di Stelio W. Venceslai
Una proposta e uno spunto per il dibattito su un problema, quello della Scuola, complesso e cristallizzato. Invitiamo i navigatori di questo sito a intervenire a loro volta in maniera dialettica e costruttiva.
Nella polemica in corso per la scuola si è detto un pò di tutto. Ma nessuno dice qualcosa sui contenuti di una riforma necessaria che dovrebbe essere funzionale alle necessità del futuro.
Non è restaurando l’uso del grembiule, l’insegnante unico ed il voto in condotta, che si fa una riforma.
La questione è un’altra: di quale scuola l’Italia ha bisogno? Come vorremmo che i nostri ragazzi affrontassero il futuro? Quali potranno essere le loro prospettive di lavoro, quando avranno compiuto i loro studi? Queste sono le questioni serie dell’avvenire. Il resto è poca cosa.
Ma alcuni principi dovrebbero essere fondamentali e condivisi.
È interesse primario dello Stato l’educazione dei giovani? Se la risposta è sì ne discendono alcune conseguenze:
• lo Stato può rendere obbligatoria l’istruzione dei giovani fino ad una certa età (e così è);
• se l’istruzione è obbligatoria, il suo costo non può e non deve gravare sulle famiglie ma è ad esclusivo carico dello Stato, detassando completamente le spese delle famiglie per l’istruzione o fornendo la stessa gratuitamente;
• se le famiglie non intendono servirsi delle scuole pubbliche, devono comunque assicurare l’istruzione obbligatoria, ma sono libere di rivolgersi alle scuole private la cui serietà ed efficienza deve però essere controllata dallo Stato. Pagano il servizio richiesto ma nulla è loro dovuto dallo Stato. Lo Stato offre un servizio: se le famiglie lo vogliono da altri od in altro modo, lo pagano né, a sua volta, alcun contributo deve essere dato dallo Stato alle scuole private, religiose o laiche che siano.
1 - Essenziale e prioritaria a qualunque discorso sulla scuola in genere è la creazione di una Scuola Superiore di Formazione Didattica e Pedagogica per gli insegnanti. Nessuno ne parla, ma è il primo passo essenziale.
Chi vorrà fare il Direttore, il Preside od il Rettore, funzioni eminentemente amministrative e manageriali e non didattiche, dovrà in questa Scuola seguire materie specifiche della funzione che vorrà assolvere.
2 - Scuola di Base dai 5 ai 15 anni d’età, eguale per tutti ed obbligatoria. In questi primi dieci anni l’istruzione di base dovrebbe fornire:
o una completa alfabetizzazione;
o una buona preparazione matematica;
o due lingue, non gli attuali balbettii linguistici, magari prendendo esempio dai Paesi Bassi o dalla Svizzera (non sono poi, questi, Paesi così remoti o diversi da noi);
o una preparazione informatica di base;
o la formazione al fai da te. In un mondo dove l’artigianato e le professioni minori tendono a scomparire, i giovani devono anche essere in grado di provvedere ai loro futuri e probabili bisogni essenziali (dall’elettricità alla meccanica, dalla musica alla cucina, dalla ecologia domestica al saper attaccare un bottone, smontare un lampadario, verniciare un mobile, cucinare due uova, coltivare una pianta). Non grandi cose, ma cose utili.
A questo punto finisce l’obbligo dello Stato di garantire gratuitamente un’istruzione di base eguale per i cittadini più giovani.
3 - Scuola Superiore: dopo la Scuola di Base, se tale è l’intenzione o l’interesse delle famiglie e dei giovani, subentra una Scuola Superiore, della durata di cinque anni, per la selezione dei caratteri e delle tendenze personali, per avviare i giovani a studi più complessi, ma corrispondenti alle loro doti ed ai loro interessi. ai fini dell’eventuale accesso all’Università.
In questo periodo, secondo la libera scelta dei ragazzi e delle famiglie, si dovrebbe svolgere l’approfondimento delle materie di preferenza, sempre mantenendo le due lingue obbligatorie, con cinque indirizzi di base:
o letterario (storico – filosofico - lingue classiche);
o linguistico (storico - letterario - geografico),
o scientifico (fisico – chimico – matematico);
o artistico (storico - musicale – figurativo);
o informatico (architettura di sistemi).
Il costo di questa istruzione è a carico delle famiglie. Di anno in anno le famiglie dei primi dieci allievi di ogni Istituto con il profitto più elevato usufruiranno di un rimborso del 50% delle spese sostenute oppure al conferimento di una borsa di studio da utilizzare per l’Università, di valore equivalente al rimborso, per i primi 10 allievi più meritevoli dal punto di vista del profitto di ogni Istituto.
5 – Università: una volta superata la selezione della Scuola Superiore, l’accesso all’Università è libero. Nessun numero chiuso, nessun esame d’ammissione. Chi ha conseguito il diploma della Scuola Superiore di per sé è valido per gli studi universitari.
Ma….. Lo Stato dovrebbe prevedere, per ogni disciplina universitaria, i bisogni futuri del sistema Italia, con una proiezione di 5 anni in 5 anni.
Se, presumibilmente, occorreranno 3.000 nuovi architetti nel prossimo quinquennio, deve essere chiaro fin dall’inizio che non ci saranno più di 3.000 posti di lavoro e che se si iscrivono ad Architettura 10.000 studenti, la selezione sarà durissima.
Ciò non vieta, naturalmente, che si possa fare l’Università per ragioni culturali e non professionali, ma occorre legare il mondo dell’Università a quello professionale.
Le Università sono libere ma devono essere in concorrenza fra loro, devono essere opifici culturali i cui costi devono essere pagati da chi vi accede ed i cui docenti non saranno di ruolo, ma a contratto. Le migliori Università dovranno esserlo perché hanno i docenti migliori, anch’essi in concorrenza didattica e scientifica fra loro.
Gli studenti fuori corso, se vorranno insistere nei loro studi, pagheranno il doppio degli oneri previsti per l’Università ma lo Stato dovrebbe assicurare ai migliori studenti, secondo una percentuale da definire, il rimborso totale delle spese sostenute in relazione al profitto conseguito, sgravando le famiglie degli oneri relativi.
Stelio W. Venceslai
Roma: mercoledì 14 ottobre 2009








