Lunedì 03 Maggio 2010 14:47

“IL RITRATTO” del Ministro Mariastella Gelmini. di Mattias Mainiero.

Scritto da Administrator

Da “Libero” del 28 Giugno 2009, trascriviamo, per i nostri lettori, l’articolo: “ la brava ragazza che vuole cancellare il ‘68”.

Per sapere chi è Mariastella Gelmini bisogna andare a Brescia, liceo classico Cesare Arici. Qui hanno studiato Emanuele Severino, Giovanni Bazoli, Giacomo Perlasca e anche Giovanni Battista Montini, che poi diventò Paolo VI.
Via Trieste, Palazzo Martinengo Cesaresco, costruzione di fine Ottocento. Tanto per rendere l’idea: fu un avvocato, più di un secolo fa, a permettere che l’istituto non chiudesse per sempre i battenti. L’avvocato, Giuseppe Tovini, è poi diventato Beato, anche se l’istituto con la beatificazione non centra.
All’Arici, che fu dei gesuiti e poi della diocesi, c’è un professore di latino e greco che insegna anche alla Cattolica di  Milano. Si chiama Gianenrico Manzoni. Mariastella Gelmini è stata sua allieva.

Quando al professor Manzoni hanno chiesto di raccontare che tipo fosse la giovane Mariastella (non che ora sia anziana, ma allora era una ragazzina), ha risposto: << Era tenace, una che si impegnava. Una ragazza non appariscente, molto tranquilla. Riservata è la parola che la contraddistingueva meglio. Mai un ritardo, mai una nota sul registro. E neppure uno sciopero, anche perché l’Arici è una scuola privata>>.

Mariastella si diplomò con 50 sessantesimi. Prima non era mai stata rimandata a settembre. Non era una secchiona ma ci andava vicino.
Poi la ragazzina è cresciuta, ha studiato legge, è diventata avvocato e ha fatto carriera in Forza Italia e nel Popolo della Libertà. Oggi (a 36 anni, li compirà il primo Luglio) è Ministro dell’Istruzione. Siede nella stanza che fu di benedetto Croce e Giovanni Gentile, e anche di Quintino Sella, Vittorio Emanuele Orlando, Aldo Moro, Giovanni Spadolini.
Silvio Berlusconi l’ha voluta al suo fianco in Piazza San Babila, il giorno del predellino. Poi l’ha inserita fra i sette saggi che hanno selezionato i candidati alle ultime elezioni politiche. Carriera fulminante. E Mariastella Gelmini è rimasta quella del liceo classico Arici: riservata, non appariscente, tenace. Non è un ministro secchione, anche se l’aria un po’ ce l’ha. E’ un ministro che si impegna, che lavora in silenzio. Non le piace la vita mondana, non ha un look aggressivo (solo castigati tailleurs), non ama alzare la voce.

Un ministro con la croce.

Quando partecipò al family day, era il 2007, si mescolò tra la folla e quasi nessuno si accorse della sua presenza. Quando, per via del grembiulino e del ritorno al voto, gliene hanno dette di tutti i colori (<<la maestrina dalla penna rossa>>, la <<professoressa sadica>>, <<Beata Ignoranza>>, <<Maria, Stella d’Ignoranza>>) e quando ricercatori, professori, studenti e pure nullafacenti sono scesi in piazza schierando anche i bambini a sostegno delle rivendicazioni dei grandi, non ha fatto una piega. Impassibile, o quasi, anche quel giorno in cui, parlando al Senato, chiese severità ai professori e incappò in un grossolano errore ( la sua <<egìda>>, con l’accento sulla i, era solo una comunissima <<egida>>) e quell’altro giorno in cui parlò dei docenti del Sud e di scarsa preparazione, e l’opposizione l’accusò di razzismo. Cose che capitano, soprattutto se l’opposizione fa finta di non capire.

I maligni dicono che sia di ghiaccio (il guaio dei maligni è la mancanza di mezze misure, per loro le ministre berlusconiane sono o di fuoco o di ghiaccio, mai una normale temperatura corporea).
Gli avversari tirano in ballo le immancabili intercettazioni telefoniche con contorno di gossip e nome della Gelmini. Altri ancora ricordano che l’esame di avvocato non l’ha sostenuto a Brescia ma a Reggio Calabria, perché laggiù, in fatto di promozioni, tutto è più <<semplice>>, alla faccia della scuola che per il ministro deve essere più severa.

Sebastiano Messina, che quando vuole sa essere cattivo come pochi, su Repubblica ha scritto: << E’ un personaggio sadico, la donnina in tailleur alla quale Berlusconi ha consegnato il frustino per scudisciare studenti e professori>>. Esagerazioni.

Mariastella Gelmini, cattolica, intransigente (anche con se stessa), è solo un ministro dell’Istruzione, che come tutti i ministri italiani dell’Istruzione, persino i più incontestabili, ha dovuto percorrere il calvario prima di far valere le proprie idee. E la croce (al collo ne ha una di legno arricchita con alcune pietre preziose) l’ha sempre portata senza abbattersi e senza chiedere aiuti.
E’ combattiva, Mariastella Gelmini, ma sa anche mediare. Bossi, una volta, la mandò quasi al quel paese: << Purtroppo, mettono a fare i ministri chi non ha mai fatto l’insegnante>>. E si beccò una risposta fulminate: << Non mi risulta che Bossi sia un insigne costituzionalista, eppure fa il ministro delle Riforme>>.
Quando la protesta di studenti e professori andò al di là del lecito, disse: << Non serve la polizia, basto io>>. E alla fine l’Onda che voleva travolgerla è stata travolta: fu sufficiente spiegare che i maestro unico era un maestro prevalente e che la riforma delle superiori sarebbe slittata al 2010. Per i più arrabbiati, ci fu un richiamo alla << cultura falsamente egualitaria che è uno dei mali della scuola italiana>>. Non cambiava nulla rispetto alle prime dichiarazioni, ma l’Onda si calmò. Sapeva, evidentemente, che le riforme vivono anche di buonsenso e non di cose eccezionali. Come l’ultima maturità che sta andando in onda in questi giorni: è quella di sempre, ma con un pizzico di saggezza in più, con tracce più brevi e semplici del passato, temi di italiano ancorati alla realtà quotidiana. E sembra un altro esame. Merito della Gelmini, e anche di un uomo, Giacomo Tiraboschi, che alla cronaca è passato come il giardiniere di Arcore, anche se non è un semplice giardiniere e fa pure il produttore televisivo (sua, su Retequattro, è la trasmissione “Mela verde” dedicata all’agricoltura e all’ambiente). Storia berlusconiana, pare che certe cose succedano solo ad  Arcore  (e le veline o tartarughine o farfalline, visto il personaggio femminile, ovviamente non centrano).

In principio fu il “giardiniere”.

Mariastella Gelmini ha 32 anni e non grandi precedenti politici alle spalle. Nata a Leno, figlia di un imprenditore agricolo che era stato anche sindaco dc di Milzano, nella Bassa Bresciana, infanzia all’oratorio, ginnasio al Manin di Cremona e poi liceo all’Arici, è stata eletta a 21 anni presidente del Club Azzurro di Desenzano del Garda, poi a 25 consigliere comunale di Forza Italia, poi a 29 assessore al Territorio della Provincia di Brescia (regionali) con 17 mila preferenze. Poi arriva il “giardiniere” che una sera del 2005 decide di presentarla a Silvio Berlusconi. E Berlusconi, quella sera ad Arcore, la nomina, su due piedi, coordinatrice regionale di Forza Italia in Lombardia, quindi la vuole deputata e infine ministro. E lei, appena insediata, spiega che combatterà il virus del Sessantotto, che il suo obiettivo è rompere il <<dominio ideologico della sinistra>>, le sue parole d’ordine <<gerarchia, insegnamento, studio, fatica, merito>>, le sue prime proposte quelle note: divisa scolastica, voto di condotta, ritorno al maestro unico o prevalente, rilancio degli istituti tecnici e della formazione professionale.
E’ un ritocco, più che una rivoluzione. Un lifting i cui primi risultati cominciano a vedersi, a partire da certi atteggiamenti di studenti e professori. In questi giorni, nelle aule degli esami, più che pantaloncini corti e improponibili magliette si vedono pantaloni normali e addirittura qualche classica camicia, quasi la maturità fosse di nuovo una maturità. E molto altro c’è da fare. Ma Mariastella Gelmini non corre.

Determinata, ha detto il suo professore di liceo. E pacata, a dispetto di ciò che sostengono i critici. Il suo passo è quello del maratoneta, non centometrista. Il suo obiettivo quello di fare una scuola più giusta. Il suo futuro, racconta, non è la politica. Quando si sarà stufata, se ne andrà a fare l’avvocato. Tornerà a Brescia o forse un po’ più in là, a Padenghe sul Garda, dove ha da poco comprato una palazzina a tre piani. Tornerà nella terra del padre sindaco dc, del fratello farmacista e della sorella insegnante alla scuola elementare Canossi (e pure iscritta alla Cgil). La terra dei Gelmini il cui capostipite aveva un motto: <<Parlate poco e non fatevi vedere troppo>>. Ma a questi propositi di abbandono della politica potete benissimo non credere.

Dicono tutti così: prima o poi, me ne vado. E sta lì, nel palazzone di marmo di viale Trastevere, con la sua piccola croce di legno al collo. La croce più grande, quella della scuola, ce l’ha sulle spalle. Con un peso così, simpatica o antipatica che possa risultare, Mariastella Gelmini non è da invidiare. Anche se ha studiato alla scuola dei papi.


Roma, 3 Luglio 2009

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