Lunedì 03 Maggio 2010 14:42

Istruzione: Ma quale tipo di scuola si vuole? di Maurizio Navarra

Scritto da Administrator
Il problema scuola è complesso, articolato e non facilmente risolvibile. Le ricette del nostro Ministro Maria Stella Gelmini hanno il sapore di un...

 

...soccorso d’urgenza praticato alla bell’e meglio, un’aspirina somministrata ad un malato grave che avrebbe bisogno più dell’operato di un buon chirurgo che di medicinali. E c’è chi interpreta questi rimedi palliativi come una rivoluzione! Il nostro ministro si dice convinta ad eliminare i danni provocati alla scuola dal ’68 … Auguri!

Il problema è complesso ed articolato, dicevo, perché mille concause si sono sommate al ’68 ed hanno negli anni appesantito e resa estremamente macchinosa una struttura che dovrebbe essere agile e duttile strumento da mettere a disposizione di quanti saranno sotto ogni punto di vista il nostro futuro, gli studenti, e di tutti coloro che provvedono alla loro formazione.

Ma quale tipo di scuola si vuole? C’è ancora, ad esempio, chi crede che la scuola non deve essere selettiva. C’e ancora chi crede che lo studente “asino” non debba essere penalizzato in quanto, secondo questa teoria, chi non studia non studia per colpa sua, ma è piuttosto vittima del degrado sociale, delle famiglie in condizioni precarie e così via dicendo. Ed allora vengano promossi tutti! Consegniamo a tutti diplomi e lauree ad ignoranti (nell’ultimo periodo la nostra scuola lo ha fatto) che poi non serviranno a nient’altro che a creare ignoranza. Evitiamo come la peste lo spettro della meritocrazia. Tutti devono ottenere tutto, e gratis. Chi studia di più, chi cerca di emergere deve essere ricacciato a forza nella mediocrità (non lo dico io, ma ce lo stanno ripetendo da anni tutti gli esperti internazionali) nella quale naviga la nostra istruzione. Il bello è che la logica suggerirebbe che se è vero che l’istruzione è per tutti, è altrettanto vero che non tutti accettano di pagare (intellettualmente!) il prezzo necessario per ottenere istruzione.

Avete mai provato l’esperienza di dover leggere e correggere qualche tesi di laurea o valutare elaborati prodotti da laureati? Molti docenti che lo fanno dicono di essere, di fatto, costretti ad una scelta: seguire gli elaborati sotto il profilo della grammatica e sintassi o seguirli sotto il profilo dei contenuti. Inutile dire che questa sarà la nostra classe dirigente, inutile dire che da questi ranghi squinternati saremo costretti a scegliere gli insegnanti di domani. E poi parliamo di ricerca avanzata, di tecnologie di avanguardia ed altre amenità! Certamente e per pura fortuna il nostro Belpaese possiede alcune “isole di efficienza” distribuite con criterio random nel mare magnum dei nostri Atenei. Pochi, però, conoscono quanto costi in stress e frustrazione portare avanti queste strutture in mezzo ad un apparato burocratico e clientelare che tenta per lo più di mortificare le élites e, soprattutto, preferisce elargire finanziamenti “a pioggia” per contentare e tacitare tutto e tutti.

La colpa non è della maestra elementare digiuna di una qualsiasi traccia di istruzione e che insegna la lingua italiana parlando in stretto dialetto, la colpa non è della docente liceale di lettere che non è capace di tradurre il greco ed il latino. La colpa è del principio suicida (sotto il profilo della cultura) che ha permesso a costoro di diplomarsi e laurearsi. E allora ben tornato il votaccio in condotta come strumento che cerca di frenare le manifestazioni di maleducazioni più forti, bentornate le bocciature che servono a far riflettere lo studente che lo studio è cosa seria.

Personalmente non sono soddisfatto. Vorrei che le Università fossero più efficienti, con meno cattedre inutili, con più ricerca affidata a ricercatori capaci e ben retribuiti per il loro lavoro. Vorrei che le scuole superiori fossero più selettive per docenti e discenti, con l’accortezza di motivare bene a livello economico chi lavora nella scuola. Vorrei che le elementari e le medie non fossero ridotte al ruolo di “parcheggio” al quale papà e mamme che lavorano affidano i figli; anche qui mi auspico meno personale docente, più capace e meglio retribuito. Tutto inutile se alle riforme della scuola non si aggiungano seri interventi sulla società e sulla sicurezza.

Maurizio Navarra

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