Lunedì 03 Maggio 2010 15:44

Tutto sbagliato, tutto da rifare?

Scritto da Administrator
di Maurizio Navarra

Sembra ancora avere ragione Gino Bartali. Ma è davvero tutto sbagliato e tutto da rifare?

Da ragazzino ero bartaliano. Ho continuato ad esserlo nel tempo, anche e soprattutto quando il vecchio Gino, oramai sceso di bici, tuonava nel suo bel dire “toscanaccio” quel: “Gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare!” commentando quasi sempre così le mille, epiche, vicende del “Giro”.Se ci pensiamo bene, e non a caso ho parlato di un Gino Bartali oramai “vecchio” e sceso dalla sua possente bici, quando si comincia a pensare che tutto ciò che ci circonda è vecchio, sorpassato, obsoleto dovrebbe suonare un campanello di allarme ed accendersi il classico “led” rosso che avverte che qualcosa non va nel nostro motore. Anche io appartengo alla categoria di quelli che sono “scesi di bici” da qualche anno … mi ostino solo a dire che non sono in pensione o in quiescenza, ma in albergo e attivissimo! Chiedo anche per questa considerazione mille volte scusa a tutti i lettori, ma quando si comincia a pensare che tutto il mondo che ci circonda non funziona, che fa acqua da tutte le parti, che sta colando a picco o poco ci manca … beh … vuol dire, è una mia opinione ben inteso, che tendiamo a ritrasmettere a tutto quanto ci circonda i piccoli o grandi problemi fisici che (accidenti!) l’età … matura porta con se: una “ipocondria civica”, dunque! Lamentarsi è del resto facile, fa immediatamente presa sull’emotività della gente che, in ciò mi dico profondamente convinto, è più propensa a compatire le sconfitte e piangere che plaudire alle vittorie. Sarà! Forse è un atteggiamento più o meno consapevolmente scaramantico … però … se un altro piange, è certo, non sono io ad essere direttamente colpito dal dolore! E’ a questo punto maledettamente facile vedere il bicchiere costantemente “mezzo vuoto”, e per di più si raccoglie con questo assetto dialettico immediatamente il consenso di tutti perché, siamo onesti, ciascuno di noi ha sempre qualcosa da rivendicare, ha sempre da segnalare difficoltà e vicende negative che ci hanno coinvolto direttamente o che hanno coinvolto persone a noi vicine. Riflettendoci ancora più a fondo, si capisce perché i primi “piagnoni” in campo nazionale pressoché costantemente sono quelli dell’opposizione. Più che pessimismo si tratta di un ruolo istituzionale.Quando si è realmente vecchi non per motivi anagrafici, ma nel cuore, viene maledettamente facile trincerarsi dietro ad un pessimismo di maniera che altro non è (forse) che il rifiuto di percepire in modo positivo quel che ci circonda: in sintesi il rifiuto è soprattutto rinuncia. A questo punto, è consequenziale, non rimane che pronunziare un veramente obsoleto “Ai miei tempi ...” e tuffarsi nella nostalgia per un passato che senza dubbio non era più bello del presente. Ma era un passato nel quale si aveva un bel numero di anni di meno sulla schiena!Una premessa forse sovrabbondante, addirittura trasbordante, per una breve considerazione di fondo. Come vanno le cose oggi in campo sociale, politico ed economico? Proviamo a non dire che va tutto male e che Annibale è alle porte: è maledettamente troppo facile. Lasciamo questa incombenza a chi si sente di salire sul pulpito a recitare la parte del Savonarola di turno che, pur in buona fede attanagliato in concezioni apocalittiche, non riuscì ad interpretare con correttezza la grandezza e la cultura che esprimeva la corte medicea. Proviamo perciò a dire che se le cose vanno come vanno, la responsabilità non va genericamente ascritta al governo (qualsiasi esso sia) al perverso potere economico che in nome del profitto tutto domina, all’immobilista potere religioso che vorrebbe imbrigliare il progresso, per concludere magari lanciando strali ai giovani (è un classico!) che appaiono flosci e non sono più capaci di idealità. Meglio, prima di lanciarsi su questi veri e propri “quaresimali” fermi al “memento mori” più che alla contemplazione del mistero della Resurrezione, sarebbe forse più leale comprendere quale quota parte di responsabilità abbiamo noi e in che direzione dobbiamo concentrare le nostre forze perché quel che va in questa società abbia incoraggiamento. Intanto fare, e fare bene. Se ciascuno, anziché mugugnare, fa infatti il suo, pur nel suo orticciolo di pertinenza, le cose andranno meglio.

Maurizio Navarra

Roma: venerdì 16 aprile 2010


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