La mobilitazione degli insegnanti contro il Decreto del Ministro Gelmini ha visto protagonisti dei bambini delle scuole elementari. Lascia interdetti...
...il fatto che i genitori si siano prestati a questa strumentalizzazione dei propri figli per una manifestazione che ha come fine il rifiuto dell'introduzione del Maestro unico e il supponente taglio economico previsto dalla Finanziaria per la Scuola.
Da ogni parte, e ormai da anni si cerca un rimedio al risanamento della scuola pubblica, ma ogni qual volta si cerca di intervenire si sollevano obiezioni e proteste.
Si potrebbero cercare finanziamenti privati per fronteggiare le esigenze economiche degli insegnanti e della struttura scolatica, poichè i giovani di oggi saranno la forza sociale di domani.
La scuola sta vivendo un momento critico specialmente nelle classi della media inferiore, dove gli studenti, in questa fase evolutiva, sono il risultato di condizionamenti errati, cosa che invece deve venire evitata specialemnte negli anni fra la seconda dendizione e la pubertà, quando il bambino deve conformarsi ad un modello, ad una autorità.
Prima di ogni cosa è l'interesse degli studenti che va preservato, e questo deriva da una reale formazione didattica e pedagogica dell'insegnante, della sua conoscenza dell'animo umano oltre che delle materie scolastiche.
Alcuni insegnanti inneggiano alla pedagogia di Don Milani, che nella metà del secolo scorso impartiva lezioni ai figli degli operai e dei contadini, con una visione classista nella sua azione educativa.
Oggi questo non è più possibile, poichè la società non è più proletaria, anzi, con la dirompente tecnologia ha indotto le famiglie a munirsi di ogni nuovo ritrovato, non facendo mancare neanche a i propri figli cellulari e computer che sono oggetto di deviazioni dello sviluppo psichico degli adolescenti, con il conseguente proliferare del bullismo, non avendo altri modelli o sani miti da emulare.
Fin dalla prima infanzia, nella famiglia e dopo nella scuola, c'è la responsabilità oggettiva di ogni malessere.
Siamo maturi per una autocoscienza risvegliata che risani la società?
Da ogni parte, e ormai da anni si cerca un rimedio al risanamento della scuola pubblica, ma ogni qual volta si cerca di intervenire si sollevano obiezioni e proteste.
Si potrebbero cercare finanziamenti privati per fronteggiare le esigenze economiche degli insegnanti e della struttura scolatica, poichè i giovani di oggi saranno la forza sociale di domani.
La scuola sta vivendo un momento critico specialmente nelle classi della media inferiore, dove gli studenti, in questa fase evolutiva, sono il risultato di condizionamenti errati, cosa che invece deve venire evitata specialemnte negli anni fra la seconda dendizione e la pubertà, quando il bambino deve conformarsi ad un modello, ad una autorità.
Prima di ogni cosa è l'interesse degli studenti che va preservato, e questo deriva da una reale formazione didattica e pedagogica dell'insegnante, della sua conoscenza dell'animo umano oltre che delle materie scolastiche.
Alcuni insegnanti inneggiano alla pedagogia di Don Milani, che nella metà del secolo scorso impartiva lezioni ai figli degli operai e dei contadini, con una visione classista nella sua azione educativa.
Oggi questo non è più possibile, poichè la società non è più proletaria, anzi, con la dirompente tecnologia ha indotto le famiglie a munirsi di ogni nuovo ritrovato, non facendo mancare neanche a i propri figli cellulari e computer che sono oggetto di deviazioni dello sviluppo psichico degli adolescenti, con il conseguente proliferare del bullismo, non avendo altri modelli o sani miti da emulare.
Fin dalla prima infanzia, nella famiglia e dopo nella scuola, c'è la responsabilità oggettiva di ogni malessere.
Siamo maturi per una autocoscienza risvegliata che risani la società?
Laura Valvo








