Lunedì 03 Maggio 2010 15:28

Chiari ed incontrovertibili segnali di una retriva cultura escortfobica

Scritto da Administrator

di Maurizio Navarra

Un pensiero nostalgico all'atteggiamento democratico, umanistico, tollerante e rispettoso dei diritti della donna a gestire se stessa in auge nell'antica Grecia ai tempi di Frine.

Premetto che non ho tempo e voglia di occuparmi delle attività legali di una certa Signora D’Addario Patrizia che ha denunziato una parte della stampa italiana che la avrebbe danneggiata e diffamata. L’argomento non mi interessa e, credo, non interessa nessuno.

Ebbene questa notte del 5 settembre 2009 (la prima notte fresca e sopportabile dopo tanta afa), Signore Lettrici e Signori Lettori (sempre i pochi che hanno la pazienza di leggermi) sono stato “suscitato”, invogliato, indirizzato … quasi costretto ad occuparmi niente meno che di Frine. Non esito, novello Iperide, ad assumere la sua difesa che non verrà di certo effettuata, proprio come il mio leggendario predecessore, per mezzo di carte bollate e memoriali. Non mi avvarrò di querele e denunce in quanto la bellezza, che io intendo proporre come sublime concetto della suprema manifestazione della volontà divina di appagare l’occhio, i sensi e lo spirito dell’umanità, non necessita di altre difese al di la della sua stessa ostentazione.

Dico ancora oltre. Il grande Scarfoglio, autore dell’episodio del film di Blasetti “Altri tempi” nel quale De Sica difendeva una splendida Lollobrigida, coniò per questa maniera di affrontare il problema della bellezza, l’aggettivazione di “maggiorata fisica” per quei tempi assolutamente appropriato in quanto allora il bisturi e l’abilità del chirurgo plastico nulla poteva ancora nel togliere o aggiungere, con la facilità di oggi, per correggere l’opera della natura.

Chi questo dono divino deteneva e detiene, cari Lettori, cosa doveva e deve fare se non lasciare che Prassitele, Apelle o i loro discendenti lo immortalino in opere d’arte e … che i coevi ateniesi o i loro più fortunati successori (quelli che se lo possono permettere, naturalmente) diciamo … ne abbiano fruito o ne fruiscano pienamente nel consueto modo? Vogliamo leggere con più attenzione la storia, di grazia? Che senso ha dare alle “Frine” di tutti i tempi ed alla loro consueta modalità di sacrificare sull’altare della vita la loro bellezza, strampalate aggettivazioni che cercano, con risultati invero pietosi, di celare con una parola volgare e manierosa l’esercizio di quella che gli storici più competenti ed avveduti indicano essere una delle più nobili ed antiche professioni del mondo? Che senso ha aggiungere all’antroponimo “Frine”, o agli altri nomi propri che distinguono le persone che perpetuano nel tempo la sua missione umanitaria, l’aggettivazione “Cortigiana”, “etera”, “prostituta” o la più modernamente usata ed abusata “escort”? Sorvolo sulla missione religiosa esercitata dalle prostitute sacre sacerdotesse di Ishtar e sorvolo che una di queste è possibile sia stata la celebre moglie del Profeta Osea. Queste Signore sono benefattrici dell’Umanità e come tali debbono essere trattate. Avete mai visto la cosa sotto un profilo pratico? (Turate le orecchie a Tremonti, per carità!) A quel che so se ne è ricordato soltanto Dario Fo in una sua commedia, quando ha detto che al tempo in cui costoro pagavano le tasse il gettito fiscale da loro proveniente è stato sufficiente ad armare (nel senso di costruire!) tre incrociatori. Avete mai pensato, in termini più aulici, che i più grandi poeti del mondo hanno scritto versi immortali, capaci di commuovere ed accrescere il sentimento ispirandosi a loro?

Chiedo umilmente scusa se mi sono lasciato un po’ andare nella foga della mia arringa difensiva, ma esorto tutti (giornalisti e non) a non diffamare con scritti, parole o facili moralismi queste Signore. Sarebbe ora di finirla … anche di fargli questa gratuita pubblicità!

 

NOTA BENE: Nessuna attinenza o relazione l’autore o la Redazione rileva, ovviamente, tra la cliente difesa con questa arringa, l’ateniese Frine, e Patrizia. C’è maggiorata e maggiorata … per Giove!

 

Da irriducibile, caparbio ed incorregibile goliarda, invito tutti ad unirsi all’Inno scritto, sembra, nel 1267 da Monsignore Strada, Vescovo di Bologna:

 

Gaudeamus igitur iuvenes dum sumus. [bis]

Post iucundam iuventutem

post molestam senectutem

nos habebit humus! [bis]

Vita nostra brevis est, brevi finietur, [bis]

venit mors velociter,

rapit nos atrociter,

nemini parcetur. [bis]

Vivant omnes virgines faciles, formosae! [bis]

Vivant et mulieres

tenerae, amabiles,

bonae et laboriosae. [bis]

 

Maurizio Navarra

Roma: domenica 6 settembre 2009

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