Tutti gli autori della violenza sulle donne sono uomini. Ma non tutti gli uomini sono violentatori. Anzi. Alcuni di loro si muovono al fianco delle donne per mettere spalle al muro questa triste piaga sociale. (T.C.) da eurodonna.it
Lanciano campagne. Sottoscrivono appelli. Sviluppano progetti. Scandiscono slogan. “La violenza contro le donne ci riguarda, prendiamo la parola come uomini” è uno di questi. Urlato in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne dello scorso anno, gli uomini dell’‘Associazione Maschile Plurale’, replicano. In vista del 25 novembre, infatti, loro, nati come gruppo informale per la riflessione sull’identità di genere, tornano “a chiedere agli uomini di assumersi le responsabilità e l’impegno per un cambiamento che riguardi la nostra vita quotidiana, le nostre famiglie, gli ambienti di lavoro e di studio”. Come dire, non basta essere genericamente contro la violenza. E nemmeno solidarizzare con la mobilitazione che, il 24 novembre a Roma, vede scendere in piazza le donne. Vogliono proprio un cambiamento culturale. Perchè sono convinti che non hanno niente da perdere. Anzi: “Come uomini abbiamo un grande guadagno possibile da un cambio di civiltà: una maggiore ricchezza e intensità nell’esperienza del nostro corpo, della nostra sessualità, del nostro desiderio, delle nostre emozioni; una nuova capacità di cura di sé, dei propri cari, dei propri figli; una qualità migliore delle relazioni, tra noi uomini e con le donne; una vita meno ossessionata dalla competizione, meno segnata dalla violenza; un mondo di donne e uomini più civile e pacifico, più capace di rispondere a una nuova domanda di senso che attraversa la vita di moltissimi uomini”. Insomma, un rovesciamento degli stereotipi che assegnano all’uomo il ruolo fittizio di ‘macho’ al quale la cultura dominante l’ha costretto. Ed è per questo che è nato, per la sensibile intuizione della Onlus ‘Medici per i diritti umani’, il progetto ‘Maschio per obbligo’. Con l’obiettivo di “contribuire alla prevenzione della violenza sulle donne, avviando processi di liberazione del maschio da cliché oppressivi, disagianti e fonti di conflitto sociale e relazionale”. Che lo rendono violento. A tutto questo, da oltre 15 anni, uomini di tutto il mondo stanno cercando di ribellarsi. Con la ‘Campagna del Fiocco Bianco’. L’iniziativa, nata nel 1991 in Canada e approdata in Italia nel 2006, rappresenta ‘un impegno personale a non commettere mai, nè a giustificare o a rimanere in silenzio di fronte ad atti di violenza commessi contro le donne’. Indossare un ‘fiocco bianco’ è un modo per dire “nel nostro futuro non c’è posto per la violenza sulle donne”. Come fare? Domani uscirà il manuale, tradotto in italiano, della Campagna del Fiocco Bianco Canadese. Un vademecum per lavorare con le giovani generazioni sui temi della violenza sulle donne e sull’uguaglianza di genere. (Tania Careddu)
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