Sono ormai diversi anni che nella scuola secondaria di 1°grado si mette in atto “l’alfabetizzazione” e questo procedimento educativo consiste...
...nell’ insegnamento delle prime nozioni della lingua italiana ai ragazzi provenienti da paesi stranieri (in costante aumento nella nostra scuola).
Questa prassi permette loro di comprendere adeguatamente gli argomenti trattati dalle materie curricolari, senza costituire una sorta di zavorra per il normale svolgimento della didattica.
Di norma l’alfabetizzazione impegnava un docente in lezioni frontali, che di fronte aveva solo pochi alunni e allora mi domando se non sia proficuo utilizzare un insegnante per una intera scolaresca di ragazzi stranieri e formare delle classi- ponte, prima di un reale inserimento nelle classi ordinarie.
Per esperienza personale non mi trovo in accordo con chi sostiene che le classi d’inserimento siano luogo di ghettizzazione e pertanto inefficaci.
Non vorrei dimenticare che le linee guida della Moratti nel 2006 si esprimevano già in favore dell’accoglienza scolastica agli alunni stranieri.
Le classi “ponte” sono a mio avviso utili e necessarie per un reale apprendimento linguistico e culturale degli alunni stranieri che diverranno di fatto cittadini italiani.
Chi vuole leggere le classi “ponte” come classi “ghetto”, ostacolando le direttive ministeriali, innesca la politica del “no”; parla di dialogo ma in realtà promuove disinformazione e destabilizza i tentativi di riportare la scuola italiana al rispetto delle regole e al ripristino dei valori della persona.
La centralità dell’allievo è potenziata dalla diversificazione di spazi educativi preparatori che abilitano il ragazzo al reale apprendimento dei saperi e del saper fare dettati dal piano educativo nazionale.
La centralità dell’allievo è potenziata dalla diversificazione di spazi educativi preparatori che abilitano il ragazzo al reale apprendimento dei saperi e del saper fare dettati dal piano educativo nazionale.
P. D. B.








