Lunedì 03 Maggio 2010 15:30

Mentre me leggo er solito giornale….

Scritto da Administrator

di Alfredo Martini

Amare considerazioni sulla stampa di oggi, rimembrando l'incipit di una poesia di Trilussa

L’incipit della poesia di Trilussa, intitolata “All’Ombra”, ripropone l’atto quotidiano della lettura di un giornale. Da qualche mese la lettura del giornale ha perso gradualmente ogni interesse. Le prime dieci pagine sono dedicate alle “scappatelle” del premier e agli aspetti collaterali di tali “scappatelle”. La crisi economica, i posti di lavoro a rischio, sono diventati secondari. Al tentativo di far contenere tanto inutile spreco di carta, si replica con l’evidenziazione di un tentativo di ledere il diritto all’informazione.

Ma che cosa è il solito giornale? Trenta pagine di pubblicità palese e altrettante di pubblicità occulta; pettegolezzi, pettegolezzi che si concludono con una battuta saccente che solo il giornalista scrivente capisce e apprezza. Che l’autore dell’articolo spesso abbia delle qualità è indubitabile, ma quando “lodarti giornalista vuoi tu, né bello né bravo né capace sei tu”. Il giornale in questione è quello che va per la maggiore. Settandadue pagine di cartaceo suddivisibili in questo modo. Le prime dieci/quindici da ignorare. Se un lettore sentisse il bisogno di pettegolezzi di bassa lega può, dal parrucchiere o dal barbiere, leggere una rivista specializzata in pettegolezzi che in barbarismo si definiscono gossip.

È un cattivo modo di fare giornalismo teorizzando tra veleni e veline. Ma fare il giornalista rende. Un opinionista “bravino” ammette di essere tra gli eletti che guadagnano poco più di 200.000 euro l’anno. Grosso modo 40 milioni al mese delle vecchie lire.

E evidente che quella del giornalista sia una professione ambita e ben remunerata. Il piagnucolio dei precari del giornalismo non fa tenerezza: se in tanti, troppi, aspirano a fare i giornalisti, evidentemente rende o si è certi che renderà.

In passato, il giornale durava un giorno. Oggi il giornale dura fino all’esaurimento della notizia che, occasionalmente, ha fornito un motivo di interesse attorno ad un giornalista che ha scovato un filone. Con la scusa del diritto all’informazione, taluni giornalisti distruggono le persone. Lo scopo è quello di aumentare la vendita del giornale, specie quando il direttore è remunerato anche ad un tot a copia venduta (sic!) e quindi che importa se qualcuno si suicida perché distrutto da calunnie che il giornalista che ha fatto lo scoop (ma questo barbarismo giustifica la distruzione di un essere umano?) risolve con un ce ne scusiamo con l’interessato e con i lettori. Ma il medico che si è suicidato, dice il giornalista, era «un zozzo», anche se aveva le mani che erano un dono della Natura e che aveva ridato la vita a tanti bambini.

Saltate le prime 10/15 pagine, con un occhiata di sfuggita ai titoli che da soli anticipano, ed esauriscono, il contenuto, il giornale diventa leggibile e interessante. Le pagine culturali sono di buon livello, quelle sportive accettabili.

Qualcuno ha sostenuto che allo stato dei fatti i giornali dovrebbero farli i giornalai e venderli i giornalisti. Sembra, d’acchito, una battuta da giornalista di giornale nazionalpettegolo, ma, alle ore undici del mattino, il giornalaio è in grado di fare una sintesi perfetta dello stato di salute dell’economia, della politica, della moda e dello sport. Oggi meno Repubblica e più Messaggero, il Giornale sta là, il Corriere alle nove era già finito. Le riviste Panorama e l’Espresso non tirano più. La settimana enigmistica va alla grande. La Gazzetta dello Sport insegue il Corriere dello sport.

Alle ore 11.00 del mattino (ricorda tanto “alle cinque della sera”), il giornalaio è un filosofo che può intrattenere il cliente tardivo sulla qualità degli articoli contenuti in alcuni giornali. Il pubblico dei lettori, orientato anche dai titoli contenuti nei giornali e anticipati dalle rassegne stampa trasmesse dalla TV, acquista il giornale indicato dal giornalaio filosofo a prescindere dalla fedeltà a un determinato giornale. Ovviamente è un suggerimento per i pensionati che escono a prendere il giornale, il caffè, incontrare gli amici. In questo caso il giornale è un piacere riservato a chi ha tempo.

Alfredo Martini

Roma: domenica 11 ottobre 2009


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