Mercoledì 05 Maggio 2010 09:28

Analisi della crisi mondiale tra sfere di cristallo e getto di dadi

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di Stelio W. Venceslai

Sulla crisi economica internazionale pareri difformi e contrastanti. L'autore esamina in questo articolo i vari aspetti che l'hanno determinata e che condizionano il suo superamento.

La crisi continua.

No, sta per finire.

No, ci sono solo timidi segnali di ripresa.

No, Siamo ancora nel tunnel e se Obama non la spunta sul problema dell’assistenza sanitaria, il suo governo entra in crisi e ciò si rifletterà sull’economia americana e quindi mondiale.

In realtà, nessuno è in grado di prevedere quando questa crisi finirà. Sono troppi i fattori in gioco e perfino i grandi economisti, quelli che giocano tutta la vita con i modelli econometrici, non si azzardano a fare previsioni.

Tutti hanno paura di ciò che potrebbe accadere, specie se si cambieranno le regole del gioco. Troppi interessi rischiano d’essere toccati o messi in discussione.

Le multinazionali: in genere sono di stampo od origine o quattrino americani, ma non soltanto. Però di fatto non rispecchiano gli interessi economici americani, se non in parte. Anzi, sfuggono a qualunque controllo e prosperano, in Paesi di comodo, dove le rigide normative internazionali che si vorrebbero applicare nei loro confronti sono inoperanti. Fanno solo i loro interessi. Si è veramente in grado di costringerle a seguire nuove regole, a non fare politica, a non corrompere, a non alterare il mercato, a non fare patti segreti od accordi capaci solo di fruttare loro milioni di dollari, costi quel che costi all’economia mondiale?

Il sistema bancario internazionale, tanto spocchioso, ha subito un colpo tremendo dalla crisi che è stata provocata dalle proprie inefficienze e dalle proprie ambiguità. L’intreccio d’interessi malavitosi oscuri e sommersi e l’incapacità tecnico – professionale dimostrata da molti dei guru della finanza, lautamente pagati ma spesso truffatori d’alto bordo in guanti gialli, hanno raschiato lo smalto al sistema ed è venuto fuori un tessuto spugnoso e rugoso di quarto ordine, pieno di difetti stratificatisi in decenni di boria e di mancati controlli.

I Paesi ombra: una miriade di mini Paesi, con tanto di diritto di voto all’Assemblea delle Nazioni Unite, ma straccioni, ha scoperto da tempo i vantaggi del riciclaggio di danaro sporco (i proventi del traffico d’armi, di stupefacenti, della tratta delle donne, del mercato degli organi), delle bandiere ombra, delle finanziarie di comodo. Hanno prosperato e prosperano sulle falle e sulle volute dimenticanze del diritto economico internazionale. Il loro voto si compra per le maggioranze da ottenere in Assemblea, basta una brigata di loro soldati per definire internazionale un intervento americano nel mondo, sono il comodo cuscinetto per attutire i colpi delle piccole crisi monetarie. Ma ora? Chi potrà mettere mano a regole cogenti per tutti e, soprattutto, per loro?

La Cina: con i suoi problemi interni è un gigante cresciuto troppo in fretta, cammina ma vacilla. Lenti ma cauti ed oscillanti passi. Dove va la Cina? Verso nord, al di là dell’ Ussuri, nello sconfinato vuoto siberiano? Perché la Mongolia è così timorosa dei propri vicini? Verso il Sud est asiatico? Vietnam, Laos e Cambogia? E’ bastata la guerra del Vietnam contro gli Americani per disgustarli dell’aiuto e della presenza ingombrante di Pechino. E la Birmania, terra di dolore e di violenza, è troppo isolata dal mondo perché la Cina, possa perderci la faccia. Poi c’è l’India. Gli eserciti si fronteggiano da anni. E poi il Tibet, dove regna l’ordine cinese, l’ultimo dei colpi di mano di Mao.

La Cina appare sempre di più nel continente africano, ma si scontra con l’islamismo. Ed ha al suo interno milioni di Cinesi che lo professano con il diniego di Pechino. La rivolta sanguinosa degli Uighuri, turcofoni ed islamici, né è stata la prova più recente, al punto che il Presidente cinese ha abbandonato il G8 dell’Aquila per tornare in patria e sedare la rivolta.

La Cina è piena di dollari ma non sa che farsene. Se li butta sul mercato crollano gli Stati Uniti ma anche la stessa Cina con i propri yuan rivalutati. L’inquinamento rende nebbiosa ed invivibile Shangai, la quasi sempre ignorata multi etnicità cinese sta esplodendo, il mondo dei Grandi è ancora un palazzo sconosciuto.

L’Europa: qui il mistero si ancora più fitto. Il Trattato di Lisbona che avrebbe dovuto dare una vera e propria costituzione europea è ancora in alto mare, Non c’è una politica estera, non c’è un esercito, non c’è una visione comune. C’è solo l’Euro, per fortuna, che fa concorrenza al dollaro. Quale ruolo può svolgere un’Europa che rinuncia alle proprie radici cristiane e, al tempo stesso, non ha il coraggio di accettare la Turchia nel suo ambito, non riesce ad esprimere una sua politica in Africa, continua a seguire pedissequamente gli orientamenti di Washington ma allo stesso tempo strizza l’occhio ai Paesi arabi tanto per far capire che poi, in fondo, non è così?

La gente comune vede la crisi nella borsa della spesa, negli stipendi e nei salari insufficiente, nel precariato. Accorcia le vacanze, tira la cinghia, risparmia sulla benzina. Ignora quello che accade nel mondo e l’impatto che alla fine si esercita sulle loro tasche. Pensano che Berlusconi, con le sue manine fatate o con i suoi exploit, possa porre rimedio a tutto. Ma non è così.

Se non si rimuovono i problemi di fondo, avremo solo scherzato per ritrovarci più poveri di prima.

Stelio W. Venceslai

Roma: 4 agosto 2009


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