzare le proprie risorse umane in operai, tecnici e professionisti per attivare cantieri e officine solo nel proprio ambito geografico.
Non è certo il Lavoro che mancherebbe in una Italia che sembra appena entrata in un dopoguerra, altro che i pannicelli caldi del Presidente Consigliori!
Ancora una volta mi verrà certo detto: e i soldi?
Ancora una volta ricorderò quel vero genio dell’Economia che rispondeva al nome di Hjalmar Schacht e che reperì tutti i mezzi finanziari per dare lavoro, in soli due anni, a oltre sei milioni di disoccupati, con il sistema delle cosiddette cambiali-MEFO, una geniale forma di “deficit-spending, che però tale non è.
E’ qui che deve intervenire la Politica, la Politica e non i Tecnici! consigliata però da veri economisti di genio! ripeto, consigliata e NON guidata.
Possibile che il “deficit-spending” che ha reso grande l’economia degli U.S.A. e le “cambiali-MEFO” dell’eccellente Schacht, che salvò la Germania del’33, non pos-sano insegnare nulla né ai nostri economisti né ai nostri politici?
Se il Monti avesse anche un po’ di sana fantasia, e non solo quel tipo di fantasia finanziaria che ha portato alla bancarotta alcune delle più potenti banche mondiali innescando la grande crisi economica che stiamo soffrendo e subendo, se dunque avesse davvero una qualche balenante idea costruttiva, potrebbe consigliare ai politici, e non ai professori, una vera linea operativa per condurre in porto la nave Italia.
Ma lui, designato da una Costa che sta al Quirinale, è solo lo Schettino di questa nave e, non trovando altre soluzioni, per evitarne la perdita preferisce farla arenare tra gli scogli.
E lui non sa nemmeno quante perdite umane provocano i suoi provvedimenti!
Il 10% di noi detiene il 60% del tutto mentre ormai il 20% di noi ha seri problemi di sopravvivenza.
Le tue caramelle, caro Monti, possono piacere solo ai bambini.
Come mi sento in sintonia con la Santanché, che ha gridato forte anche per radio: Berlusconi! sali sulla nave! cazzo!
Roma, 28 gennaio 2012-01-28 salvatore giuliano franco
di Stelio W. Venceslai
Ragionare con freddezza e lucidità e non cercare scorciatoie è esercizio, in questo Paese, estremamente difficile ... forse impossibile? Speriamo veramente di no. (Red)
La crisi attuale comporta la necessità di una qualche riflessioni fuori dalla polemica politica tipo i partiti sono stati irresponsabili, Berlusconi non ha né saputo né voluto governare, Monti è espressione dell’oligarchia del Paese, e così via.
Lasciamo stare questi discorsi, che possono pure essere fondati, ma cerchiamo di tornare ai principi, con freddezza.
Dunque: il Paese è in crisi. Ha speso troppo ed è indebitato. Non è un problema. Lo sono tutti, solo che il nostro lo è di più. Dobbiamo cifre enormi a chi ha dato fiducia e prestato danaro.
La prima considerazione è che la rovina del debitore trascina quella del creditore. Ciò dà una certa forza contrattuale. certo, bisogna essere in grado di usarla. Poiché siamo in un consesso di gente civile, mi sembra difficile che Monti vada dalla Merkel e da Sarkozy dicendo loro: abbiamo scherzato, chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato. Non pago più e cancello il mio debito (in gergo economico, si chiama consolidamento, chissà perché, del debito pubblico). In futuro, si vedrà.
La seconda considerazione, invece, visto che escludiamo a priori la prima, è che si trovino i danari nel Paese. Dato lo strumento del fisco, due sono i modi: o si tassa di più la gente o si cerca di creare ricchezza aggiuntiva, in modo che aumenti il relativo prelievo fiscale.
Tassare di più è più facile e più immediato, soprattutto nei confronti dei redditi fissi. E qui sorge il problema dell’enorme evasione. D’altro canto, maggiore è la pressione fiscale, maggiore sarà il tentativo di sfuggire ad essa. Creare ricchezza aggiuntiva è molto più difficile ed i suoi effetti sono meno immediati ma più duraturi e, soprattutto, non generano né scontento né evasione aggiuntiva.
Un buon Governo deve saper scegliere.
Se tassa di più, tappa i buchi ma non risolve il problema. L’imposta è concepita per diminuire il potere d’acquisto del contribuente (consumatore). Se prelevo di più, la gente o non paga del tutto (evasione) o consuma di meno e dà fondo ai risparmi. In ogni caso, l’economia si deprime. Consumi minori significano scorte invendute, profitti delle imprese ridotti o nullificati, gettito fiscale minore, chiusura di imprese e disoccupazione (quella vera, non quella dei precari). E’ la crisi in tutta la sua grandezza.
Se cerca di creare ricchezza aggiuntiva, deve ridurre la tassazione globale, favorire la crescita di nuove imprese, con esenzione dalle imposte almeno per i primi cinque anni, riattivare il ciclo dei consumi. Ci vuole più tempo, ma il risultato è certamente positivo.
In Europa non siamo al banco del mercato. Tutti subito, pochi e maledetti. Si negozia o, almeno, si dovrebbe. Cosa è meglio, nel breve periodo, tappare i buchi o cercare di riattivare il circuito dello sviluppo?
Questo è il problema. Di misure di emergenza ne abbiamo viste a decine, dall’addizionale pro Calabria al prelievo dalle banche di una quota dei nostri risparmi. A cosa sono serviti questi prestiti forzosi? A poco od a nulla. E’ vero che la storia non è, come dicevano gli antichi, magistra vitae, ma qualcosa dovrebbe pur avere insegnato anche ai nostri pallidi politici.
Se vediamo cosa sta succedendo nel nostro Paese, siamo amaramente nella prima fase.
Aspettiamo la seconda. Diamo il via alla liberalizzazione dei treni, ad esempio. Succederà qualcosa? Liberalizziamo farmacisti, tassinari, notai, ordini professionali. E’ giusto, badate bene, perché sono bardature corporative medievali. Ma con quale effetto?
La ricchezza la producono le imprese, soprattutto quelle piccole e medie, che le banche stanno strangolando negando crediti e che lo Stato manda al fallimento, non pagando loro le proprie forniture. Non va bene, perché le imprese che producono danno lavoro. Il lavoro produce redditi, tassabili, e la gente torna a spendere, perché ha un salario, e se le cose vanno bene, si è costretti ad aumentare le produzioni, a fare investimenti, ad occupare più gente e così via, in un circuito, diciamo, virtuoso.
Non dimentichiamo che lo Stato è un grande fornitori di servizi ed è un grande investitore di risorse.
In questi ultimi cinquant’anni s’è fatto poco o niente, in opere pubbliche. Abbiamo gli acquedotti che sono uno sfacelo, carceri miserabili e fatiscenti, edifici scolastici inadatti e, spesso, fuori regola, strade strette ed insufficienti, infrastrutture obsolete. Ci sarebbe da fare tantissimo e da occupare centinaia di migliaia di persone.
Per uscire dalla crisi, occorrono sviluppo e fantasia.
Stelio Venceslai
Roma, li 16 gennaio 2012.
di Edward Luttwak
da ECONOMIA, PRIMO PIANO che commenta: Sbagliano i paesi dell’Ue a sacrificare i loro figli pur di rimanere nel club con Francia e Germania. L’Italia è vittima di un’ossessione europea. Uscire dall’euro creerebbe competitività e lavoro, mentre l’imposizione fiscale deprime l’economia. 3 gennaio 2012
Davvero un punto di vista interessante, da sottoporre all'attenzione dei lettori. Soprattutto se questa analisi viene da una persona che - lungi dall'essere "storico dilettante" - è da sempre studioso attentissimo della storia. (Red)
Il “fattore dominante” degli scenari internazionali nel 2012 sarà “la questione delle finanze pubbliche europee”. Non ha dubbi Edward Luttwak nel tracciare una previsione per l’anno appena iniziato. La crisi del debito dell’eurozona, ricorda parlando con l’Adnkronos, “causa un rallentamento dell’economia globale”.
L’economista e politologo Usa, che si definisce “storico dilettante”, traccia un inquietante parallelo con due crisi del secolo scorso, quando, dice, “gli europei diventarono folli: il 1914 e il 1939, e il risultato fu una crisi globale. Ora, siamo al terzo appuntamento con la follia: la crisi dell’euro“.
“Nonostante l’enorme crescita di Cina e India, l’Europa rimane comunque centrale”, afferma Luttwak, che non ha peli sulla lingua nell’evocare “la follia dei governanti dei paesi dell’Europa del sud ossessionati dall’idea di farsi accettare da Francia e Germania”. E che, sostiene, a causa di questa “ossessione”, “stanno sacrificando i loro figli per rimanere nel club dell’euro”.
L’alternativa alla moneta unica per “i paesi che non ce la fanno”? La risposta è semplice: “Uscire dall’euro e pagarne le conseguenze, ma anche averne i benefici che ne deriverebbero”. E i benefici, dice Luttwak, “si chiamano competitività e lavoro per i giovani, invece di disoccupazione”.
Tra i paesi vittime di questa “ipnosi collettiva”, l’economista Usa inserisce ovviamente anche l’Italia e “l’ostinazione di fare qualcosa di aritmeticamente impossibile”, come uscire dalla crisi del debito attraverso “l’imposizione fiscale, che non fa altro che deprimere l’economia”. È “aritmeticamente impossibile”.
C’è quindi un “nuovo fattore” negli scenari internazionali tracciati a tinte fosche dal politologo ed economista americano per il 2012. “Si tratta del disprezzo crescente che c’è fuori dall’Europa per l’Europa: se tu vai a Londra, a Washington, a Singapore, a Pechino, a Tokyo il nuovo fattore è il disprezzo per l’Europa. Perché gli europei fanno finta di non sapere che la crisi del debito non è risolvibile“.
Edward Luttwak
(3 Gennaio 2012)
Terza parte - Conclusioni
di Salvatore Giuliano Franco
Ma chi oggi ci governa ci starà a sentire? Crediamo di no. Per attuare un piano di risanamento così occorre creatività e genialità: due mezzi dei quali sono sprovvisti i nostri governanti (Red)
E’ nell’interesse di tutti, Popoli e Stati, mettere subito un calmiere alla speculazione, anche se, per ora, solo a quella sui debiti sovrani, ma è anche certo che i benefici derivanti da nuove e più umane regole avrebbero presto una ricaduta positiva su tutto il sistema economico e finanziario.
Non va nemmeno dimenticato, e lo voglio ricordare a chi inorridisce al pensiero di non onorare, alla loro prima scadenza, i titoli di Stato italiani, che la Spagna, nel suo passato, è andata in default per ben 16 volte, e che l’Argentina, unilateralmente, azzerò il suo debito pubblico rifiutandosi di pagare tutti i suoi creditori, ed oggi vanta una crescita a due cifre.
Comunque, riandando all’origine di questa memoria, se il tasso di disoccupazione venisse azzerato dall’operosità di uno Stato tornato ad essere buon imprenditore, magari attraverso il federalismo fiscale e la devoluzione alle Regioni di alcune sue funzioni, i tassi d’interesse sul nostro debito Sovrano, tornando la fiducia nel Sistema Italia, anch’essi tornerebbero ad essere accettabili, scendendo probabilmente persino sotto la soglia del 2%.
Ovviamente le diverse soluzioni proposte prescindono dall’essere l’Italia in o fuori della zona Euro.
E’ invece nel reperimento delle risorse finanziare per attuare i diversi progetti che tale appartenenza risulta determinante.
L’Ente che può reperire ed attivare tali risorse è solo uno Stato arbitro dei propri destini attraverso una Banca Centrale d’Emissione.
O la Banca Centrale dell’Euro, per l’Europa dell’Euro, o la Banca d’Italia, per il solo Sistema Italia.
Va qui assolutamente ricordato che non è deficit spending l’emissione di valori o titoli se vengono rispettate certe condizioni, già enunciate in altro contesto.
Come già detto non si tratta certo di un “deficit spending”, che è sempre la prima causa d’inflazione e di crescita abnorme del debito pubblico, ma di una possibile politica di autofinanziamento, da parte di uno Stato Sovrano.
Nell’Economia è noto il principio che recita come la creazione di debito per la fornitura di soli beni materiali è una forma possibile di deficit spending proprio perché tale non è e, ripeto, non è generatore d’inflazione.
Ora i termini del problema sono stati tutti sufficientemente chiariti.
Non ci si deve eccessivamente preoccupare per il Debito Sovrano dell’Italia perché, in un modo o nell’altro, esso può essere contenuto, così come la speculazione internazionale, insufflata o meno proprio dalle Agenzie di Rating.
La Merkel va contrastata con le sue stesse armi, a muso duro e non Montianamente, che, nel suo ultimo messaggio, nulla dice agli italiani e slinguazza i tedeschi.
La recessione va combattuta con il lavoro di tutti e per tutti.
Se l’Europa della zona Euro non ha la capacità e la forza di rendersi indipendente da tutti gli Stati che la compongono e dall’asse franco-tedesco, dando vita a una Banca Centrale d’Emissione, ebbene, è meglio allora staccarsi, finché siamo in tempo, da chi cura solo gli interessi di pochi e pensare al nostro orticello, che in troppi attaccano proprio perché molto lo temono.
Rendiamo chiare le nostre intenzioni a tutti, ma questo lo può fare solo la Politica e non un Governo Tecnico.
I tempi sono maturi per una scelta epocale, che non vuole assolutamente significare l’uscita dall’Europa, ma solo la presentazione a Bruxelles di un aut-aut chiaro e chiarificatore, che molto si discosta dalla misura e dalla curvatura delle zucchine!
Roma, 29 dicembre 2011 salvatore giuliano franco
Seconda parte - Strategia ed economia
di Salvatore Giuliano Franco
29 dicembre 2011
Continua l'interessante lettura, come una colta ed appassionata conversazione (Red).
Ora, prima di parlare di come reperire le risorse finanziarie necessarie per attivare una ripresa lavorativa ed economica così globale, è opportuno parlare del grande debito che grava sulle spalle di tutti gli italiani e della vergognosa speculazione che viene mossa contro l’Italia dai grandi capitali, sostenuti e indirizzati proprio dalle società di Rating.
Non sono certo i piccoli investitori che muovono le Borse, anche se, spesso, vengono guidati, come pecore al pascolo, dai cani dell’aggiotaggio, reato penale sancito all’art. 501 e in particolare, per ciò che ci riguarda, al capoverso 2., dove le pene vengono raddoppiate “se dal fatto deriva un deprezzamento della valuta nazionale o dei titoli dello Stato …”.
Non vedere di quale discutibile potere si siano appropriate le società di Rating, espressione dei massimi gruppi di potere mondiali, significa davvero tapparsi il naso per non sentirne la puzza.
Il nostro Debito Sovrano è, comunque, un problema davvero grande e, i titoli in scadenza, senza per ora soluzioni di continuità, vengono onorati con la cessione di sempre nuove emissioni.
Con il diminuire della fiducia nel Sistema Italia, per convincere i possibili acquirenti dei nuovi titoli, è necessario aumentarne il tasso d’interesse.
Un esempio palese è dato dai 450 miliardi di Euro in titoli che andranno a scadere nel prossimo anno, e di cui il Presidente Napolitano, giustamente preoccupato, non tralascia di parlare, chiedendo a tutti, ma proprio a tutti, i più duri sacrifici.
Facciamo allora qualche semplice calcolo.
Se quei 450 miliardi potessero essere rinnovati al 2%, che è più del tasso d’interesse pagato sui debiti sovrani tedeschi, essi ci costerebbero “solo” 9 miliardi di Euro l’anno, fino alla loro scadenza, che necessiterebbe ancora di un rinnovo.
Se, invece, per poca fiducia nei confronti dell’Italia, sfiducia giusta o, come invece è, ad arte creata, dovesse risultare necessario aumentare il tasso d’interesse, a favore dei compratori, fino all’8%, (e purtroppo ci siamo vicini), ecco che il costo annuale, per il solo mantenimento del debito, arriverebbe a ben 36 miliardi di Euro l’anno!
E’ tutto chiaro? e voglio qui ripetere considerazioni già fatte in altre occasioni.
Gli speculatori, nel clima generale d’incertezza, ci imbibiscono il loro pane e, muovendo grandi capitali, sono essi stessi a determinare quel clima e, giornalmente, a moltiplicare all’infinito i loro profitti.
E’ per questo che non si investe più nell’industria, nell’artigianato, nel giusto commercio, nell’ecosostenibile, sulla famiglia, sulla scuola, nello sviluppo e in tutte quelle tante altre attività dell’uomo che sono sempre state alla base del suo essere e del suo divenire.
No! ora il capitale, sul cui impiego nel lavoro discettava il buon Marx, più poeta che economista, viene invece impiegato solo per accrescere se stesso, togliendo aria e risorse ad ogni impresa, sia pure la più degna o la più remunerativa.
Oggi il danaro chiama solo danaro, come sangue chiama sangue!
Tale stato di cose non è più tollerabile.
Va ridotta, subito, la colpevole assoluta libertà di cui godono l’economia e la finanza, e vanno subito ridisegnate le sponde entro cui possono e debbono scorrere.
Il mio pensiero indecente è questo.
Che nessuno gridi allo scandalo o rabbrividisca prima di averlo ben digerito.
Deve essere imposto, per accordi internazionali, tra politici e reggitori di Stati, un tetto massimo all’interesse sui debiti sovrani, per esempio, proprio del 2%.
Il nostro debito in scadenza, di 450 miliardi di Euro, renderebbe sempre, agli acquirenti dei titoli a rinnovo, ben 9 miliardi di Euro l’anno.
Ma l’Italia, ingiustamente sfiduciata, non potrebbe trovare compratori dei nuovi titoli se il loro tasso d’interesse non fosse molto, ma molto appagante e, forse, tutti quei miliardi di titoli potrebbero anche non trovare acquirenti!
Sti cazzi! (direbbe un mio amico plurilingue).
I titoli in scadenza dovrebbero allora restare nelle mani dei portatori, sempre mantenendo il loro tasso originale, fino all’acquisto dei nuovi da parte di terzi.
Già sento le urla: tradimento! impegni non onorati! insolvibilità! bancarotta! truffa!
Tutte balle! proprio tutte balle!
Se i titolo tedeschi vengono rinegoziati all’1,5% perché mai quelli italiani dovrebbero rimanere invenduti pur offrendo il 2% d’interesse?
La mancanza di fiducia è, in fondo, solo una scusa per giustificare la speculazione.
Un accordo fra Stati, a reciproca garanzia e nel rispetto di regole amministrative assolutamente vincolanti e immediatamente operative, metterebbe fine ad ogni speculazione.
E non dobbiamo dimenticare che il nostro stato economico, il raffronto cioè tra debito e credito, non è secondo a nessuno, proprio a nessuno; non a quello francese, non a quello inglese e nemmeno a quello tedesco, per non parlare poi di tutti gli altri, Spagna e Grecia comprese.
E’ evidente che solo chi specula sulla viva carne dei poveri e dei popoli ha interesse a mantenere lo statu quo, a proseguire lungo la strada della sopraffazione del debole e della santificazione del massimo guadagno a tutti i costi.
I politici debbono subito darsi una mossa: sarà certo duro difendere, imporre e giustificare il mancato pagamento di titoli, da sempre, sempre onorati.
Ma solo essi hanno il diritto-dovere di operare, anche contro regole e principi mai messi in dubbio o contro la stessa legge, perché essi e solo essi sono i portatori della vera Legge, quella che dovrebbe garantire e proteggere tutti coloro che lavorano per vivere, costretti invece oggi a vivere, peggio, a sopravvivere, solo per lavorare.
di Salvatore Giuliano Franco
29 dicembre 2011