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di Maurizio Navarra
Sembra vogliono tutti andare in Artiglieria, forse mal interpretando l'espessione gergale riferita al movimento retrogrado dei cannoni allo sparo.
Il nostro ministro della Difesa, Ignazio La Russa, si impegna recentemente a spiegare che nelle nostre Forze Armate non esiste alcuna discriminazione nei confronti degli omosessuali che hanno pieno titolo ad indossare l’uniforme e servire in armi il proprio Paese. Del resto, è notizia di questi giorni, anche le Forze Armate USA modificano il loro atteggiamento sulla omosessualità dei propri militari non costringendo più nessun soldato a nascondere le proprie preferenze in fatto di sesso: la regola che si sta superando è che un omosessuale poteva tranquillamente essere soldato e gay, purché ciò non divenisse di dominio pubblico o che non se ne parlasse apertamente. Una regola semplice e pragmatica, consona all’educazione ed alla tradizione anglosassone e rispettata per molto tempo.
Quello che non riesco a comprendere, il mio lettore unico sa che sono poco elastico ed ho tendenze all’ottusità che si aggravano con il carico degli anni, è come mai il “mondo gay” improvvisamente si senta così interessato ad indossare uniforme e stellette. Ma come, è una personale riflessione che viene da alcune mie reminiscenze del passato, quando il servizio militare era di leva ed obbligatorio per tutti, come non ricordare che la persona di orientamento omosessuale sbandierava alle commissioni incaricate di selezionare i “coscritti” le proprie tendenze, ostentandole in ogni modo, anche talvolta ricorrendo all’espediente di presentarsi alla visita di arruolamento indossando vestiti femminili e trucco?
C’è di più. La vita militare era, mi sembra di ricordare, vista con molto disappunto e diffidenza dall’omosessuale e non era ritenuta adatta a chi voleva adottare, con l’essere “gay”, uno stile di vita decisamente lontano se non avverso ad una esistenza condotta addestrandosi – questa è poi nella sostanza la missione dei militari – a sopprimere fisicamente un ipotetico “nemico”.
Ecco la mia meraviglia. Cosa succede al mondo gay? Ha improvvisamente mutato la propria natura passando dalle tendenze pacifiste alle tendenze guerrafondaie? In buona sostanza. Qual è l’interesse che oggi attira i giovani gay alla vita militare che finalmente, cessato l’obbligo di leva, non è più obbligatoria per nessuno? Cosa succede, l’immagine delle nostre Forze Armate si è talmente trasformata da essere ritenuta perfino accattivante? Mi chiedo, questo cambio di atteggiamento può derivare, magari passando attraverso messaggi subliminali, dalla presenza nelle Forze Armate delle donne? Magari questo succede perché, in fondo, essere un soldato è una sicura occupazione statale?
Chiarisco. Non ho nulla di negativo da dire nei confronti degli omosessuali, esattamente come non ho nulla di negativo da dire nei confronti degli eterosessuali: ogni persona ha il sacrosanto diritto di gestire se stessa ed il proprio corpo come meglio crede e secondo le sue inclinazioni. Non voglio fare morali o moralismi che sarebbero fuori di luogo. Parlo ovviamente sempre a livello personale: sono infastidito (omo o etero è uguale) da chi ostenta le sue tendenze erotiche sino a farle diventare un vessillo o un comodo apriscatole per fare carriera. Gli omosessuali vogliono fare i soldati? Non mi interessa. La cosa importante è che facciano questo mestiere con competenza e bravura evitando, magari, di divenire simili alla esilarante caricatura del sergente gay nell’indimenticato film MASH di Altman!
Maurizio Navarra
Roma: venerdì 12 febbraio 2010
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