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(terza parte) Quando ad una crisi finanziaria di rilevanza planetaria si cerca di dare una risposta planetaria. di Massimo Ortolani, capo redattore de "ilMovimento"
Nella seconda parte dell’articolo avevamo lasciato i due nostri giornalisti John (J) e David (D) intenti a discutere di alcune possibile misure governative idonee ad attenuare l’impatto della crisi. Ora li troviamo invece intenti a discutere delle risposte di alcuni lettori al testo pubblicato a firma congiunta sul loro prestigioso quotidiano finanziario.
D. “Sai, John, Mr U, il nostro capo è contento delle reazioni che l’articolo della scorsa settimana ha suscitato nei nostri lettori. Oltre 20 email sono giunte in redazione toccando molte delle proposte in esso contenute.. Alcune sono critiche, ma altre elogiano il coraggio con cui abbiamo affrontato una materia ancora così magmatica”. J. “Hai fatto bene ad usare l’aggettivo “magmatica”. D. “Ad esempio, un lettore se la prende con l’eccessiva enfasi con cui avremmo dato per scontato il fatto della mancanza di una risposta planetaria. E cita al riguardo la riunione del G20, dedicata interamente a questi temi” J. “Se questo lettore ritiene che il solo fatto di aver riunito i grandi della terra significhi di per se aver raggiunto soluzioni efficaci e condivise sulla crisi, beh….allora a questo signore dovremo rispondere di attendere ancora parecchi mesi prima di potersi ritenere sicuro che la risposta planetaria sia stata effettivamente data” D. “Ma devi convenire che non è una cosa da tutti i giorni aver voluto ridisegnare gli assi decisionali storici per gli equilibri della finanza mondiale, in precedenza riservati al G7 o solo ad accordi bilaterali tra gli USA e qualche altra grande potenza europea” J. “Certamente questo è un primo passo in avanti che è stato fatto. Ma non è certo per la benevolenza di Bush se è stato compiuto. Dato che ormai sono sotto gli occhi di tutti le statistiche che ci dicono che i paesi del G7 fino a qualche anno fa rappresentavano i due terzi del PIL mondiale, mentre oggi solo il 52% , e si stima che entro poco più di un ventennio slitteranno alla minor livello del 32%. D. “E poi, l’ospitalità da parte di una presidente uscente non può che aver indotto i rappresentanti a mosse molto caute e alla semplice previsione di temi sui quali operare grandi manovre più avanti.” J. “Vuoi dire insomma che si è trattato di una prova d’orchestra” D. “Si ma di una prova in cui si sono provati tutti i pezzi più importanti dello spartito. Ad esempio sono venute fuori le prevedibili ritrosie della Russia,che ha fatto capire di non digerire interferenze sulla propria politica economica da parte delle istituzioni che saranno preposte al controllo dell’attuazione delle misure coordinate internazionalmente per uscire dall’emergenza economica.” J. “Si, ho letto anch’io che a Mosca piace che questi organismi forniscano i quattrini per aiutare i governi in crisi, ma non di più” D. “E poi sono stati toccati i temi più scottanti delle regole ai mercati finanziari. In questo caso Francia e UK si sono dichiarate poco propense a regole strette, che imbriglino troppo il mercato finanziario, come quelle che ad esempio si indirizzino con profondità sull’operato degli hedge funds e sulla emissione dei credit default swaps (CDS); A questo proposito sarebbe bene rispondere anche a quel lettore che ci chiedeva cosa fossero questi CDS dicendogli semplicemente che sono degli strumenti assicurativi emessi dall’organismo finanziario A a tutela dei rischi che l’organismo finanziario B nel finanziare C, contro cioè la possibile insolvenza di C verso B” J. “Direi che in tema di nuove regole sarebbe allora opportuno diversificarle temporalmente. Regole per cosi dire invasive in un primo tempo, e regole meno invasive in un momento in cui la crisi dovesse accennare a diminuire” D. “io invece direi regole intrusive in un primo momento, in presenza di situations potenzialmente pericolose per un efficace ristabilimento della crisi, ovvero regole con diversi livelli di intrusione laddove i meccanismi legislativo-istituzionali di vigilanza presenti nei paesi sotto controllo siano più aggirabili che in altri” J. “Un altro lettore sottolinea come la commissione di vigilanza di cui noi ci auguravamo la creazione possa già identificarsi nella realtà del FSF (Financial Stability Forum)” D.”Col senno del poi non potremo che convenire su tale osservazione” J.”Un altro lettore dice di avere apprezzato la nostra proposta circa le modalità di sostegno della domanda corrente e ci chiede se a tal fine anche una soluzione consistente nell’abbattimento a carico degli stati dei tassi di interesse sui prestiti a breve termine, come ad esempio quelli collegati al factoring, non possa risultare efficace” D. “Direi di si in linea teorica nella misura in cui le prevedibili diminuzioni dei tassi di interesse non venissero trasferite alle imprese con rapidità o subissero fenomeni di vischiosità” J. “Io aggiungerei che, a questo proposito, potrebbe valere lo stesso schema di intertemporalità che prima citavo: vale a dire nell’immediatezza sostegno della domanda corrente, in attesa che nel medio periodo si facciano sentire gli effetti delle grandi opere di investimento che i paesi si impegnano ad effettuare in forma coordinata” D.”Un altro lettore critica la nostra proposta di un credito d’imposta agli organismi finanziari, che secondo lui sono i principali fautori della crisi” J. “Certamente tale proposta risulterebbe inapplicabile in contesti istituzionali dove vige addirittura una fiscalità aggiuntiva per il settore bancario. E probabilmente in taluni paesi potrebbe essere più conveniente per i governi locali proporre prestiti convertibili alle loro banche. Ma si tratterebbe di due situazioni differenti. In quanto i prestiti sono sempre stati presentati sinora come strumento per una soluzione estrema da last resort, mentre la nostra proposta indicava un percorso virtuoso di uscita dalla crisi stimolando tali organismi al mantenimento di uno standard di finanziarizzazione del sistema il più possibile agganciato ai livelli pre-crisi”.
M.A.X |