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Forme di remunerazione legate alla performance aziendale sono state adottate sistematicamente, sin dall’inizio degli anni novanta, negli Stati Uniti, dove, sembra, abbiano...
...facilitato l’allineamento degli incentivi degli amministratori ai dividendi attribuiti agli azionisti.
Di conseguenza, nel disegno originario, i soli azionisti erano titolati a determinare un eventuale apprezzamento della qualità del manager attraverso la concessione di uno stipendio “d’oro”. Il criterio, trasferito in Italia, ha subito una modificazione sostanziale in quanto i manager nostrani hanno eluso la valutazione degli azionisti e si sono attribuiti, motu proprio, gli stipendi d’oro. Ma davvero strapagare i manager consente di avere aziende che crescono e creano ricchezza? In questo periodo di seria crisi economica la risposta appare persino scontata: i risultati del lavoro di tanti “cervelli” della scienza economica non si vedono affatto, mentre ogni giorno diventano sempre più allarmanti le notizie su tracolli finanziari e crescita zero. Di contro le retribuzioni dei grandi manager «crescono senza alcun rapporto con il costo della vita e con i progressi delle aziende».
In particolare, le tasche dei banchieri italiani, e del loro codazzo di dirigenti, non sono più sufficienti a contenere i soldi anche se, il presidente della loro associazione ha detto di essere contrario alla fissazione di un tetto massimo allo stipendio dei banchieri e, ciò, nonostante la crisi che molti di essi hanno contribuito a creare in modo determinante al solo scopo di diventare ricchi come Creso.
È singolare che Il presidente dei banchieri non condivida l’ipotesi di un contenimento delle retribuzioni d’oro ai banchieri, che in proprio non rischiano niente, nemmeno il rischio di andare casa o in galera, come saggiamente sostiene il Ministro delle Finanze. Anzi, più procedimenti penali hanno in corso più si accrescono le cariche e i compensi.
Le retribuzioni dei banchieri italiani delle società quotate in borsa sono ammontati nel 2007 a 100 milioni di euro, nonostante la crisi che si addensava su molti di loro. Tradotti in lire i banchieri delle società quotate in borsa hanno portato a casa 200 miliardi con una media pro capite di almeno 20 miliardi. A questo poi si aggiungono le stock optino e i premi di cessazione. Già perché qualcuno è passato da una banca, dalla quale ha ricevuto una ricca buonuscita, ad un'altra dalla quale ha ricevuta una ricca buonaentrata.
È vero che chiedere ad un essere umano di privilegiare la coscienza alla tasca è impossibile, ma dal rappresentante di una categoria che, si ribadisce, ha contribuito in modo determinante ad una crisi globale che si ripercuote su milioni persone ci si aspetterebbe un piccolo esercizio di autocritica. Sull’inserto di Repubblica Affari e Finanza si riferisce di un banchiere che ha confessato «Perfino mia madre mi chiama per lamentarsi che guadagno troppo». Sembra che sia cassato un bonus miliardario.
Oggi, qualcuno fa notare (ma ieri dove stava ?) che i manager bancari non possono assegnarsi i bonus che vogliono senza neanche consultare l’assemblea dei soci. Era la speranza che i banchieri si impegnassero a svolgere il loro ruolo in modo adeguato e remunerativo per gli azionisti e la collettività a far illudere qualcuno che una remunerazione in funzione dei risultati raggiunti fosse il toccasana per l’economia ? Ma gli effetti di scelte razionali e irrazionali, in banca, non si vedono nell’immediato, ma nel lungo periodo, così come fanno dire gli stessi banchieri, agli sprovveduti clienti sottoscrittori di fondi comuni per i quali il periodo medio di osservazione è di sette anni. E allora, perché i bonus i banchieri li percepiscono subito, e annualmente, in base ai risultati, che poi tali non sono, in quanto futuri e incerti, autoammirandosi per investimenti che, a priori, sanno di essere con grado di rischio non attenuato?
Erostrato
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