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Il sistema finanziario è a pezzi, inutile far finta di niente. Se il debito mondiale è 14 volte più grande del Prodotto mondiale, c’è qualcosa che non va.
Gli effetti di questa situazione sono tragici. Come si è sviluppata questa spirale perversa?
Se si dovesse fare un processo nei confronti dei responsabili di questa molti dovrebbero salire alla sbarra, non solo i banchieri d’assalto, non solo i politici del momento, non solo le Banche d’emissione, non solo i grandi istituti finanziari internazionali. Si dovrebbe fare una grande Norimberga dove esaminare le colpe, le collusioni, i taciti consensi, le complicità. Quando una liquidazione dopo quarant’anni di lavoro, oculatamente (si fa per dire) investita seguendo i consigli degli esperti di una banca, si dimezza del 49%, quando i prezzi montano ed i salari restano gli stessi e, quindi, diminuiscono in termini reali, si fa presto a dire che la crisi è solo momentanea. Si fa presto a dire che la crisi c’è ma non bisogna aver paura, anzi, continuate a spendere. Con che cosa, perché? Per consentire la crescita di un debito collettivo che grava su tutti e, soprattutto, sulle generazioni future?
Questa crisi ha molti padri, ma sfuggiranno a qualunque sanzione. Se ne saranno solo arricchiti. Prendiamo il petrolio: da un anno c’è stata una crescita incredibile dei prezzi, fino a 150 dollari al barile. Perché? Non lo sa nessuno. Le produzioni sono rimaste invariate, ma si è sostenuto che la domanda cresceva in continuazione. Ora è inverno, almeno in Occidente la domanda dovrebbe essere cresciuta e, invece, i prezzi sono crollati a 40/45 dollari al barile né è aumentata la produzione. Dove sono finiti gli immensi guadagni realizzati negli ultimi mesi? Nessuno se lo chiede.
In compenso, salgono di prezzo tutte le derrate agricole. Sale la pressione sui consumatori, sempre indifesi ma che sono gli unici che tirano fuori danaro contante e che pagano. Chi si occupa di loro? Nessuno.
Abbiamo tanto sentito parlare di finanza creativa. Ma è servita solo ai Ricucci di turno per rispolverare le glorie di altri banchieri d’assalto, da Giuffré a Sindona. Nessuno intervenne allora, nessuno è intervenuto oggi. Pensate ai bonds argentini, al crollo della Parmalat. Che faceva la Banca d’Italia? Come ragionavano i grandi banchieri nostrani od europei? E le costosissime e sussiegose società di rating, che una settimana prima davano la Lehaman Brothers fra le migliori postazioni salvo fallire una settimana dopo? E le grandi, famose, arroganti società di revisione? Cosa hanno fatto? Andava tutto bene? Quanto ciarpame ben pagato si è inventato il nulla per carpire la buona fede dei risparmiatori ! Nelle stalle di Augias c’è molto, troppo da pulire. Governi imbelli ed ignoranti, pseudo finanzieri d’assalto, bellicosi quanto arroganti, hanno comprato e venduto, trasferito e investito, immobilizzato e smobilizzato senza produrre un chicco d’uva, un posto di lavoro, un chilo di merce esportata in più. Un grande gioco, approfittando della mancanza di regole, dell’inutilità dei controlli, delle fideiussioni politiche date a questo od a quello, in un clima di concorrenza festosa e perversa. Viva il libero mercato alle spalle dei gonzi!
Ora si parla di nuove regole. Ma quali? Se non si mette fine allo scandalo delle bandiere ombra, dei Paesi rifugio, delle finzioni giuridiche tipo Guernesey, sarà tutto inutile. Chi ha dato ha dato, chi s’è arricchito, al massimo, cambierà residenza. Quando la Cancelliere tedesca richiama il mondo, almeno quello europeo, sulla necessità di regole e sui rischi della concorrenza finanziaria, molti storcono la bocca. Da quarant’anni sull’altare della concorrenza abbiamo sacrificato la ragione ed il buon senso. Ma in un qualche modo occorre cambiare le cose, invertire la rotta, essere seri. Ed è questa l’impresa più difficile.
Seminare l’ottimismo come fa qualcuno sulle glorie future della nostra economia e sugli immarcescibili destini del nostro sviluppo economico, perché noi siamo diversi dagli altri, è solo cretino. La verità è nelle buste paga, sempre meno soddisfacenti, nei consumi che non possono non scendere, in un Natale che si preannuncia modesto, perché tutti sono preoccupati del loro futuro.
Le preoccupazioni sono evidenti, le speranze molto limitate. Il nostro Paese ha perduto tre rivoluzioni: non ha fatto quella francese, è stato solo sfiorato da quella russa, ha fatto finta di fare quella fascista. Il sistema non è mai cambiato. Forse, adesso, occorre cambiarlo davvero.
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