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Regolamenti e dialogo. "L'Opinione pubblica" afferma il direttore de La Discussione, "vuole cose concrete. E allora, al di là della riforma dei regolamenti parlamentari, basterebbe forse che ambo le parti – maggioranza e opposizione – riscoprissero il buon senso, ovvero il senso dello Stato"...
Pubblichiamo per maggiore diffusione un editoriale di Carlo Enrico Bazzani, direttore de La Discussione con il quale punta chiaramente il dito sull'opportunità condivisa ampiamente anche da il Movimento, che l'opposizione sia meno ideologicamente preconcetta e praticamente più costruttiva nell’interesse generale del nostro Paese.
Il governo va avanti. di Carlo Enrico Bazzani
Governo va. Va anche senza l’auspicato dialogo con l’opposizione disorientata e sconvolta dalle esternazioni populistico-giustizialiste del tribuno Di Pietro. Va come un rullo compressore approvando, una dopo l’altra, le misure previste nel programma. Il ‘pacchetto sicurezza’ è stato varato dalla Camera e sarà ratificato la prossima settimana dal Senato.
Certo non è un buon segno che nonostante l’ampia maggioranza conferitagli dagli elettori, sia costretto a ricorrere al voto di fiducia. E ciò su un provvedimento importante come quello per una maggiore sicurezza nella vita quotidiana dei cittadini che ragionevolmente dovrebbe raccogliere, al di là di singoli aspetti particolari, un ampio, comune consenso. Per carità! L’opposizione ha il sacrosanto diritto di svolgere il suo ruolo critico volto a migliorare a suo modo di vedere le misure proposte dal governo.
Ma quando ciò si traduce in una miriade di emendamenti, centinaia e centinaia, tali da bloccare di fatto l’iter e l’approvazione parlamentare dei provvedimenti, il governo – che ha l’altrettanto sacrosanto diritto e, soprattutto, dovere di governare – non può far altro che ricorrere allo strumento del voto di fiducia. È un azione necessitata, per altro non nuova e, in questo caso, non determinata da debolezza politica dell’esecutivo, ma non bella perché dà la sensazione che il governo se ne infischi del ruolo dell’opposizione; che quest’ultima sia pressoché inutile e che altrettanto lo sia l’intero Parlamento.
Un messaggio negativo che si trasmette al paese; un’ immagine ambigua di debolezza o di forza eccessiva del governo, ma anche di debolezza generale della classe politica incapace di dialogare e di trovare delle sintesi comuni, specie – ripetiamo - su provvedimenti di larghissimo interesse.
I qualunquisti e non solo (e ce ne sono tanti), comunque sono portati a concludere: ecco, anche sulle cose concrete litigano! In realtà basterebbe riformare i regolamenti parlamentari che, ferme rimanendo le garanzie del ruolo fondamentale dell’opposizione, dovrebbero rendere concretamente efficace e produttivo questo stesso ruolo.
C’è da chiedersi che senso abbia, oggi, con l’attuale sistema, presentare centinaia e centinaia di emendamenti spesso solo con intenti ostruzionistici, ben sapendo che saranno cancellati da un voto di fiducia. Un ‘rito’ inutile e dannoso perché ne fanno le spese anche quelle proposte di modifica che potrebbero essere utilmente discusse e accolte. Né, dati i tempi che corrono, è giustificabile che tale esercizio dell’opposizione possa essere fatto per ragioni mediatiche, di bandiera o elettoralistiche.
L’opinione pubblica è vaccinata a questo “giochino” e comunque è troppo presa nel fronteggiare i problemi del vivere quotidiano per prenderlo sul serio. Vuole cose concrete. E allora, al di là della riforma dei regolamenti parlamentari, basterebbe forse che ambo le parti – maggioranza e opposizione – riscoprissero il buon senso, ovvero il senso dello Stato: un’opposizione meno ideologicamente preconcetta e praticamente più costruttiva nell’interesse generale del paese; una maggioranza meno pigra nella consapevolezza della propria forza numerica e aperta effettivamente, non solo a parole, al confronto costruttivo con l’opposizione.
Carlo Enrico Bazzani
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