Ansia e depressione sono strettamente correlate all’aggressività. Questo è emerso dagli studi iniziati nel 1994 e condotti da Daniel Favre nelle...
...scuole in Francia e in Canada, e chi si trova in questo stato d’animo non è capace di superare le frustrazioni, né di riconoscere le proprie emozioni.
L’insigne studioso sostiene che gli adolescenti che non riescono a gestire i cambiamenti dovuti all’apprendimento scolastico collocano la causa di eventi sgradevoli fuori di sé, diventano ansiosi ed incapaci di gestire questo stato d’animo e soprattutto di modificarlo.
In tale condizione possono imbattersi nell’alcool, nelle droghe o in qualunque altra cosa che possa servire loro a ridurre l’ansia.
E anche il bullismo serve perfettamente allo scopo, perché la paura suscitata nella vittima è capace di dare la sensazione di essere potenti e di contrastare così l’ansia e la depressione.
Appurato ciò, la ricerca e gli studi del docente di Scienza dell’Educazione all’Università di Montpellier 2, sono stati rivolti a stimolare lo sviluppo di comportamenti alternativi a quelli violenti e ad aumentare la sicurezza in sé nei ragazzi.
Parallelamente sono stati sollecitati gli insegnanti a riconoscere le problematiche legate all’apprendimento e alla ricerca di gratificazione da parte degli allievi e quindi a non metterli a disagio, ad aiutarli a distinguere l’errore, quale informazione che permette di progredire, da quello che abbassa il voto e a decontaminarlo dal concetto di colpa.
Inoltre sostiene ancora Favre, è importante che l’insegnante tenga nel giusto conto l’influenza che desideri e paure esercitano sul modo di pensare, che condivida con l’alunno la responsabilità del buon esito dell’apprendimento, che si ponga come alleato in vista di uno scopo comune e che lo aiuti a sviluppare l’empatia utile per migliorare la comunicazione tra i due sessi.
È importante altresì che gli insegnanti forniscano un esempio di adulto capace di esprimere il suo pensiero, di sospendere il suo giudizio, di fare delle ipotesi, di valorizzare le domande più dei risultati e di evitare le generalizzazioni.
In altre parole è auspicabile che l’insegnante diventi un modello di adulto col quale l’alunno può identificarsi.
Gli effetti riscontrati sono stati la sensibile riduzione delle assenze e degli atti di indisciplina, l’aumento dei voti e il miglioramento delle relazioni tra maschi e femmine.
C’è da dire infine, che un tempo la scuola era riservata ad un’elite mentre gli altri erano avviati al lavoro.
Oggi ha la finalità di accompagnare tutti nel percorso scolastico senza lasciare nessuno per strada, mirando a formare cittadini autonomi e responsabili capaci di prolungare il processo di apprendimento lungo tutto l’arco della vita.
In conclusione: appare più che mai urgente promuovere un cambiamento culturale perché la violenza non rappresenti l’ultima possibilità di procurarsi gratificazioni nella società, e l’unica via possibile appare la sinergia genitori-docenti agevolata da esperti in tal senso, al fine di individuare comportamenti migliori riguardo i figli.
L’insigne studioso sostiene che gli adolescenti che non riescono a gestire i cambiamenti dovuti all’apprendimento scolastico collocano la causa di eventi sgradevoli fuori di sé, diventano ansiosi ed incapaci di gestire questo stato d’animo e soprattutto di modificarlo.
In tale condizione possono imbattersi nell’alcool, nelle droghe o in qualunque altra cosa che possa servire loro a ridurre l’ansia.
E anche il bullismo serve perfettamente allo scopo, perché la paura suscitata nella vittima è capace di dare la sensazione di essere potenti e di contrastare così l’ansia e la depressione.
Appurato ciò, la ricerca e gli studi del docente di Scienza dell’Educazione all’Università di Montpellier 2, sono stati rivolti a stimolare lo sviluppo di comportamenti alternativi a quelli violenti e ad aumentare la sicurezza in sé nei ragazzi.
Parallelamente sono stati sollecitati gli insegnanti a riconoscere le problematiche legate all’apprendimento e alla ricerca di gratificazione da parte degli allievi e quindi a non metterli a disagio, ad aiutarli a distinguere l’errore, quale informazione che permette di progredire, da quello che abbassa il voto e a decontaminarlo dal concetto di colpa.
Inoltre sostiene ancora Favre, è importante che l’insegnante tenga nel giusto conto l’influenza che desideri e paure esercitano sul modo di pensare, che condivida con l’alunno la responsabilità del buon esito dell’apprendimento, che si ponga come alleato in vista di uno scopo comune e che lo aiuti a sviluppare l’empatia utile per migliorare la comunicazione tra i due sessi.
È importante altresì che gli insegnanti forniscano un esempio di adulto capace di esprimere il suo pensiero, di sospendere il suo giudizio, di fare delle ipotesi, di valorizzare le domande più dei risultati e di evitare le generalizzazioni.
In altre parole è auspicabile che l’insegnante diventi un modello di adulto col quale l’alunno può identificarsi.
Gli effetti riscontrati sono stati la sensibile riduzione delle assenze e degli atti di indisciplina, l’aumento dei voti e il miglioramento delle relazioni tra maschi e femmine.
C’è da dire infine, che un tempo la scuola era riservata ad un’elite mentre gli altri erano avviati al lavoro.
Oggi ha la finalità di accompagnare tutti nel percorso scolastico senza lasciare nessuno per strada, mirando a formare cittadini autonomi e responsabili capaci di prolungare il processo di apprendimento lungo tutto l’arco della vita.
In conclusione: appare più che mai urgente promuovere un cambiamento culturale perché la violenza non rappresenti l’ultima possibilità di procurarsi gratificazioni nella società, e l’unica via possibile appare la sinergia genitori-docenti agevolata da esperti in tal senso, al fine di individuare comportamenti migliori riguardo i figli.








