Mercoledì 05 Maggio 2010 08:57

Due chiacchiere sul plusvalore. di Laura Valvo

Scritto da Administrator
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I sindacati si sono mobilitati attraverso le firme da parte dei cittadini, chiedendo che nei programmi dei Partiti schierati per la corsa al nuovo Governo, venga presa in considerazione, con più determinazione, la questione...
... dell'aumento dei salari.

Richiesta legittima, considerando che l'aumento del costo della vita non è stato rapportato all'effettivo potere di acquisto.

Quale provvedimento potrà adottare uno qualsiasi dei Governi che verrà eletto? A quale sistema economico si ispirerà?

Il marxismo sostiene che il lavoratore viene defraudato dal sistema capitalistico in merito al plusvalore, ritenendo che il plusvalore sia la differenza tra il valore della prestazione lavorativa e il salario.

Ma cos'è il plusvalore?
E' tutto quanto viene prodotto col lavoro manuale senza che per questo il lavoro manuale venga gratificato.

Il punto non è che il plusvalore vada al lavoratore, ma solo che il plusvalore venga distribuito in modo appropriato.

Il contratto di lavoro viene stipulato sulla base del rapporto tra datore di lavoro e lavoratore e ha come oggetto la forza-lavoro e la sua retribuzione.
Si potrebbe stabilire un nuovo rapporto che  contempli la destinazione di una parte dei ricavi anche al lavoratore.
Il lavoratore  allora potrà conoscere e apprezzare la produzione del plusvalore e si renderà conto che senza di essa non può esistere cultura spirituale e neppure uno Stato di diritto, dato che tutto deriva dal plusvalore.

Cosa dobbiamo considerare in particolare nel rapporto tra vita economica e Stato politico in senso stretto?
Vi è qualcosa che viene recepito come spiacevole: il pagamento delle imposte.

Nel pagamento delle imposte bisogna notare che esse devono scaturire dal plusvalore, tenendo sempre presenti nella convivenza democratica le condizioni di vita dell'organismo politico.
Se lo Stato di diritto regola in modo corretto la vita giuridica all'interno della vita economica, se i diritti non sono solo interessi realizzati della vita economica, se nei parlamenti non siedono rappresentanti di categorie economiche, ma solo coloro cui spetta di decidere in merito ai bisogni dei cittadini, si potrebbe raggiungere una saggia regolamentazione della vita economica.

Si obietterà che quanto qui esposto è un'utopia.
Ma ciò che importa è che questa concezione possa ritenersi valida e che un sempre maggior numero di persone possa venirne a conoscenza a prescindere dall'attuazione almeno in questo contesto storico.
Le altre alternative che ci prospetteranno i Partiti saranno realistiche?
Temo che si barcameneranno sul deficit da ripianare, sulle tasse da abbassare, sull'adeguamento dei salari e tutto quello che sappiamo.

Seguiremo con attenzione la campagna elettorale, perchè come dice un amico: Io voto perchè esisto! Anche se preferisco Cartesio che diceva:"Penso, dunque sono"!


Laura Valvo

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