Mercoledì 05 Maggio 2010 09:31

Un dubbio amletico sulle centrali elettronucleari

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di Salvatore Giuliano Franco

L'aspetto da chiarire è se la Terra sia o no un sistema aperto. Ai quesiti posti in questo scritto risponderemo in maniera puntuale nei prossimi giorni. Anticipiamo che la teoria sul cosiddetto "effetto serra" è un colossale abbaglio pseudoscientifico, per sostenere la quale si sono dovuti "addomesticare" i dati.

Non voglio qui discettare sulla validità o no delle centrali elettronucleari e, soprattutto, su quelle di terza generazione: cominciai a studiare le centrali elettronucleari nel lontano 1957 ma, purtroppo, non ne seguii poi con costanza la lenta evoluzione.

Il ragionamento che qui voglio impostare prescinde da ogni specifica competenza in materia.

Consideriamo allora la Terra come un sistema chiuso in equilibrio, in quanto riceve ed emette quantità di energia statisticamente definite e pressoché costanti.

Il petrolio, il carbone e tutte le sostanze fossili che vengono oggi utilizzate per generare energia, ebbene, questa stessa assorbirono in corso di trasformazione per essere ciò che sono.

Anche le fonti rinnovabili, l’eolico, il fotovoltaico, la biomassa o altro, trasformano solo ciò che posseggono.

Possiamo dire, secondo il vecchio principio del “nulla si crea e nulla si distrugge”, che l’equilibrio del nostro sistema chiuso non muta per l’utilizzo di energie mutua-te nel “do ciò che ho avuto”.

Le centrali elettronucleari sono però qualcosa di diverso: in esse entriamo nel cuore della materia, ne alteriamo processi e ritmi e, come risultato finale, abbiamo una produzione di energia inimmaginabile seguendo i naturali e normali processi della natura.

La quantità di energia che centinaia di centrali elettronucleari possono produrre viene tutta immessa nel nostro sistema chiuso che tutta la utilizza.

Secondo il principio entropico ogni trasformazione energetica non ha mai una resa pari al 100% e poi, alla fine, prima della stasi finale, il calore è l’ultima conversione percepibile.

Ciò sta chiaramente a significare che, prima o poi, il sistema chiuso non sarà più in equilibrio e l’immissione in esso di immense quantità di energia-calore ne comprometteranno la vita.

Ci preoccupiamo dell’abnorme produzione di gas serra dovuti alla nostra società industriale, produzione che sta già determinando un innalzamento della tempera-tura nel nostro microsistema (si! microsistema) mentre invece dovremmo anche valutare il presente e futuro peso in esso delle centrali elettronucleari.

Non illudiamoci che tutto il surplus di calore prodotto possa essere dissipato nello spazio come irraggiamento infrarosso, quegli stessi gas serra non lo consentiranno.

Le progressioni di questo tipo non sono mai lineari, ma geometriche o addirittura logaritmiche.

Non credo che sia molto il tempo che ci rimane per trovare valide soluzioni, e sentir parlare di programmi che si prefiggono risultati minimi a distanza di decine di anni è cosa surreale e triste.

Non sono un catastrofista anzi, un po’ mi identifico nel modo di pensare della società dei Samurai “la Scienza trova sempre in tempo i giusti rimedi”.

E se non dovesse riuscirci?

Salvatore Giuliano Franco

Roma: mercoledì 9 dicembre 2009


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