Ogni giorno assistiamo impotenti all’avanzare della violenza nelle scuole e siamo sempre più convinti della necessità di avviare al più presto un processo di aggiustamento della performance comunicativa e della sfera affettiva, quasi un’educazione “sentimentale”. Saranno necessari sacrifici ed impegno personale, ma dobbiamo affrontarli se vogliamo costruire un futuro migliore almeno per i nostri figli.
Parliamo del bullismo cioè di quell’azione che mira deliberatamente a fare del male o a danneggiare chi non può difendersi.
La “vittima”, gracile, insicura, di indole sensibile svilupperà d’altro canto fobie, ansia, depressione e altre malattie psichiche. E quand’anche non si manifestino vere e proprie patologie, vittima e bullo struttureranno personalità che non saranno in grado di adeguarsi alle richieste dell'ambiente.
Il grave fenomeno ormai è ogni giorno in prima pagina: che fare?
È giusto agire sul fenomeno in sé e sulle sue manifestazioni, sul contesto sociale sia della vittima che dell'aggressore, ma potrebbe essere risolutiva una figura professionale con provate e significative esperienze nella risoluzione di conflitti che sappia coinvolgere i genitori e gli insegnanti in un processo educativo che permetta alle vittime e ai bulli di imparare ad esprimere serenamente le proprie opinioni, le proprie emozioni, percorsi necessari per sviluppare la capacità di conquistarsi la giusta “competenza sociale” senza pregiudicare i diritti delle altre persone.
Un processo di crescita basato sull'idea di libertà come capacità di svincolarsi dai condizionamenti ambientali negativi per conoscere se stessi e per riconoscere quelle idee irrazionali che generano e mantengono i disagi e i disturbi emotivi.
E ci si dovrà muovere alla svelta rivolgendosi preventivamente alla comunità e non quando il bullismo è già in atto, perché i comportamenti che si acquisiscono nell’infanzia sono i "mattoni della struttura della personalità".
Orietta Matteucci
Counselor Mediazione familiare e risoluzione dei conflitti








