La cronaca di ogni giorno è purtroppo ricca di svariati episodi di bullismo e violenze di ogni tipo, per di più oggi rilanciati nel web dove l’inimaginabile è cosa normale. Perché i giovani d’oggi appaiono così degenerati?
Numerosi commentatori disapprovano la crescente incapacità di molte famiglie a porre delle regole ai propri figli e la loro opinione è rafforzata da quella degli insegnanti secondo i quali molti bambini manifestano difficoltà a rispettare i limiti e ad accettare le regole proprio perché i loro genitori non sono capaci di dare le regole ma ancora di più non sono capaci di farle rispettare.
Certo non è questa la sola causa delle devianze nei comportamenti sociali, ma l’educazione che i nostri figli ricevono nei primi anni di vita è sicuramente un fattore fondamentale per dare loro modo di fronteggiare delusioni, frustrazioni e le altre difficoltà che la vita pone quotidianamente a tutti.
C’è da dire che la fase educativa nei primi anni di vita è molto complessa perché al processo di formazione contribuiscono, oltre ai genitori, la figura della madre, della maestra della scuola materna, dell’asilo, il contesto sociale, anche le ore passate spesso in solitudine dal bambino davanti alla TV e precocemente davanti ad Internet.
Dialogo, sostegno e regole sono i tre pilastri di una buona educazione, ma mentre per i primi due i genitori non trovano molte difficoltà, nei confronti delle regole invece, sorgono i maggiori problemi. I genitori infatti, pur essendo consapevoli che le regole sono necessarie per il benessere del figlio, spesso rinunciano ad applicarle per vari motivi, in particolare per la difficoltà a resistere ai “capricci”. Ma il bambino ha bisogno di mettere alla prova se stesso e le proprie capacità esattamente attraverso lo scontro con la realtà.
Ed è naturale che reagisca alle limitazioni negativamente, con rabbia ed ansia, perché questi conflitti sono momenti assolutamente normali, fondamentali al suo sviluppo, necessari per costruire la propria sicurezza e le relazioni sociali positive.
Sta di fatto che molti genitori vivono i rifiuti dei figli come il segno visibile della propria incapacità o addirittura del proprio fallimento come genitori e preferiscono scegliere la strada del permissivismo, assai pericolosa perché frustra tutto ciò che è naturale nello sviluppo del bambino, la ribellione, la sfida, cause di debolezza e fragilità.
In conclusione, la mancanza di valori forti che le famiglie non trasmettono più, i genitori che hanno rinunciato a fare i genitori, il considerare i propri figli come teneri e allegri compagni di giochi o amici con cui condividere emozioni piacevoli, il consumismo, il calo della tensione etica, l’invadenza dei media, genera profonde insicurezza nei giovani e li spinge a cercare punti di riferimento all’interno di affascinanti e perversi gruppi di ribellione e di violenza contro gli altri e contro se stessi.
Cosa fare dunque? L’unica via per assicurare un futuro migliore appare quella di affrontare con decisione il compito non certo facile di genitore educatore, riconoscere il proprio ruolo formativo ed accettare i momenti di conflitto come aspetti inevitabili e necessari del percorso educativo del proprio figlio, perché è bene ricordarlo, le frustrazioni e la sofferenza per superarle sono ciò che aiuta a crescere in modo sano.
Orietta Matteucci, Segretario Generale Futurh@nd Onlus
Certo non è questa la sola causa delle devianze nei comportamenti sociali, ma l’educazione che i nostri figli ricevono nei primi anni di vita è sicuramente un fattore fondamentale per dare loro modo di fronteggiare delusioni, frustrazioni e le altre difficoltà che la vita pone quotidianamente a tutti.
C’è da dire che la fase educativa nei primi anni di vita è molto complessa perché al processo di formazione contribuiscono, oltre ai genitori, la figura della madre, della maestra della scuola materna, dell’asilo, il contesto sociale, anche le ore passate spesso in solitudine dal bambino davanti alla TV e precocemente davanti ad Internet.
Dialogo, sostegno e regole sono i tre pilastri di una buona educazione, ma mentre per i primi due i genitori non trovano molte difficoltà, nei confronti delle regole invece, sorgono i maggiori problemi. I genitori infatti, pur essendo consapevoli che le regole sono necessarie per il benessere del figlio, spesso rinunciano ad applicarle per vari motivi, in particolare per la difficoltà a resistere ai “capricci”. Ma il bambino ha bisogno di mettere alla prova se stesso e le proprie capacità esattamente attraverso lo scontro con la realtà.
Ed è naturale che reagisca alle limitazioni negativamente, con rabbia ed ansia, perché questi conflitti sono momenti assolutamente normali, fondamentali al suo sviluppo, necessari per costruire la propria sicurezza e le relazioni sociali positive.
Sta di fatto che molti genitori vivono i rifiuti dei figli come il segno visibile della propria incapacità o addirittura del proprio fallimento come genitori e preferiscono scegliere la strada del permissivismo, assai pericolosa perché frustra tutto ciò che è naturale nello sviluppo del bambino, la ribellione, la sfida, cause di debolezza e fragilità.
In conclusione, la mancanza di valori forti che le famiglie non trasmettono più, i genitori che hanno rinunciato a fare i genitori, il considerare i propri figli come teneri e allegri compagni di giochi o amici con cui condividere emozioni piacevoli, il consumismo, il calo della tensione etica, l’invadenza dei media, genera profonde insicurezza nei giovani e li spinge a cercare punti di riferimento all’interno di affascinanti e perversi gruppi di ribellione e di violenza contro gli altri e contro se stessi.
Cosa fare dunque? L’unica via per assicurare un futuro migliore appare quella di affrontare con decisione il compito non certo facile di genitore educatore, riconoscere il proprio ruolo formativo ed accettare i momenti di conflitto come aspetti inevitabili e necessari del percorso educativo del proprio figlio, perché è bene ricordarlo, le frustrazioni e la sofferenza per superarle sono ciò che aiuta a crescere in modo sano.
Orietta Matteucci, Segretario Generale Futurh@nd Onlus








