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Ho già avuto modo di scrivere del silenzio che, quasi per assurdo, deriva dal rumore assordante prodotto dalla sovrabbondanza di comunicazione...
...percezione intelligente lontano dalle sirene che vengono fatte suonare a bella posta per confondere e confonderci. Eppure vale la pena spendere alcune parole per tentare una sintesi di quanto accade. Il mondo ha “voluto” – ma sarà proprio vero che questa era una necessità reale? - un’economia globale, ha “voluto”, correndo dietro i dettami dei guru dell’alta finanza, che l’economia galoppasse libera da ogni vincolo e da ogni controllo. Appunto una corsa cieca, una turboeconiomia dove è stato tutto concesso a chi ha inventato sistemi per fare quattrini in fretta, a qualsiasi prezzo, a qualsiasi rischio. Da un mercato “virtuoso”, nel quale i valori delle merci, la valutazione dei prodotti disponibili nel mercato mobiliare, era basato su termini di concretezza e su livelli di rischio accettabili, si è passati ad un mercato “virtuale” nel quale la speculazione più incosciente si è via via impadronita di tutto e tutti. Nel mercato attuale, faccio un esempio, per il gioco dei futures non è necessario possedere un bene per rivenderlo e non è necessario possedere tutto il denaro necessario a comperare il bene. Si compera e si vende, in questo modo, allo scoperto ovvero giocando (questo è il termine più appropriato) sul valore di un bene al momento dello scadere di un contratto. Far crescere a dismisura il prezzo del petrolio aumentando in modo surrettizio la domanda potrebbe essere un vero e proprio gioco, se non fosse per le ripercussioni negative sull’economia reale.
La considerazione più elementare per una persona realmente esperta di economia è che questa forma esasperata di speculazione era soltanto in grado di creare una ricchezza fittizia, legata al rischio più spinto, capace di creare quelle che sono state definite le “bolle speculative” all’interno delle quali si osserva una lievitazione abnorme di movimenti finanziari in un clima di alta instabilità, capace di far scoppiare la bolla in ogni momento. Proprio come accade ad una bolla di sapone.
E’ un fatto. Chi ha visto camminare questo “re nudo” non ha dato nessun allarme, anzi ha al contrario continuato a lodare la bellezza e la fantasia del suo vestire. Molte aziende – e non solo quelle dell’economia libera – hanno fatto ricorso con spregiudicatezza a prodotti finanziari di alto rischio ritenendo che con questi sistemi fosse possibile coprire gravi carenze di bilancio. E le società di certificazione, anche quelle più blasonate, hanno garantito ai risparmiatori la solidità di chi basava su una mano di poker il suo sistema finanziario. Ora la situazione si è fatta effettivamente grave.
L’economia che era già da tempo, anche se nessuno lo ammetteva, in fase di stagnazione oggi punta in basso, verso una condizione di recessione che costerà a tutti lacrime e sangue. Vanno in crisi non soltanto settori piccoli o grandi del sistema produttivo o di intermediazione: cominciano ad andare in crisi gli Stati. Se si osserva con attenzione l’economia reale la situazione appare ancora più scura. I fatturati si riducono, in tutti i settori. I dettaglianti hanno difficoltà a vendere, le industrie si vedono contrarre gli ordini, il terziario risente della fase negativa e persino il primario è disorientato. Le aziende cominciano a liberarsi della manodopera in eccesso.
E la nostra politica perde tempo facendo la guerra dei numeri su una manifestazione di piazza che, nella sostanza, è apparsa necessaria soltanto a chi la ha organizzata. Il bello (o il brutto, come si vuole) è che la riforma Gelmini non ha assolutamente riformato nulla ed ha lasciato la scuola alla sua complessiva inefficienza. Il bello è che tutta la nostra comunicazione appare concentrata sul duello americano per la Casa Bianca, il bello è che qualcuno ritiene l’eventuale vittoria di Obama un avvenimento epocale capace di sconvolgere il mondo e magari mutare il nostro assetto politico.
Lo Stato deve muoversi. E in fretta. Occorre cercare risorse da gettare nel rilancio dell’economia reale, magari pigiando l’acceleratore su grandi opere pubbliche che facciano da forza trainante per il mercato ed occorre farlo in fretta prima che sia troppo tardi. Occorre coraggio da parte degli Istituti Centrali che dovranno necessariamente ridurre il costo del denaro per aumentare fiducia e circolazione monetaria. Occorre compattezza e serietà in tutte le forze politiche che dovrebbero, per una volta, fare a meno di azzuffarsi su questioni di mero puntiglio. Avrei visto, ed insieme a me tutti gli elettori, molto volentieri il Parlamento riunito ad oltranza per discutere provvedimenti urgenti sull’economia piuttosto che incanaglire sulla nomina di un giudice di corte costituzionale. Ma questo, nel nostro Paese, è soltanto un sogno.
Maurizio Navarra
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