Mercoledì 05 Maggio 2010 08:54

Fondi pensione: la genesi della (in)sicurezza. di Erostrato

Scritto da Administrator
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È falso affermare che il sistema pensionistico non sarà in grado nel 2030 di erogare le pensioni perchè il problema vero è che lo Stato dovrà corrispondere le così dette pensioni sociali anche a innumerevoli immigrati, extracomunitari e…precari.

Antipolitica è un termine del quale si compiace quella che Rugantino definirebbe "accozzàja de’ ridicoli".
I nostri “politici” dovrebbero tenere, tutti, sul comodino una copia del saggio di  Guido Dorso "Dittatura, classe politica e classe dirigente", per il quale la classe politica deve essere intesa come minoranza  organizzata allo scopo di dirigere la società umana e di conseguire i migliori risultati collettivi possibili; il che mentre giustifica la gestione del potere da parte della classe politica, svela altresì i veri rapporti esistenti tra minoranza organizzata e massa.

I politici che oggi si indignano non hanno nessuna di quelle qualità, anzi sono degli autentici uomini “senza qualità”.


Ciò di cui il cittadino comune, pensionato o lavoratore dipendente, sente la mancanza è la sicurezza e i più indignati sono quelli che pagano le tasse fino all’ultima lira cioè i pensionati  e i lavoratori dipendenti.

I pensionati NON sono un peso per la società ma bensì lo è il loro costo e il loro peso che rischiano di diventare, per lo Stato, sempre meno sostenibili. È un tema questo che evidenzia come la così detta classe politica sia inadeguata per il compito per il quale si è candidata.

Un lavoratore dipendente che ha versato nel corso della vita lavorativa 2 miliardi delle vecchie lire, percepirà una pensione pari al 2-2,5% dell’importo versato. L’Ente, quindi dovrebbe essere sempre in attivo, anzi particolarmente in attivo. Invece non è così.
Le prestazioni a sostegno del reddito (Cassa Integrazione guadagni ordinaria; Cassa integrazione guadagni straordinaria; integrazioni salariali in agricoltura; Fondo nazionale per le politiche migratorie) sono erogate a carico dell’INPS, come pure altre provvidenze a favore dei lavoratori dipendenti,  autonomi e parasubordinati.
Il tema vero delle pensioni riguarda gli autonomi che, non avendo quasi mai versato o versato degli importi ridicoli, si giovano delle così dette pensioni sociali, inventate da un certo governo che, irresponsabilmente, le ha poste a carico dell’INPS.

Facciamo un po’ di storia.
A partire dal 1957 vengono costituite tre distinte Casse, per i coltivatori diretti, mezzadri e coloni, per gli artigiani e per i commercianti. I versamenti dei contributi dovuti non vengono eseguiti dagli interessati.
Nell’agosto 1961 furono iscritti nei ruoli ordinari di 1° serie anche i contributi malattia e di pensione per gli artigiani, i commerciati e i lavoratori agricoli. Se i lavoratori dipendenti erano assistiti prevalentemente dall’INAM, gli autonomi erano assistiti prevalente dalle Casse Mutue Provinciali. I due enti, INAM e Casse Mutue Provinciali, garantivano ai soggetti iscritti il pagamento delle spese mediche od ospedaliere. Chi non beneficiava di tali provvidenze, dovute ai contributi versati, se non abbiente, veniva iscritto nell’elenco dei poveri e, quindi, in caso di malattia riceveva gratuitamente le prestazioni sanitarie necessarie e i medicinali presso le farmacie comunali.
Questo sistema ha funzionato, senza particolari difficoltà, fino al 31 dicembre 1973. Poi dal 1° gennaio 1974, il Paese impazzisce: il sistema retributivo sostituisce quello contributivo nel calcolo delle pensioni. Nasce la pensione sociale.
L’abolizione della ricchezza mobile, della complementare e dell’imposta di famiglia, porta nelle casse dello Stato montagne di miliardi imprevisti e la politica scopre non un tesoretto, come si direbbe oggi, ma una miniera d’oro.
I sostituti d’imposta, tutti lavoratori dipendenti, vengono assoggettati alla ritenuta alla fonte da parte dei datori di lavoro che, malgrado lo scetticismo generale, eseguono puntualmente i versamenti diretti dell’IRPEF.
I versamenti diretti, però, rendono agli esattori, un aggio inferiore a quello del 6,72%: dapprima il 3,36, poi, visto l’impegno minimale per tale forma di riscossione, sempre di meno. Lo Stato interviene, nel 1977, con un’integrazione dell’aggio, per mantenere gli introiti degli esattori agli stessi livelli del 1973.
Ma la massa enorme di entrate tributarie dovute all’IRPEF incoraggia i politici a fare le grandi riforme: quella del Servizio Sanitario Nazionale e quella delle pensioni. I costi della sanità si centuplicano. Ospedali che con i contributi dei lavoratori avevano bilanci in positivo di punto in bianco diventano una voragine di costi e, spesso, un esempio d’inefficienza. Le pensioni da pensioni a capitalizzazione diventano pensioni a ripartizione.
Quindi, secondo il legislatore chi lavora paga, con i suoi contributi, la pensione ai pensionati. Tolto il vincolo della capitalizzazione, che prevedeva che gli enti previdenziali investissero in beni immobili che, affittati, avrebbero dovuto garantire una rendita per il pagamento delle pensioni, all’INPS sono stati demandati i pagamenti di tutto.
In tal modo si è fatto carico all’INPS di problemi che istituzionalmente non gli competevano. L’INPS avrebbe dovuto riscuotere i contributi  ed erogare le pensioni. Gli altri temi e problemi avrebbero dovuto essere a carico alla Assistenza Sociale e, quindi del Ministero dell’Interno, tramite le Province, prime e le Regioni, poi.

Se i politici attuali conoscessero i misfatti dei loro predecessori, forse, direbbero e farebbero cose meno catastrofiche. Ma i politici non solo non conoscono certi temi, ma insistono, per soddisfare le pretese di certe associazioni, nel rendere più complessa la vicenda.

Adesso si parla e si legifera in materia di pensione integrativa: una perla per favorire le compagnie di assicurazione e le banche, oltre che i Sindacati, partendo dal presupposto che il sistema non sarà in grado nel 2030 di erogare le pensioni: è un’affermazione falsa che più falsa non si può.

È vero che con il sistema retributivo le pensioni non saranno più commisurate in base all’ultima retribuzione, ma se i futuri pensionati andranno in pensione a 65 anni e con 35/40 di contributi, non è possibile una previsione così fosca.

Il problema vero è che lo Stato potrebbe non essere in grado di corrispondere le così dette  pensioni sociali.
Infatti, se un autonomo seguita a versare contributi su un reddito minimale, non più di 10.000 euro l’anno e quindi non più di 1.600 euro l’anno di contributi, è chiaro che con il retributivo a fronte di contributi versati in 35 anni pari ad euro 56.000, percepirà una pensione annua di euro 1.680. Quindi, occorrerà, tramite la pensione sociale, garantire quel deprecato minimo di sussistenza, che, oggi ammonta a 500/600 euro mensili.

I percipienti degli assegni sociali sono destinati ad aumentare nel tempo.
Tutti gli emigrati che hanno diritto al voto (per corrispondenza) possono percepire la pensione sociale; tutti gli extracomunitari (anche se ora comunitari) avranno diritto alla pensione sociale al compimento del 60mo o 65mo anno di età (salvo scoprirsi tutti invalidi). Inoltre, la pensione sociale, giocoforza, dovrà essere corrisposta agli attuali lavoratori che, con un pizzico di disprezzo, vengono definiti precari.
È questo il tema che evidenzia l’esigenza della sicurezza. I precari sono spesso sfruttati e umiliati da “padroni”, che li considerano un sottoprodotto assunto per far fronte ad esigenze estemporanee di lavoro.

In sostanza, si perpetua una truffa nei confronti di chi paga le tasse, si privilegiano banche ed assicurazioni e sindacati che dovrebbero gestire i nostri soldi. Ma perché i cittadini non possono gestire direttamente il frutto del loro lavoro? Perché si continua a depredare, distribuendo e dissipando?

I fondi di pensione sono realmente una garanzia per i lavoratori? E se i sindacati, le banche e le assicurazioni decidessero di investire i soldi dei lavoratori su titoli ad alto rendimento e, quindi, rischiosi, c’è chi controlla e, soprattutto, chi pagherà?

Sono tutti interrogativi inquietanti e la crisi dei fondi immobiliari nordamericani che sta squassando i centri della finanza mondiale dovrebbe far riflettere - tutti -.
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