Lunedì 03 Maggio 2010 14:59

Ancora sulla scuola. di Francesca Romana Passalacqua

Scritto da Administrator

La nostra lettrice replica al commento del nostro Ing. Prinzi.

Mi vengono in mente le sentite parole di un poeta che amo molto: "difficile est saturam non scribere" e "Quid referam quanta siccum iecur ardeat ira?" e poi "Si natura negat, facit indignatio versus".
"Indignatio", caro ingegner Prinzi, "ira", rabbiosità dirompente! E' difficile essere amabili e pacati quando si è continuo bersaglio polemico di menti non sempre pensanti. Difficile trattenere le lacrime di fronte all'appena pubblicato "Bollettino dei trasferimenti"  che rappresenta la cartina di tornasole dei tagli operati nella scuola pubblica a spese della scuola pubblica: ci si potrebbe divertire a contare quanti docenti di ruolo perdenti posto sono stati trasferiti in maniera coatta in altra sede. E'  stato forse adottato un criterio meritocratico? O forse tagliare posti di lavoro con la mannaia è un buon metodo per dare motivazione agli insegnanti?

Non insulti la mia intelligenza, Ingegnere, lungi da me l'affermare che "la Scuola italiana attuale è la migliore possibile", lungi da me "bollare come discorsi da bar quelli di coloro che si chiedono, magari da esterni ed incompetenti se in essa non ci sia qualcosa che non dico non funzioni, ma che potrebbe funzionare meglio"; a mio avviso sono discorsi da bar tutti quelli fatti frettolosamente, sulla scia degli slogan che i media propongono.

M'indigno quando si tende a demistificare la realtà, mi indigno quando i dati OCSE vengono piegati a scopo politico, per giustificare e avvalorare la legge Gelmini, come si è abbondantemente fatto in questi giorni. A volerli leggere con attenzione, forse tali dati dicono qualcosa di più di quel che riferisce il Presidente Sidoti, e a questo proposito allegherei qualche articolo, che spero abbiate la bontà di pubblicare, se non altro per tentare un approccio un po' meno unilaterale alla questione, che è ben più complessa di quanto non si voglia far credere (credo che se bastassero qualche cinque in condotta e qualche bocciatura in più a creare la scuola del merito, noi docenti saremmo i primi ad essere contenti).

Non sono così brava e soprattutto così supponente da voler proporre la panacea per i mali della scuola e della società, anzi, inorridisco di fronte a chi con sicumera crede di aver trovato dei rimedi infallibili! Basterebbe navigare un po' su internet per trovare fior di articoli scritti da individui pensanti, da docenti e ricercatori, che si interrogano e dibattono a lungo sulla questione.

Non sono nemmeno così ingenua, Ingegnere, da credere che il corpo docente sia in toto perfetto, così come non credo lei ritenga perfetti tutti gli ingegneri, medici, giornalisti, politici, macellai e panettieri che esistono in Italia. Qualunque categoria può annoverare lavoratori capaci e volenterosi, volenterosi ma limitati, incompetenti, lavativi e quant'altro. Ma mi indigna (perdonatemi, è il Leitmotiv della lettera) l'accanimento mediatico che si fa su di noi. Siamo pagati come un qualunque impiegato statale, non godiamo di alcuna considerazione sociale, siamo costantemente guardati da tutti dall'alto in basso, ma dovremmo essere controllati, giudicati, osservati, come se fossimo il perno della società. Ma allora c'è qualcosa che mi sfugge: se siamo inutile feccia perché tanto rumore su di noi? E se invece siamo il perno della società, perché ci paganno 1200 euro al mese, come se fossimo feccia?

La scuola a mio avviso va alla deriva NONOSTANTE ci siano tanti, tantissimi validi insegnanti in Italia, NON a causa degli insegnanti. La scuola va alla deriva non a causa del Sessantotto, che non me la sento proprio di demonizzare, ma a causa della maniera dissennata con cui sono state condotte negli anni riforme su riforme, riforme che quasi mai sono state varate dopo un serio dibattito critico. La scuola va alla deriva perché è terreno di scontro tra avverse forze politiche.


Si dice che gli insegnanti sono vecchi e demotivati: e allora perché non assumere nuove leve anziché mandare a spasso migliaia di precari che nella scuola hanno prestato servizio con merito, con onore e sacrifici per tanti anni? E perché poi siamo demotivati? Perché siamo mediocri? o solo perché siamo reclutati con un meccanismo perverso legato all'anzianità? o forse perché non facciamo altro che andare controcorrente, perché proviamo ad insegnare ai ragazzi l'importanza dello studio, dei sacrifici e del merito, quando la società vuole solo persone che buchino il video, tanto per parafrasare le felici  espressioni del "genuino e fedele socio" Ennio Mosci che scherza sulla beatitudine di chi  partecipa ai festini dell'eroe (sempre che il 10% di quel che affermano i media sia vero, s'intende!).
Mi creda, Ingegnere, il mal di pancia, oltre alla signora Fait, è venuto anche a me, e da un pezzo! Credo che nessuno abbia il diritto di fare accademia quando in ballo ci sono le vite delle persone, quando si mette in gioco tutto ciò in cui si crede: c'è da morirne!
Francesca Romana Passalacqua


Roma, 6 Luglio 2009

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