di Temistocle Sidoti
Che l'onorevole Di Pietro pensi cose degne da incubi notturni, potrebbe essere ascritto ad un sonno travagliato, ma che da sveglio le asserisca e a sinistra in molti le condividano è una questione molto, molto preoccupante.
Le iniziative del ministro Gelmini vanno criticate dalla nostra opposizione "a prescindere".
Anche se una decisione è dettata dal buon senso, adottata in difesa delle tradizioni storiche del nostro paese e condizione indispensabile per realizzare una vera integrazione.
Quale è stata questa decisione del Ministero "calata dall'alto", cioè senza tavola di concertazione, quasi sempre chiassosa, dispersiva e pervasa di ideologismi? Un tetto al numero di studenti "non italiani" iscritti in ogni classe, cioè non dovranno mai superare il 30 per cento del totale. Questa regola solo per favorire l'integrazione degli stranieri e bloccare la formazione delle "classi ghetto", formate quasi esclusivamente da figli di immigrati (al Nord ne esistono parecchie). Cercando cioè di far passare un concetto di integrazione graduale dove non prevalga la cittadinanza ma la conoscenza della lingua italiana. Spazzando via un'ingiustificata polemica di tipo ideologico e confermando che i nostri istituti sono pronti ad accogliere tutte le culture ed i bambini del mondo.
Si debbono pertanto mantenere con orgoglio le nostre tradizioni storiche e insegnare la cultura del nostro Paese, solo questo vuol difendere la Gelmini! E non solo lingua italiana, ma anche educazione alla cittadinanza e insegnamento del rispetto per le altre culture nonché l'importanza delle regole civili, della storia, delle leggi nonché infine della stessa lingua italiana. Solo applicando il buon senso, senza le assurdità ideologiche della cosiddetta società multietnica, si capisce che le "classi ghetto" rappresentano una iattura sia per gli studenti italiani che per quelli provenienti da altre nazioni.
I primi si trovano costretti a decelerare il proprio per stare al passo di compagni di banco che poco sanno della nostra lingua mentre i secondi sono indotti a rintanarsi nel proprio idioma rimandando sempre più il processo di integrazione.
In questa realtà di principi del tutto accettabili, di buon senso, si presenta l'on. Di Pietro che accusa la Gelmini di fare del razzismo "in nome della salvaguardia della specie dell'identità nazionale" (espressione che da sola imporrebbe alla forza pubblica di tradurre Di Pietro in un'aula scolastica, prima o seconda elementare, e lì obbligarlo a ripartire dall'abbiccì).
A conclusione di queste mie considerazioni, spero comunque sia chiaro che il tetto del 30 per cento di allievi stranieri è la difesa perché scuola e insegnamento restino italiani e sia facilitato così il non facile processo di integrazione.
Temistocle Sidoti
Roma: domenica 24 gennaio 2010








