|
di Temistocle Sidoti
La crisi culturale della sinistra movimentista che mette ancora a tacere la voce dei vinti
Ricordo che nel Febbraio 2003, in un pomeriggio grigio e piovoso, la mia vita pellegrina mi vedeva a Padova dove mi trovavo ramingo per miei impegni personali.
Lessi sul giornale locale che Gianpaolo Pansa, un giornalista torinese che avevo conosciuto una decina di anni prima a Torino, in una mia vita precedente spesa per la Fiat, avrebbe presentato un suo libro (Il sangue dei vinti), un’altra sua testimonianza sugli anni della Resistenza (argomento per me sempre interessante e anche misterioso e su cui avevo tante curiosità).
Con un amico, incuriosito da notizie su Pansa lette sui giornali e per salutarlo dopo tanti anni, ci recammo in questa libreria del centro di Padova, vicino al Caffè Petrocchi.
Mi spingeva una curiosità verso un periodo per me pieno di interrogativi in quanto il fenomeno della Resistenza, pur potendo affermare per motivi anagrafici “io c’ero”, mi aveva visto lontano testimone in quegli anni di dopoguerra (1943/1945), nella mia Sicilia dove la Resistenza era stata vissuta molto blandamente in quanto si era trattato soprattutto di una realtà del Nord-Italia, laddove gli episodi ed i delitti di una “guerra civile” spietata erano stati così nefandi.
Pansa aveva già iniziato da poco la sua presentazione in questa libreria di piccole dimensioni, con diversa gente anche per strada tanto lo spazio era limitato.
Dall’età dei presenti, era chiaro che la piccola folla (un centinaio di persone e anche più) non era tutta rappresentata da nostalgici di destra, ma forse spinta dalla mia stessa curiosità nei confronti di un periodo così ricco di avvenimenti e così controverso.
Ad un certo punto, all’improvviso, un gruppetto di persone (non più di dieci), con sciarpe avvolte attorno alla faccia per coprire il volto, urlando slogan antifascisti (eravamo nel 2003, incredibile!), hanno fatto irruzione armati di bastoni e mazze (una anche di baseball), minacciando e lanciando urla di insulti nei confronti di Pansa e dei presenti.
La cerimonia fu sospesa ed i presenti furono costretti ad andarsene, senza conseguenze fisiche come poi lessi sui giornali.
Nessuna traccia di autorità di polizia, naturalmente (l’aggressione era stata fulminea ed a sorpresa) e tutti sono subito scappati.
Ma perché vi ho raccontato questo episodio?
Perché leggo che ancora oggi, dopo oltre un anno di Governo Berlusconi, con una sinistra in grossa difficoltà ed un centro-destra che sfiora il 70% di gradimento nel paese, ancora oggi, sempre nel Veneto (stavolta a Cittadella), Pansa ha avuto ancora difficoltà a presentare un suo libro, sempre su quel periodo.
Quindi ancora oggi, in certe regioni “rosse” della nostra Italia, a fine 2009, non è possibile parlare di “guerra civile” (e cos’è stata ,sennò’?), negata in quanto per questi residuali comunisti esiste solo la verità della Resistenza, la verità dei Vincitori!
Ma non esiste quindi la verità della parte perdente, cioè dei fascisti?
Prevale cioè ancora la retorica, le bugie, le omissioni che rappresentano l’ultima trincea di una sinistra allo sbando,che si avvia cioè all’autoeliminazione senza accorgersene.
Sono ancora presenti allora i resti di un negazionismo ottuso e miope, che portano i comunisti residuali a negare l’esistenza di tanti omicidi di quel periodo perpetrati dai partigiani e spacciati per lotta di classe; tante vendette senza motivo; le uccisioni di innocenti conseguenza di meschine delazioni, l’accanimento barbaro contro le donne accusate senza prove di stare dalla parte dei fascisti, talvolta per cattiverie di persone astiose (bastava proprio poco per morire!); i sequestri dei possidenti restii a pagare le taglie imposte dagli squadroni della morte; e potrei continuare….
In definitiva, prevale la verità dei vincitori contro il silenzio forzato dei vinti: in nome sempre di un comunismo ridotto alla canna del gas con i pericolosi sussulti di una agonia prolungata.
Io sono sinceramente e personalmente preoccupato che questa minoranza di italiani ancora così carichi di odio possano portare a gesti sconsiderati, nel concetto scellerato del “tanto peggio, tanto meglio”.
Temistocle Sidoti
Roma: giovedì 5 novembre 2009
|