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Che cos’è questa crisi !.......Che cos’è questa crisi !.......Erano le parole che caratterizzavano una canzoncina degli anni trenta. Che peraltro concludeva “e la crisi finirà. Parapà ..parapà”.
Delle cause delle crisi gli economisti discettano...
... sempre a posteriori con considerazioni che, sempre a posteriori, sembrano intelligenti, ma che, nei fatti, non servono a niente.
Il problema vero è che “ogni tanto”, periodicamente, il mercato si satura di un certo prodotto. Prima impercettibilmente, poi, quasi all’improvviso, totalmente.
Nel 1965 si ebbe la crisi degli elettrodomestici, delle automobili e della sambuca.
Dopo la corsa all’acquisto della televisione (Autovox, Voxson o Grundig), del frigorifero (Bosch o Fiat) delle lavatrici (Hooveer o Candy) e della proliferazione dei piccoli esercizi commerciali trasformati in rivendita di elettrodomestici, la crisi.
Ogni famiglia si era dotata del televisore patriarcale da 23 pollici; trattandosi di televisori ben prodotti, hanno funzionato a lungo e alcuni ancora funzionano. Finita la corsa alla utilitaria, acquistata con cambiali di lungo periodo, si dovette attendere la FIAT 128 per rianimare il mercato. Le utilitarie con il motore posteriore non si vendevano più e in alternativa fu introdotta la trazione anteriore. Per far ripartire il mercato degli elettrodomestici si dovette aspettare la televisione a colori e il frigorifero con il freezer.
Nello stesso anno ci fu la crisi della sambuca. Due piccole aziende di Civitavecchia avevano imposto, in concorrenza tra di loro, quel prodotto sul mercato. Con la mosca o senza mosca era il complemento ideale di un fine pranzo sostanzioso, rigorosamente a base di frittura di pesce (pescato a Civitavecchia). Il successo spinse case vinicole, o affini, a produrre, con nomi originali e locali, lo stesso prodotto. Dopo il boom lo sboom. Ora esiste per pochi romantici la sambuca primigenia, ossia la Molinari.
Gli esempi sono banali, ma fotografano una situazione della quale gli economisti, veri, presunti o che tali si autodefiniscono, si rendono conto solo quando un evento è irreversibile e lo giustificano con un “io l’avevo detto”.
Il mercato dell’auto è ormai un mercato asfittico, destinato ad una sorta di declinio non reversibile. Il dopo SUV si contraddistingue con l’abbandono di un mezzo costosissimo per i consumi, per l’assicurazione e per il bollo. Il posto auto in un garage costa il doppio di due utilitarie. Dopo aver dimostrato al volgo di essere potente, l’acquirente urbano (poiché lo usa solo in città) di un SUV, soddisfatto dal momento di gloria vissuto in ambito familiare all’atto dell’acquisto, spera in un’ ulteriore ma intima soddisfazione : disfarsi di mezzo costoso, inutile, inquinante e ingombrante.
L’auto che si vendeva da sola non esiste più; le case produttrici piangono e i concessionari piangono. Ma non hanno, nel recente passato, fatto alcuno sforzo per adeguarsi alle nuove esigenze del mercato. Hanno omesso di fare innovazione, tanto quando ci sarà la crisi ci sarà uno Stato comprensivo che, per evitare la disoccupazione, interverrà con tutti i mezzi disponibili. Anziché distribuire dividendi sostanziosi e concedere bonus ai dirigenti, le aziende ben avrebbero potuto programmare una produzione più rispettosa della Natura. L’imperativo è stato quello di vendere ogni anno di più. A scapito della qualità e della realtà. A che cosa servono le auto che vanno a 200 a l’ora quando, in ambito cittadino, la velocità possibile non supera i trenta chilometri orari ?
Francesco Bacone insegna che : «chi non applica nuovi rimedi dev’essere pronto a nuovi mali; perché il tempo è il più grande degli innovatori ».
Il tempo ci farà uscire dalla crisi ; solo perché più scuro de mezzanotte nun po’ venì.
Alfredo Martini
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