Lunedì 03 Maggio 2010 14:18

Lettera al Direttore in risposta alla scuola dei fannulloni

Scritto da Administrator

Egregio direttore,devo constatare che è attività piuttosto diffusa quella di esprimere opinioni su ciò che non si conosce! Ancora una volta,...

...al grido di "Dagli all'untore" si attacca il misero docente, quel pezzente che, per arrivare a guadagnare 1200 euro al mese e prendere schiaffi a destra e manca si è laureato, specializzato, ha pagato cari i suoi master (quelli veri e quelli inutili quanto costosi, una sorta di mercato dove si acquistano tre punti per salire in graduatoria per l'esigua cifra di 1000-2000 euro), ha fatto per anni il precario o lo è ancora (anche dopo vent'anni di servizio!) ed ha visto quindi, in quanto precario, il suo contratto interrompersi per le festività natalizie, per quelle pasquali e spesso anche per le feste nazionali, senza contare (ovviamente) l'interruzione di contratto estiva, e tutto questo sempre al minimo sindacale, perché, quando si è precari, ovviamente non vengono riconosciuti scatti di anzianità. Questo individuo si trova quotidianamente di fronte i nostri figli e si rimbocca le maniche come meglio può (errare humanum!) per educarli, cioè per tirare fuori al meglio le potenzialità di ognuno e metterle a frutto. Qualcuno di noi lavora in due classi, qualcun altro ne ha diciotto e si barcamena, sempre come meglio può, tra mille problemi. Qualcuno insegna in una sola sede, qualcun altro in due o tre scuole, non necessariamente vicine tra loro. A volte ti trovi in classe il ragazzino ricco che passa le vacanze di Natale in Canada in viaggio-premio(premio, poi, chissà per cosa, visto che spesso nemmeno studia), altre volte il ragazzino che non ha nessuno in casa, che non ha punti di riferimento, che vive disagi più o meno gravi e a volte viene in classe senza nemmeno lavarsi (forse non tutti i figli d'Italia sono viziati e coccolati!). Talvolta le due realtà coesistono nella stessa classe e ciò impone capacità di "problem solving" che non sempre abbiamo. C'è l'immigrato di seconda generazione ed il piccolo razzista che lo guarda dall'alto i basso, c'è chi sfoggia sempre l'ultimo modello di cellulare e chi a stento può comprarsi i libri, c'è chi in estate va a lavorare e chi gira il mondo con gli amici con i soldi del papà.Certo (come negarlo?) in ogni scuola trovi quei due o tre docenti "ministeriali" (mi si passi il termine) che vanno ad insegnare con la stessa passione con cui andrebbero a timbrare un mucchio di scartoffie e che mettono in crisi il collega che si occupa delle disposizioni perché si assentano e bisogna fare i salti mortali per coprire i buchi nelle classi. E ci sono, certo, i docenti demotivati, quelli che sono stufi di andare controcorrente e si arrendono al sistema ma, come ho detto, sono un numero esiguo, non sono affatto la media degli insegnanti!Quindi, anziché prendere distanze, penso che sia davvero arrivato il momento di cercare come docenti quella coesione che ci è sempre mancata e che ci ha fatto perdere tante battaglie, e di fare fronte comune contro chi vuole affossare la scuola pubblica statale togliendole non solo fondi, ma anche credibilità. Quanto all'esimio Alberoni, ho ovviamente espresso un'opinione del tutto personale da cui è lecito dissentire, ma ribadisco che ho trovato il suo articolo "stucchevole", in quanto considero stucchevole il qualunquismo, e "qualunquista" nella sua superficialità e genericità. Da un sociologo ci si aspetta che tiri fuori dei fatti e dei dati, non delle chiacchiere e che sappia argomentare, non fare affermazioni epidittiche. E poi, chi mi sa spiegare cosa sia un sistema educativo? Davvero in Italia esiste un sistema educativo condiviso da genitori e insegnanti? Pensavo che ci fossero tanti modi di educare i figli quanti genitori, pensavo che ci fossero genitori presenti e genitori assenti, genitori che viziano e genitori che picchiano, genitori che ascoltano e genitori che soffocano i figli imponendo loro di seguire pedissequamente il loro esempio, non che esistesse un unico modello genitoriale. Pensavo che, a livello scolastico, al di là dei programmi ministeriali e di indicazioni di massima a livello nazionale e d'istituto, fosse fatta salva la libertà d'insegnamento. Forse ci si riferisce al fatto che si bocci poco, ma questo non dipende dal lassismo dell'insegnante, bensì dal fatto che la scuola si è trasformata in azienda e che il preside ha tutto l'interesse ad avere un certo numero di studenti per classe, pena l'accorpamento delle stesse e la perdita di posti di lavoro. Ci riferiamo al "sistema educativo" delle parrocchie, perché mi sembra che anche quelle siano impegnate nell'educazione. O forse ci riferiamo a quel "sistema educativo" che passa per i media e risente di un malcostume diffuso, quello imposto dalla nostro libero e civile sistema di mercato, in cui in nome dei soldi (la tensione etica del denaro non mi sembra sia in calo) si bombardano i ragazzini di pubblicità e li si spinge a mangiare, ad imbottirsi di medicinali, a bere alcolici, a guardare format idioti o telefilm ancora più idioti in cui c'è un sacco di gente ricchissima che passa il tempo a dire sciocchezze? Siamo in grado di quantificare che fetta di mercato rappresentino i nostri figli? E' la scuola la causa del malcostume o forse il malcostume è insito nella società e la scuola, in quanto ad essa organica, ne risente? Purtroppo come genitore e come insegnante, pur lottando strenuamente, non credo di avere la forza sufficiente per sovvertire un sistema, anche se, ovviamente, al sistema non mi arrendo. Forse dovremmo avere il coraggio delle nostre azioni e delle nostre scelte, dovremmo renderci conto che la presunta civiltà del benessere, a fronte di tanti aspetti apprezzabili, sa avere i suoi risvolti negativi e, che ci piaccia o no, detta regole comportamentali orientando i nostri gusti e le nostre scelte. Forse questa riflessione andrebbe fatta prima di iniziare questa caccia alle streghe, che, a mio modesto avviso, fa malissimo alla società, perché toglie punti di riferimento importanti e la scuola, che ci piaccia o no, è ancora un saldo punto di riferimento per i ragazzi!Ringraziando per lo spazio concessomi, porgo i miei saluti.

Francesca Romana Passalacqua

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