|
Navigare nell'attuale fase di mutamento degli equilibri geopolitici ed economici internazionali fronteggiando la crisi e contemporaneamente continuando a perseguire lo sviluppo, comporta necessariamente scelte difficili per tutti. (di Carlo E. Bazzani, direttore de La Discussione)
Scelte di adeguamento, di cambiamento, di riforma spesso dolorose, per governanti e governati. I primi rischiano gravi responsabilità storiche oltre all’impopolarità e alla protesta sociale; i secondi di rinunciare a status quo ormai consolidati. Ma non ci sono alternative né possibilità di temporeggiamento.
Non scegliere, ovvero non riformare il sistema Italia equivarrebbe a condannarlo al declino. Casi emblematici, sia pur di diversa tipologia, l’Alitalia e la Scuola. Entrambi travagliano comprensibilmente migliaia di lavoratori, ma non ci sono alternative. O si riforma o si muore.
Per l’Alitalia il Governo ha deciso di salvarla evitandone la svendita, praticamente la liquidazione, e con essa conseguenti gravi danni all’economia turistica nazionale. Da italiani tutti dovremmo augurarci che l’estenuante trattativa si concluda positivamente, ovvero con il minor danno possibile per la collettività.
E’ naturale e comprensibile che il sindacato, o meglio le nove ‘sigle’ del settore (e anche in ciò si configura un’anomalia del nostro sistema) si battano fino allo stremo delle forze per limitare i danni ai propri tutelati.
Ma ormai siamo ai tempi supplementari, anzi ai rigori…
Occorre scegliere. Occorre che in tutti prevalga il senso di responsabilità nei confronti dell’interesse generale. Se vogliamo davvero che il nostro Paese continui sulla strada dello sviluppo, occorre rinunciare alle rendite di posizione e accettare anche di rimettersi in discussione cercando di aumentare la produttività personale e di sistema. Sacrifici?
Certo, purtroppo. Lo ha riconosciuto lo stesso superottimista Berlusconi prima e dopo la vittoria elettorale. Certo il Governo e le parti sociali devono dare il buon esempio con serietà e rigore, in primis nei confronti di loro stessi e, poi, dei cittadini. L’era dei privilegi e dei furbi deve finire. In questa indispensabile presa di coscienza e di responsabilità comune il ruolo del sindacato può e deve ancora essere molto importante.
Così come dovrebbe essere anche per l’opposizione politica. Di fronte alla gravità delle situazioni e dei problemi da affrontare, è avvilente registrare ancor oggi le strumentalizzazioni politiche di una sinistra che soffia sulla proteste e sulle rivendicazioni di parte, quasi che la soluzione dei problemi non fosse affar suo. La politica del ‘tanto peggio, tanto meglio’.
Così i sindacati della scuola siano responsabili ed evitino manifestazioni di chiara matrice politica. Nessuno ha il diritto di coinvolgere i nostri ragazzi in inutili e sterili manifestazioni di protesta che fanno solo del male alla scuola e agli stessi studenti. Si tratta cioè di proteste che rischiano di non far passare sui media le reali esigenze del personale docente, non docente, e degli alunni, e di buttare in disputa politica la reale esigenza di scambio e di confronto delle idee. Certo ogni trattativa, ogni riforma, contiene luci ed ombre e la critica è indispensabile.
Ma rispondere responsabilmente al ruolo istituzionale di rappresentanza sindacale e politica significa guardarle entrambe e sforzarsi di trovare il giusto equilibrio nell’interesse generale. Sarebbe grave miopia guardare solo ai tagli. E ciò vale non solo per l’Alitalia e la Scuola, ma come metodo. Un metodo nuovo che tutti, oggi più che mai, abbiamo il dovere di adottare se non vogliamo fallire come Paese, come società. Carlo Enrico Bazzani, direttore de La Discussione
|