Mercoledì 05 Maggio 2010 09:24

Quelli del parco Buoi. di Erostrato

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Erano i piccoli investitori che fidandosi dei “remissori” speravano di fare “un moscone” quotidiano speculando sulla variazioni del...

 

...mercato azionario. Nelle Borse Valori, ai clienti dei remissori veniva riservato un recinto dal quale, allungando il collo come i buoi in un recinto, riuscivano a vedere le variazioni dei prezzi che il “bidello” segnava sul tabellone e, presane nota,  trasmettevano gli ordini al remissore, che era una particolare figura che faceva, di fatto, il procacciatore di affari ad un agente di cambio. In altri termini era quella persona che consentiva al piccolo investitore di fare trading  a voce, non esistendo negli anni sessanta l’informatica.

Nel tempo, la figura dell’agente di cambio, dei suoi procuratori e del remissore è scomparsa, sostituita dall’addetto al borsino di una banca ovvero dal consulente finanziario, sempre di una banca, che suggeriva al risparmiatore come investire i propri risparmi. Dapprima al meglio, poi nel tempo, al peggio (che peggio non si può).

La nascita dei cosiddetti strumenti finanziari ha creato un circolo perverso attraverso il quale gli Istituti di credito hanno collocato presso i risparmiatori i c.d. titoli spazzatura che intasavano il portafoglio titoli delle banche. Parmalat, Cirio e obbligazioni argentine sono stati altrettanti suggerimenti di investimenti vantaggiosi per le banche e nefasti per il risparmiatore.

Con la globalizzazione dei mercati finanziari mondiali attraverso strumenti finanziari “sofisticati” (aggettivazione  che ha un senso solo nella canzone di Ella Fitzgerald Sophisticated Lady )  che, oggi, si sono rivelati produttori di commissioni per le banche e di perdita per i risparmiatori. Ma le banche non si sono limitate a vendere i prodotti per lucrare delle commissioni, ma hanno inventato i prodotti che contenevano i prestiti erogati scientemente, ma che, altrettanto scientemente, sapevano di difficile realizzo-recupero.

La tecnica è stata quella della cartolarizzazione, riferibile a tutti i crediti di dubbia esigibilità. Per recuperare un credito, da un debitore scarsamente solvibile un’azienda ha bisogno di esperti o di avvocati. Che hanno un costo. Per snellire le procedure si inventa la cartolarizzazione dei crediti. È diventato così possibile recuperare un credito con immediatezza e liberarsi dall’onere di una procedura esecutiva incerta, vendendo il credito ad un prezzo “ridotto” ad una società veicolo che ricaverà un  vantaggio con il recupero della parte di  credito superiore che risulterà superiore al prezzo pagato.

Anche questo strumento della cartolarizzazione viene ottimizzato. Non appena si genera un credito, anziché aspettare la maturazione, si “vende” subito. Se con il termine prime si indicavano le condizioni riservate alla migliore clientela, con quello di mutuo-subprime si sono indicate  le condizioni offerte alla clientela senza qualità. Il finanziamento del 100 per cento del valore di un bene, accresciuto con un bonus acquisto, spese notarili, vacanza premio, et similia, hanno fatto lievitare le richieste di mutuo, che le banche hanno esaudito al solo fine di lucrare commissioni sostanziose. E interessi ancor più sostanziosi. Anziché cartolarizzare, si è fatto ricorso all’invenzione geniale dell’inserimento di tali debiti in strumenti finanziari a buon rendimento, per gli amici, a pessimo investimento per la generalità dei clienti bancari.

La generalità degli economisti si affanna, ora a rivendicare la primogenitura della previsione di una “bolla” che avrebbe distrutto le economie mondiali, ma tali Cassandre tardive non hanno mai veramente messo in guardia i risparmiatori dalle agenzie di rating che stabilivano l’affidabilità di un titolo obbligazionario, in modo “effettivo”.
Le conseguenze sono note e la sfiducia del risparmiatore verso il sistema è “al momento” irreversibile.

Un popolare presentatore ha consolato una concorrente che in seguito ad una risposta errata aveva visto diminuire il suo gruzzolo del venticinque per cento, con la seguente battuta: «se  avesse investito in banca la somma guadagnata, nello stesso lasso di tempo avrebbe perso il 75 per cento !».

La conclusione è che se quelli del parco buoi si sono estinti, la considerazione riservata ai clienti da parte delle banche non è mutata. Sta, però, mutando l’approccio dei clienti con la banca e in modo radicale : meglio la Posta.

di Erostrato

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