Egregio direttore, rimango basita dal modo strumentale in cui viene trattata non solo la figura di don Milani, che, dalla breve citazione che lei fa, sembra sia...
...stato fautore dell'appiattimento culturale, ma anche quella del docente, dipinto come chi non vuole selezionare i più meritevoli.
Invito chiunque abbia un po' di buon senso e si ritenga individuo pensante, a leggere con attenzione, prima di scrivere alcunché, "Lettera ad una professoressa", scritto dai ragazzi che hanno lavorato per anni con un uomo che si è battuto per favorire l'alfabetizzazione, che ha lottato per la promozione sociale dei più umili e dei più poveri, che ha fatto sì che i suoi studenti credessero nel cambiamento, che si è battuto contro la cultura cattedratica, contro l'erudizione fine a se stessa, contro il pregiudizio e la diffidenza di chi voleva mantenere il diritto allo studio appannaggio di pochi.
Don Milani è un esempio, per chiunque si accinga ad insegnare, di abnegazione, di umiltà nei confronti del sapere, di coraggio e di amore estremo nei confronti dei ragazzi, che certo la scuola, così come era impostata allora, non possedeva.
Estrapolare le sue parole dal contesto in cui sono state scritte non ha senso alcuno.
Avere opinioni difformi è sano, dibattere è giusto, ma per farlo si presuppone che le informazioni siano serie e circostanziate, approfondite, non riassunte in poche righe a mo' di slogan.
Grazie, come sempre, per la cortese attenzione.
Francesca Romana Passalacqua
Francesca Romana Passalacqua








