|
(seconda parte) Quando ad una crisi finanziaria di rilevanza planetaria non si riesce a dare una risposta…planetaria...di Massimo Ortolani, capo redattore de "ilMovimento"
Nella prima parte dell’articolo avevamo lasciato i due nostri giornalisti John e David intenti a trovare plausibili spiegazioni della crisi, sulle quali ricercare quindi soluzioni fattibili.
Il giorno seguente però, dopo aver palesato al loro caporedattore il principale dubbio sulla crisi che li attanagliava, J e D sembrano aver ricevuto una risposta molto poco lusinghiera: le loro ragioni sono pienamente condivisibili sul piano teorico, ma al lettore… questo non interessa, preso com’è da ben più gravi problemi.
A parere di Mr Undisclosure (U), il loro capo, i media ora devono interessarsi ai temi del come uscire dalla crisi e non a piangere sul latte versato. Per ragioni di budget e di mercato non si può passare troppo tempo a speculare nel buio brancolando tra fantasiose quanto inutili dietrologie su chi ha più colpa di un altro in tutto quanto è accaduto.
D. “Non ti sembra John, che U abbia sbagliato. Se ci avesse consentito di continuare nella direzione giusta avremmo potuto uscire con una suggerimento molto pratico.” J. “E cioè?” D. “Che una volta fatto il conto di tutte le partite incagliate o a perdita generatesi nella catena dei derivati da una sola operazione in perdita, si potrebbe arrivare a congelare semplicemente i pagamenti in catena. Ma lasciamo perdere.. Visto che dobbiamo invece concentrarci sui provvedimenti e le misure idonee ad attenuare l’effetto di tale crisi, ritengo che, oltre che a partecipare al capitale delle banche in crisi di liquidità i governi dovrebbero cercare anche di mitigarne l’impatto sull’attività corrente delle imprese, al fine di mantenere il più possibile stabile la domanda.”
J. “Giusto, il vero problema ora è il sostegno dell’attività corrente e della domanda complessiva non di quella per investimenti. Obiettivo che si potrebbe raggiungere consentendo a tutti gli organismi finanziari, e non solo alle banche, di continuare ad oliare i meccanismi del pagamento delle fatturazioni, al fine di evitare l’impatto eventuale di nuovi limiti di credito di fornitura imposti dalle paure conseguenti alla crisi, ma non oggettivamente supportati da recente calo di performances aziendali.” D. “Cosa intendi per oliare i meccanismi” J. “Mi riferisco ad ogni forma di iniezione di liquidità - diretta od indiretta – nel sistema economico, e a forme di garanzia dei crediti, che consentano appunto di evitare e/o di mitigare l’impatto di maggiore selezione avversa del credito alle imprese, che sembra si stia mettendo in atto a seguito della crisi.”
D. “Per quanto concerne i mutui immobiliari sottoscritti dalle persone fisiche a me invece è venuta in mente l’idea di ristrutturarne il piano di rimborso, ricalcolando la quota di capitale in forma decrescente nel tempo e viceversa crescente quella per interessi, contrariamente a quanto ora avviene. Ad esempio si potrebbe fare pagare una quota di interesse - sull’interesse residuo – eguale a quella della quota di capitale sul capitale residuo. L’importo delle rata complessiva rimarrebbe identico, ma il soggetto finanziato potrebbe diventare titolare di una consistente percentuale di proprietà entro pochi anni e non invece solo verso la fine del periodo di rimborso, come avviene ora. In modo da creare virtualmente minori ipotesi di pignoramento” J. ” Ma che dici? Andresti a scompaginare tutti i sistemi di collaterali, di poste di bilancio, di calcolo della redditività, di budget e di rifinanziamento che gli istituti finanziatori hanno in essere. E poi non potrebbe applicarsi a tutti i casi di mutuo a tasso variabile” D. “Ho pensato a questa obiezione, e la ritengo valida comunque, anche se a questo proposito andrebbe approfondita. Credo invece che il mutuatario non sarebbe interessato perché non in grado di valutare il beneficio di diventare proprietario della casa più rapidamente di quanto lo diventerebbe altrimenti, essendo unicamente interessato alla diminuzione della rata.” J. “Per i mutui a tasso variabile tale diminuzione potrebbe essere molto prossima, in relazione alle attese di ulteriore riduzione del tasso Euribor, se vi sarà una prossima riduzione del tasso ufficiale della banca centrale europea. Ma è possibile che a livello UE non si trovi un meccanismo istituzionale che favorisca od incentivi invece un avvicinamento dell’Euribor al tasso della banca centrale?
D. “E dei prodotti finanziari che sono comunque all’origine dei problemi di bilancio per gli organismi finanziari che mi dici? Da parte mia trovo in primo luogo che in questo momento sia necessario distinguere il loro impatto da quello connesso con la crisi di sfiducia ad essi connessa, Le dichiarazioni di possibile intervento nel capitale delle banche sono indirizzate a mio avviso prioritariamente a bloccare sul nascere fenomeni di panico tra la gente, che ad altro. J. “A mio avviso si tratterebbe di applicare un sistema parzialmente sostitutivo di interventi dello stato nel capitale degli organismi finanziari, che attenui l’impatto sui bilanci dei crediti in default con modalità del seguente tipo: tu organismo finanziario calcoli un credito d’imposta commisurato all’X% del valore di bilancio alla data Y di tali tuoi prodotti, e da restituire al fisco. Qualora tu abbia raggiunto, allo scadere del terzo anno successivo a Y, specifici obiettivi – da me stato definiti in termini di impieghi di particolare interesse nazionale – a partire da tale anno restituirai a me stato solo una parte J del risparmio d’imposta di cui hai usufruito nel triennio. D. “Ovviamente tutto ciò evitando operazioni di window dressing di bilancio da una parte ed evitando anche, dall’altra, che una siffatta misura possa essere tacciata di aiuto di stato o di distorsione della concorrenza” J. “Ovviamente. In tal modo si potrebbero anche ridurre quegli effetti indesiderabili di un rientro dello stato nella finanza, che l’esperienza del passato ci ha fatto conoscere. D. “E la difesa delle nostre aziende dal predatore straniero in un momento di crollo dei titoli?” J. “Non è un grande problema, in quanto i settori e le aziende strategicamente (e non politicamente) rilevanti per un paese non sono molte e quindi facilmente difendibili”
D.”Ma se anche con queste ed altre misure si riuscisse ad arginare l’effetto domino della crisi finanziaria, chi ci garantisce che non si riproponga fra un po’,come si ripropongono le bolle speculative a distanza di tot anni l’una dall’altra?” J.” E’ semplice: la diligenza del buon civil servant. Vale a dire la capacità dei controllori istituzionali di intervenire tempestivamente laddove sentore ed acume facciano loro intendere che si stiano generando abusi, con azioni di investigazione, di vigilanza ed anche con potere impositivo, naturalmente ” D. “Ma per fare ciò si dovranno cambiare non solo le regole operative degli attuali controllori nazionali ed internazionali, ma si dovrà creare una apposita commissione – con adeguati poteri - che in ogni paese e in ogni mercato finanziario, non solo UE o americano, ma anche russo, asiatico, ecc, possa intervenire in ogni momento senza preavviso a controllare, solo per fare un esempio, sul nascere come è stata valutato l’asset che si sta ponendo a garanzia del prestito, o quale sia l’esatto contorno dell’operazione da finanziare…” J. E a questo punto, data la perdita di credibilità delle società di rating, nelle modalità funzionali del futuro accordo di Basilea 3. si dovrebbe imporre il riferimento anche ai giudizi esprimibili da tale Commissione ai fini della stima del valore da attribuire a futuri particolari prodotti finanziar.”
D. “Stai sicuro che ci sarebbe sempre qualcuno pronto a dire che una commissione siffatta avrebbe troppi poteri difficilmente esercitabili in contesti istituzionali così variegati… ”
M.A.X
|