Lunedì 03 Maggio 2010 15:29

Basterebbe poco per cambiare l'Italia, ad esempio smettere di dimenarsi e rimboccarsi le maniche.

Scritto da Administrator
di Stelio Venceslai

Le colpe di questo poco edicante andazzo sono condivise e trasversali. Anche Silvio Berlusconi, che forse piace anche per gli "errori" e le "gaffe" a ripetizione, ha avuto ed ha le sue responsabilità.

Dopo appena un anno, Obama è stato insignito del Premio Nobel per la pace, Dopo 15 anni di presenza politica, il nostro Presidente del Consiglio continua ad essere incriminato dalla magistratura. Questa è la differenza tra due sistemi dei quali uno, quello italiano, cerca di scimmiottare l’altro.

Che il Berlusconi sia un corpo estraneo alla politica italiana è un fatto ormai acclarato. Il suo difetto è quello d’essere roboante. Agnelli lo è stato per cinquant’anni, ma pochi se ne accorgevano: muoveva le pedine e i suoi fantocci lo servivano a puntino. Berlusconi no: ha troppa stima di se stesso per non fare il protagonista, e strafà.

Nella vicenda della Corte Costituzionale mi sarebbe piaciuto il silenzio di chi, in quanto eletto dal popolo, accetta una sentenza palesemente inopportuna e giuridicamente opinabile. Ma così non è stato. È facile prendersela con tutti e gridare al vento d’essere stato ingannato ed agitare il fantasma di un complotto. Al di là delle causidiche affermazioni di chi è contro od a favore di tale sentenza, sta di fatto che quest’uomo è vittima dei suoi errori ma, soprattutto, di una magistratura capziosa, imprevedibile e fondamentalmente ostile.

La questione se governa bene o male, in fondo, è secondaria. Il fatto è che egli è indigesto, perché è venuto dal nulla, ha sfruttato amicizie e conoscenze, ha creato un impero, è l’uomo più ricco d’Italia ed ora anche il più potente, piace alle mamme ed alle donne, sembra essere democratico ed alla mano. Va anche a donne, il che è singolare per molti politici nostrani. Il troppo stroppia, dicono in Abruzzo. Questo gigante ha i piedi d’argilla, come tutti coloro che, per un verso o per un altro, l’hanno preceduto, da Craxi ad Andreotti a Piccoli a Spadolini a Prodi e così via.

La Presidenza del Consiglio di questo Paese malato è sempre stata al centro di scandali, di omissioni, di complicità sospette, d’inchieste giudiziarie finite molto spesso nel porto delle nebbie del Tribunale di Roma.

La questione è se, a fronte d’una sentenza che ricorda al Governo, tardi e male, che occorre una legge costituzionale (il che è, dopo tutto, solo un fatto formale) è tale da mettere in crisi il voto popolare. Certamente no. Ecco perché la reazione scomposta dell’uomo, comprensibile sul piano umano, è inaccettabile per un uomo di Stato, il cui silenzio avrebbe fatto paura, invece di alimentare polemiche facili e pretestuose.

La stampa estera, pressoché unanime, parla di grave crisi politica. La crisi c’è, anzi, c’è sempre stata. Si è solo leggermente acuita. La crisi è nella qualità degli uomini che ci rappresentano, becchini quando si è alla fine ed osservanti famuli all’inizio, vogliosi di potere. Ma il Paese, dov’è?

Il Paese, nonostante tutto, è con il nostro eroe perché si è ormai radicata la convinzione che il PDI sia allo sfacelo, che il Casini sia solo un bello neutro in perenne attesa d’essere l’ago della bilancia, il Di Pietro un energumeno verbale che attacca per non essere attaccato e così via. Non c’è opposizione così come, in fondo, non c’è maggioranza coesa ma solo costretta dalla necessità.

Il sistema è talmente malato che l’ipotesi di un Governo “tecnico” fa sorridere. Per fare che? Ci sarebbe talmente tanto da fare che occorrerebbe un governo fatto da Svedesi o Canadesi per mettere mano alle riforme, cancellare i privilegi, stroncare la mafia e la corruzione strisciante, mettere in ufficio i magistrati con un orario di lavoro e costringere gli imprenditori a rispettare le regole di sicurezza, tanto per fare qualche esempio. Non dovrebbero aver paura di non essere rieletti dal popolo scontento. Ma questa è un’ipotesi impossibile.

Anche parlare di elezioni è una grande sciocchezza. A parte il costo, se l’elettorato riconfermasse a gran voce Berlusconi? Scomparirebbero tutti gli altri. E, poi, le elezioni regionali sono a marzo prossimo. Se proprio dovesse accadere qualcosa, accadrà molto presto.

Allora? Tanto rumore per nulla.

L’attuale Governo dovrebbe trarre una lezione importante da tutto ciò: parlare di meno e fare. Le convulsioni più o meno isteriche del Bossi, che ha milioni di Padani pronti alla rivoluzione o di Fini o di Schifani, tesi a ricucire lo strappo con il Quirinale ed a salvare le loro teste per l’avvenire, lasciano il tempo che trovano.

C’è un grande affannarsi ognuno a dire la propria, a farsi vedere nei talk show, a sovrapporsi e ad urlare le proprie convinzioni. La televisione evidenzia fantocci e mascalzoni, molto più di quanto non sembri. Il pubblico giudica, con altri criteri, ed in genere si annoia. Bene fa il Santoro a portare sullo schermo facce e corpi conosciuti da molti. Almeno, ci sentiamo di casa, fra cantatori e veline e prostitute d’alto bordo. Ma è questo davvero quello che vogliamo?

Si faccia la privatizzazione della RAITV, si aboliscano le Provincie, si riformi la Magistratura, il sistema bancario e quello delle assicurazioni, si faccia la TAV, si stimoli realmente la piccola imprenditoria italiana.

Basterebbe poco per cambiare il volto di questo Paese. Hanno la maggioranza, l’hanno cercata ed ottenuta. Che la usino.

Stelio Venceslai

Roma: domenica 11 ottobre 2009


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