di Raffaello Uboldi
Un personaggio arguto ed eclettico, che conserva intatta la sua intelligenza e finezza mentale.
Novant’anni alle spalle,ma la mente vigile, i giudizi conditi da quel tanto di disincantata ironia che gli è propria. Nel ricevere il prestigioso Premio Golfo del Tigullio per la sua attività di scrittore, Giulio Andreotti traccia questo ritratto dell’Italia e degli italiani: «Abbiamo delle doti costanti, fra l’altro l’attitudine a non drammatizzare che qualche volta, vista dall’esterno, può sembrare scetticismo. Ma a mio avviso è una grande risorsa perché porta il vantaggio, di non vedere mai un dramma irreversibile».
Tanti anni di vita e di attività politica, come li giudica?
“La politica dà soddisfazioni, qualche volta può dare anche gloria, e questo termine mettiamolo tra virgolette, però ne è sempre vivo il senso cioè è più quello che non riesci a fare che quello che riesci a fare quindi hai sempre delle limitazioni obbiettive. Una cosa è scrivere un trattato politico, altra cosa è dover assolvere a un mandato politico”.
Quale è stato il momento peggiore della sua carriera politica?
“Ho avuto momenti buoni e momenti difficili. Il momento peggiore fu la morte di De Gasperi. Ho sentito la morte di De Gasperi più di quella di mia madre. Si spegneva qualcosa che ti portava via con sé. Non è solo l’affetto che provavo nei suoi riguardi a farmi dire questo. Il fatto è che se mi guardo in giro di De Gasperi non ne vedo”.
C’è una sua frase famosa: “Il potere logora chi non ce l’ha”. Conferma o smentisce?
“Lo confermo, perché parlando da un punto di vista esclusivamente culturale una persona può conoscere i precedenti, la storia, la geografia, ma se non ha gli strumenti in mano per realizzare quello che vuole fare, conta poco. Poi magari conterà fra dieci anni, quando si ricorderanno chi fosse, ma per il momento no, al momento non è nessuno”
Raffaello Uboldi
Roma: venerdì 18 dicembre 2009








