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L’esame della fattura del gas fa venire i brividi : in passato, quando Berta filava, la bolletta del gas veniva...
... riscossa a domicilio, dall’esattore del gas, che la compilava “seduta stante” anche se restava sempre in piedi avanti la porta di casa. La buona madre di famiglia, divideva scrupolosamente in tante buste le spese mensili. Quindi, quando veniva l’esattore la disponibilità al pagamento era certa.
La Romana Gas, malgrado i tempi non semplici, garantiva il servizio e il suo “pallone”, il Gazometro, il grande serbatoio delle officine del Gas situato in via del Commercio nel rione Ostiense, ora inutilizzato. Ora è un classico esempio di archeologia industriale, evidenziava la disponibilità di gas ai Romani.
Nel tempo, le cose, anziché migliorare, sono diventate come sono.
Non vale dolersi. Le aziende di somministrazione si accontentano di essere come gli altri : meglio mai. Anche perchè « peggio è inutile ».
L’attuale fattura del gas descrive minuziosamente le voci e il calcolo degli importi dovuti
Distribuzione – quota fissa IVA 20%
Distribuzione – quota variabile IVA 20%
Vendita – quota fissa anno 2008 0,18227222 IVA 20%
anno 2007 0,10238961 IVA 20%
Vendita – quota variabile anno 2008 0,48607482 IVA 20%
anno 2007 0,34337211 IVA 20%
Contributo sociale IVA 20%
Imposta di consumo IVA 20%
Imposta addizionale IVA 20%
Le voci : contributo sociale, imposta di consumo, imposta addizionale dovrebbero essere esenti dall’imposta sul valore aggiunto in quanto il contributo, dovrebbe, per sua natura, essere esente, come esenti dovrebbero essere le imposte.
I garanti che dovrebbero essere cinque, ma che sono nominalmente quattro, anche se lavora uno solo, dovrebbero sorvegliare sull’applicabilità di tali imposte.
La risposta è scontata : il garante, con calcoli econometrico-stocastici, stabilisce che, siccome il petrolio nel mese di luglio 2008 ha raggiunto i 147 euro, il costo della distribuzione e della vendita del gas deve aumentare. Ergo dal 2007 il prezzo della vendita è sensibilmente aumentato : da 0,0238961 a 0,18227222 per la quota fissa e da 0,34337211 a 0,48607482 per la quota variabile.
Ma accanto al costo della vendita sono aumentati il contributo sociale, l’imposta di consumo e l’imposta addizionale. Nonché l’IVA.
Il calcolo del consumo è un calcolo teorico eseguito con strumenti risalenti ai tempi di “checca e nina” e quindi non affidabili.
Il consumatore, che sarebbe ora di considerare come un’eccellenza e non come il cretino con l’unico diritto di pagare e non rompere, contribuisce alla corresponsione di stipendi d’oro ai dipendenti dell’autorità garante ; alla corresponsione di stipendi surreali ai dipendenti dell’azienda erogatrice che, fatti alla mano, non svolgono, nella quasi totalità lavori di tale qualificazione che ne giustificano l’importo.
Alfredo Martini
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