Si nasce violenti e aggressivi oppure lo si diventa in seguito ad apprendimenti e a forti pressioni sociali? Questo è un antico dilemma che sembra tormentare da tempo immemorabile i ricercatori. Ma una cosa è certa, in entrambi i casi l’educazione familiare e gli interventi concreti e quotidiani attuati precocemente in ambito scolastico sembrano davvero importanti per una sana crescita e per la prevenzione di fenomeni violenti quali il bullismo.
Appare importante quindi, oltre a risolvere il dilemma, individuare qual è la strategia migliore per combattere il fenomeno che sembra allargarsi ogni giorno di più a macchia d’olio.
Due psicologi di Cambridge, Galloway e Ronald, nel 2004 in Spagna, hanno coinvolto circa 1200 studenti tra gli 8 e i 18 anni in un progetto di particolare rilievo sociale ed etico sul tema della “convivenza”. I risultati sono stati a dir poco soddisfacenti.
Gli insegnanti hanno cercato di fare emergere nei bambini e nei ragazzi le loro capacità di stare insieme, di cooperare, di rispettarsi reciprocamente. Ciò ha fatto diminuire sensibilmente gli episodi di bullismo e messo in rilievo l’importanza in tal senso di interagire e di relazionarsi costruttivamente tra loro.
Molti progetti analoghi sono stati sperimentati in altri Paesi, tutti con uguali risultati positivi e tutti hanno riscosso notevoli consensi da parte dell’opinione pubblica, tanto da indurre i governi e le autorità educative ad affrontare il problema, sia introducendo disposizioni legislative in materia, che finanziando progetti simili nel loro ambito nazionale.
In Italia questa grande implementazione non è ancora avvenuta a causa della mancanza di investimenti, della scarsità di personale, di mezzi per attuarla e di fatto gli sforzi delle singole scuole non appaiono sufficienti per contrastare il dilagare del bullismo.
Occorre dunque urgentemente un concreto impegno da parte degli organi di governo e delle altre parti interessate ad ogni livello di decisione, sia esso locale, nazionale che internazionale.
Sicuramente una strategia comune europea richiede un grande impegno e costi significativi, ma si può ritenere un investimento sicuro per le future generazioni proprio come ricorda un antico proverbio cinese: se fai piani per un anno, semina grano, se fai piani per un decennio, pianta un albero, se fai piani per la vita forma ed educa le persone.
Orietta Matteucci, segretario generale Futurh@nd
Riferimenti bibliografici, Psicologia Contemporanea




