Considerazione in base all'esperienza personale di un medico cattolico.
“Aborto”.. “Legge 194”.. Ma sono davvero “sinonimi”? Significano davvero la stessa cosa? Tema scottante come pochi, tra tutti quelli che sono venuti alla ribalta recentemente, tanto che Nessuno tenta di affrontarlo compiutamente, relegandolo ad una sorta di Tabù, quasi a non voler toccare “un Drago dormiente”, quando invece si dimostra un problema particolarmente sentito dalle Donne, che non vogliono assolutamente rinunciare, abdicare, al loro diritto in primis di scegliere sulla loro maternità. Torna oggi alla ribalta con più vigore che pria proprio in occasione della campagna elettorale del Lazio, in particolare dopo le dichiarazioni di Renata Polverini di circa 20 giorni or sono “a favore della Legge”, e quando a contrapporsi alla stessa è Emma Bonino, addirittura una delle propugnatrici storiche dell’Aborto e della Legge n.194 del ‘78.
Tutto questo apparentemente disorienta “i Cattolici” che si sentono “traditi da una parte e dall’altra”, ancor di più perché questa problematica rinasce e si rinvigorisce proprio nel Lazio, proprio a Roma, il Cuore della Cristianità Cattolica.
Il Tema di solito viene semplicisticamente individuato come “Aborto SI’ “ - “Aborto NO “, e molti sono i movimenti, ovviamente anche su Facebook, che si battagliano e si confrontano duramente, con toni spesso molto accesi.
Ma una domanda nasce spontanea.. Siamo sicuri di conoscere a fondo il contenuto, lo spirito della Legge n.194 del 1978? Dire di essere “sostenitori della Legge 194”, equivale veramente ad essere più direttamente “sostenitori della libertà di Abortire”?
Consci di poter turbare, almeno inizialmente, i “supporter” dell’una o dell’altra posizione, decidiamo di trarre il dado ed “attaccare il Drago, costringendolo ad una seria Difesa”. Proviamo cioè ad approfondire “da un punto di vista assolutamente tecnico e neutrale”, da “Super Partes”, l’argomento, in modo da orientarci correttamente in questo apparente misterioso labirinto, e lasciando chiaramente ad altri le idee e le paure dei Tabù, cosa che non ci appartiene, per contribuire ad una discussione fattiva e concreta, e magari, perché no, mettendo dell’altra carne al fuoco, come è nostra abitudine consolidata e tipica.
Non vi è dubbio.. L’Aborto è un grosso problema sociale, le cui soluzioni ipotizzabili sollevano una questione morale a vario livello, sia istituzionale che popolare, comunque la si pensi o la si voglia vedere. E sempre, ad “Alti Livelli”, vengono osservati una sostanziale prudenza e rispetto (..omnia..) nel proporre soluzioni, nella coscienza diffusa peraltro che il paventato pericolo originario di vedere nell’aborto volontario una mera metodologia anticoncezionale, tranne che in pochissimi casi per lo più risalenti, ritengo, a circa 15-20 anni fa, sia risultato meta analiticamente di fatto inconsistente.
Personalmente, per il mio fondamento morale e spirituale assolutamente Cattolico, ma anche per la mia formazione culturale laica e scientifica, trovo che, entrambi i movimenti “a favore” e “contro”, abbiano delle ragioni da far valere su un ipotetico tavolo “fattivo” di trattative.
Come Cattolico professante, qualora dovessi imbattermi nella mia vita personale in dubbi di qualsiasi natura, certamente lo ripudierei come ipotesi aprioristicamente, ritenendo, per mio proprio convincimento profondo e non indotto, che qualsiasi nascita rappresenti sempre una benedizione divina.. Ancor più poi se dovesse trattarsi di un mio figlio.
E’ anche vero, peraltro, che nell’affrontare apertamente e serenamente l’argomento, non si può assolutamente prescindere da una considerazione di fondo: l’Interruzione Volontaria della Gravidanza (la cosiddetta I.V.G.) rappresenta SEMPRE un Dramma personale nella Donna che opta per questa scelta, e come tale andrebbe considerato e rispettato, al di là di scialbi faziosismi preconcetti.
Quindi, se è chiaro da una parte che “la Vita è la Vita”, e va’ difesa a qualsiasi costo.. (ed io, Medico per vocazione, con esperienze dirette “a tutto campo”, lo so bene, e come me certamente moltissimi altri Colleghi. La nostra missione è salvare la vita..), MA… !!
Ma come sempre, prima o poi noi Medici, ancor più se ginecologi, ci siamo trovati, ci veniamo a trovare di fronte a questo dubbio “amletico” in momenti cruciali, e non ulteriormente demandabili: “CHE FACCIAMO ADESSO?! E’ GIUSTO O NO .. ADESSO.. IN QUESTA SITUAZIONE..?! “ .. E vi garantisco.. Non è assolutamente semplice consigliare, stabilire, prendere freddamente una decisione risolutiva in qualche secondo, in qualche minuto, davanti ad una donna che scruta il fondo dei tuoi occhi in cerca di un presagio, di una soluzione, mentre ha nel suo cuore un mix terribile di ansie, terrori, desideri ed aspettative, che si possono captare per lo più solo da una comunicazione non verbale.. E chi, Medico come me, ha questo tipo di sensibilità, ne soffre ancor di più, non potendo dare, per Sua Morale, risposte evasive e/o preconfezionate per migliaia di motivi.
E questa, forse, è una cosa che solo in pochi riescono a capire compiutamente, fino in fondo, ma nella quale peraltro ancora meno riescono ad immedesimarsi.
Di recente peraltro, oltre alla “questione Aborto”, abbiamo vissuto altre durissime battaglie, popolari ed istituzionali, “morali e moralistiche”, come per esempio quella sul limite dell’Accanimento Terapeutico, nei confronti dei Malati Terminali “off-limits” (oncologici o meno), oppure dei pazienti decerebrati o quando sia stata diagnosticata una effettiva morte cerebrale; ma ancora sulla diagnosi prenatale, la fertilizzazione assistita, la “banca del seme” ed in molti molti altri casi.
Sempre una domanda mi è insorta spontanea: ma su questioni così altamente tecniche, che richiedono in primis un elevato grado di conoscenza specifica, siamo sicuri che i movimenti popolari di opinione, per quanto rispettabili, siano in grado di stabilire cosa sia giusto o no, autonomamente e compiutamente, al di fuori di propagandisti d’occasione? Oppure, come credo sia sempre avvenuto ed avvenga, i Referendum sono spesso un mero scagliarsi pietre e mannaie da una parte all’altra, da una barricata politica all’altra, fine a se stessa?
Pur essendo dichiaratamente un decisionista determinato, IO, per esperienza personale e professionale, consiglierei Tutti di affrontare SEMPRE questa tipologia di problematiche con “serenità fattiva”, in tavoli “ultracompetenti”, in cui ci fosse la presenza e l’espressione di tutte le parti in causa, ma mai sospinti dall’alea della contingenza. E comunque, a discutere di queste problematiche penso debbano ritrovarsi persone che, tra le tante, per esperienza personale profonda, abbiano avuto la possibilità di viverle e condividerle fino in fondo con le persone interessate, con i familiari, cercando di comprenderne ogni risvolto. Del resto, “tavoli” aperti nei vari Comitati di Bioetica nazionali ed internazionali, nelle Commissioni parlamentari ed altro, non sempre raggiungono posizioni univoche, e forse potrebbe essere proprio questo testé indicato uno dei limiti. Magari nel tempo ci ritorneremo..
Credetemi, trovarsi realmente, personalmente, di fronte queste problematiche è ben diverso dal ragionarne freddamente ed in modo spersonalizzato..
Il dover ipotizzare, se non stabilire per “LA FINE” di un proprio caro, o di un Figlio, o di un Feto, è sempre un Dramma… IL DRAMMA PIU’ GRANDE.. “LA VITA E’ VITA”, come lo è quella che ogni donna incinta porta in grembo, INDIPENDENTEMENTE DALLA STUCCHEVOLE DISTINZIONE DELLA SETTIMANA DI GESTAZIONE.. DISPUTA RIDICOLA !!
E lo si legge negli occhi di quelle donne che cercano disperatamente di avere un figlio, ma non vi riescono in nessun modo, o ancor più quando non riescono a portarla avanti e “la scienza” non riesce a dar loro una soluzione compiuta e corretta.. E poi magari hanno anche problemi per vedersi affidare un figlio dai Servizi e dalle Autorità preposte.. Altro tema scottante ed attuale..
Ma torniamo al nostro quesito originario..
E’ corretto ridurre tutta la Legge n.194/78 alla semplificazione “Aborto SI’ “ - “Aborto NO “? NO.. Assolutamente NO, anzi.. All’uopo ritengo sia indispensabile riproporla testualmente, a partire dal TITOLO, e quindi gli artt. 1 e 2, 4 e 5, punti che ritengo cruciali se non proprio dirimenti, proprio per porre basi solide alla argomentazione generale, evitando così di dover ancora alimentare discussioni vuote e preconcette in materia.“Il Drago” dovrà svegliarsi sconvolto !!
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Legge 22 maggio 1978, n.194“Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza”: art.1 ” Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio.L'interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite. Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che lo aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite.”art.2 “I consultori familiari istituiti dalla legge 29 luglio 1975, n. 405, fermo restando quanto stabilito dalla stessa legge, assistono la donna in stato di gravidanza:a) informandola sui diritti a lei spettanti in base alla legislazione statale e regionale, e sui servizi sociali, sanitari e assistenziali concretamente offerti dalle strutture operanti nel territorio;b) informandola sulle modalità idonee a ottenere il rispetto delle norme della legislazione sul lavoro a tutela della gestante;c) attuando direttamente o proponendo allo ente locale competente o alle strutture sociali operanti nel territorio speciali interventi, quando la gravidanza o la maternità creino problemi per risolvere i quali risultino inadeguati i normali interventi di cui alla lettera a);d) contribuendo a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all'interruzione della gravidanza. I consultori sulla base di appositi regolamenti o convenzioni possono avvalersi, per i fini previsti dalla legge, della collaborazione volontaria di idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato, che possono anche aiutare la maternità difficile dopo la nascita.La somministrazione su prescrizione medica, nelle strutture sanitarie e nei consultori, dei mezzi necessari per conseguire le finalità liberamente scelte in ordine alla procreazione responsabile è consentita anche ai minori.”art.4 “Per l'interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico istituito ai sensi dell'articolo 2, lettera a), della legge 29 luglio 1975 numero 405, o a una struttura socio-sanitaria a ciò abilitata dalla regione, o a un medico di sua fiducia.“art.5 “Il consultorio e la struttura socio-sanitaria, oltre a dover garantire i necessari accertamenti medici, hanno il compito in ogni caso, e specialmente quando la richiesta di interruzione della gravidanza sia motivata dall'incidenza delle condizioni economiche, o sociali, o familiari sulla salute della gestante, di esaminare con la donna e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, le possibili soluzioni dei problemi proposti, di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione della gravidanza, di metterla in grado di far valere i suoi diritti di lavoratrice e di madre, di promuovere ogni opportuno intervento atto a sostenere la donna, offrendole tutti gli aiuti necessari sia durante la gravidanza sia dopo il parto.Quando la donna si rivolge al medico di sua fiducia questi compie gli accertamenti sanitari necessari, nel rispetto della dignità e della libertà della donna; valuta con la donna stessa e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, anche sulla base dell'esito degli accertamenti di cui sopra, le circostanze che la determinano a chiedere l'interruzione della gravidanza; la informa sui diritti a lei spettanti e sugli interventi di carattere sociale cui può fare ricorso, nonché sui consultori e le strutture socio-sanitarie.Quando il medico del consultorio o della struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, riscontra l'esistenza di condizioni tali da rendere urgente l'intervento, rilascia immediatamente alla donna un certificato attestante l'urgenza. Con tale certificato la donna stessa può presentarsi ad una delle sedi autorizzate a praticare la interruzione della gravidanza. Se non viene riscontrato il caso di urgenza, al termine dell'incontro il medico del consultorio o della struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, di fronte alla richiesta della donna di interrompere la gravidanza sulla base delle circostanze di cui all'articolo 4, le rilascia copia di un documento, firmato anche dalla donna, attestante lo stato di gravidanza e l'avvenuta richiesta, e la invita a soprassedere per sette giorni. Trascorsi i sette giorni, la donna può presentarsi, per ottenere la interruzione della gravidanza, sulla base del documento rilasciatole ai sensi del presente comma, presso una delle sedi autorizzate.”
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Fatta questa premessa, dobbiamo inoltre ricordare che “L’Italia è uno Stato Laico”, e che con la sua Giurisdizione, con le sue Strutture ed Apparati, DEVE GARANTIRE E TUTELARE “CHIUNQUE”, cioè anche Chi non abbia come riferimento personale il Credo, la Dottrina e la Morale Cristiana, pur essendo Queste fortemente radicate nella tradizione sociale e giuridica italiana.
Quindi, esaminando serenamente e passo passo la Legge 194/78, è difficile non condividerla nei criteri ispirativi, nello Spirito.. Lo STATO ITALIANO SI IMPONE DI GARANTIRE LA GRAVIDANZA E LA MATERNITA’ “A TUTTI I COSTI”, ad ogni livello. Solo se, alla fine di un determinato iter conoscitivo socio-assistenziale e sanitario, proprio non dovessero ravvedersi soluzioni alternative, si mette a disposizione delle donne che optassero per rinunciare a questa stessa gravidanza.
Ed è indubbiamente molto più sicuro eseguire questa pratica chirurgica in un ospedale, in mani comunque esperte, che non dove capita, senza sterilità, con strumenti e capacità improvvisati (ferri da calza, mammane, ecc).
La “Legge 194” quindi, in summa, è tutta una normativa che cerca di salvare la gravidanza, di consentire alla donna di portarla a termine, finanche riaffidando il neonato qualora non lo desiderasse, comunque garantendo la salute della donna nel modo più idoneo, a prescindere dalla scelta.
Anche i Medici ed il personale possono peraltro scegliere se appartenere allo staff, dichiarandosi o meno “obiettori di coscienza”.
Quello invece che viene definito genericamente “Aborto”, inteso come “Interruzione Volontaria di Gravidanza” (I.V.G.) è l’opzione che viene adottata, con la quale la Donna gravida rinuncia chirurgicamente, in modo definitivo, alla stessa.
Poi ci sono quelle “estremizzazioni sociali” viste e vissute nel decennio successivo al ’68, quando per capirsi nel pieno dei cortei si sventolavano slogan, striscioni e cartelli che riportavano scritte come: “L’utero è mio e ne faccio quello che voglio”, e similari, associato per lo più al gesto con le mani che ricordava i genitali femminili, che sono ancora tutto un altro problema.. E spesso è stata proprio questa “ostentazione becera” ad aver creato più problemi alla Legge 194 , allo scontro sociale sulla stessa, che non altro.
Ecco quindi che “essere sostenitore tout court della Legge 194”, diventa esageratamente lontano dagli altri argomenti esaminati successivamente, i quali spesso e facilmente potevano effettivamente lasciar presagire un ricorso all’Aborto come una mera “pratica anticoncezionale”, soprattutto nella mente di chi si avvicina a questa materia con l’atteggiamento preconcetto del Tabù.
Ora, evitando di assumere il risibile atteggiamento dello struzzo, ricordiamoci ad esempio che una donna può ritrovarsi incinta a seguito anche di una violenza sessuale, occorsa magari per la strada, il che, purtroppo, sembra essere diventato tutt’altro che un rischio ramingo. E che la nascita di questo bambino, indipendentemente poi dall’eventuale affido post-natale, potrebbe anche aggravare considerevolmente la situazione psico-fisica, oltre che sociale, di questa paziente, il che va debitamente considerato: troppe cose, troppi traumi da dover smaltire, magari già a 13-15 anni..
Vedete? Già immedesimandoci nelle parti in causa di questa situazione, della bambina, dei genitori, del personale sanitario, possiamo renderci conto di quanto sia realmente difficile “avere idee chiare” in materia !!
Del resto, come anticipato, una donna può anche consapevolmente non riconoscere il neonato che ha appena generato, rinunciando con questo finanche a sapere il suo sesso (è il cosiddetto “figlio di madre ignota”). Ed è pur vero che questa possibilità non mi sembra molto nota nella popolazione femminile.
Ma allora, visto che la Legge, come abbiamo visto, “tutela” ad ogni livello “il Diritto della madre alla gravidanza”, fino all’estrema ratio, non è che “i Limiti” saranno invece nell’applicazione reale della Legge?
Ed parlo in primis di Centri e Strutture complesse capaci di ospitare e aiutare, a 360 gradi, quindi anche socialmente e lavorativamente, bambine, ragazze, o comunque quelle donne sventurate che, magari per disinvoltura o inconsapevolezza, hanno avuto rapporti sessuali senza pensare alle conseguenze (a mia conoscenza ce ne sono, anche se non molti, e per lo più sono gestiti da Istituti religiosi di Suore).
Ma parlo anche di una efficace e competente Educazione Sessuale nei confronti dei ragazzi, che sappia andare ben oltre la curiosità, normale per gli adolescenti, di sapere “come sono fatti i genitali”, e del “come funziona”, partendo da una corretta formazione degli Operatori del settore: dopo essere stati già selezionati sulla base di una loro innata capacità di comunicazione giovanile, di capacità psicopedagogica , dovrebbero essere istruiti e formati da VERI ESPERTI, e non quindi “gente qualsiasi” (non mi viene certo da definirli medici..) che possa nascondersi semplicemente dietro una specializzazione in ginecologia o altro, spinta solo dalla cupidigia dell’avere una ulteriore remunerazione extra (..conosco bene i miei polli!). Perché è proprio per questa strada si ottengono solo educazioni “gossippare”, se non una formazione di “Clan morbosi”, o giù di lì, con l’incentivazione ad assumere quegli atteggiamenti che sono esattamente contrari agli auspici, il che poi è quello che è verificato nel tempo!! “Striscia la Notizia” docet !!
Certo è invece che, sull’ipotesi più volte ventilata che l’uomo, “il compagno” potesse avere voce in capitolo in questa scelta, sono assolutamente contrario. Troppo comodo concedere il potere di stabilire, sulla pelle di un’altra persona e sul suo destino. E magari, a buon bisogno, come spesso accade e ci troviamo a sentire nella nostra quotidianità, quando “il gioco” non dovesse più piacergli, potrebbe anche abbandonarla a se stessa con il figlio. No.. Non sono d’accordo, anche perché una gravidanza, a partire dai rischi generici e senza per questo pensare assolutamente alla incolumità, cambia profondamente la vita della donna, e solo per la donna.. NO.. Non s’ha da fare!!
Allora, alla luce di tutto questo, chiarito soprattutto che “sostenere la Legge 194” è cosa ben diversa dal farsi “propugnatori dell’Aborto”, alla fine delle considerazioni ci troviamo di fronte ad un dilemma centrale.. che facciamo? Continuiamo a chiudere un occhio sulla Legge.. programmiamo una rivoluzione specifica tesa al miglioramento dei servizi, o la aboliamo, sapendo già che sarebbe una ingiustizia, una vera sconfitta sociale? Ai posteri l’ardua sentenza..
Cesare Pro Pignatelli
Roma: venerdì 12 febbraio 2010








