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Le incognite sono rappresentate dall'atteggiamento sia del neo presidente Obama sia del premier russo Putin.
C’è una questione sommersa nelle relazioni estere italiane, quella della nostra dipendenza energetica. Intendiamoci, non è che non si sia consci di questa realtà, ma le sue implicazioni sono tali, specie in questo periodo così difficile delle relazioni internazionali, che si preferisce non affrontare questo tema in modo esplicito. Eppure bisogna parlarne.
L’Italia, per una serie di ragioni che è inutile ricordare, ha stretti legami politici con gli USA, facciamo parte del Patto Atlantico, ci siamo sempre schierati con l’Occidente ai tempi della guerra fredda, siamo membri fondatori dell’Unione europea e così via.
I nostri rapporti con la Russia sono eccellenti, anche perché hanno una lunga storia che, in un certo senso, è continuata anche durante il periodo staliniano, nonostante la nostra presenza in uno schieramento opposto.
Oggi, che la situazione è profondamente cambiata, Russia ed USA si confrontano egualmente su vari scacchieri ma i Paesi alleati sono un po’ più liberi di modulare le loro relazioni.
Dal punto di vista degli approvvigionamenti energetici siamo dipendenti dal Paesi arabi e dalla Russia. Questo è un fatto dal quale non possiamo prescindere. Questa situazione è modificabile nel breve o nel medio periodo?
Lasciamo perdere le alternative. Le fonti rinnovabili sono ancora una chimera, quelle nucleari di là da venire. La risposta è no.
Usa e Venezuela sono in grado di sostituirsi agli approvvigionamenti arabi e russi? Anche qui la risposta è negativa. La conclusione è che dobbiamo tenerci buoni i nostri fornitori.
Questo spiega certi giri di valzer di Berlusconi che, ultimamente, a parte le sue personali relazioni con Putin, ha fatto delle dichiarazioni apparentemente sconcertanti ma tutte volte a confortare le posizioni russe nei confronti degli Stati Uniti: riconoscere il Kossovo è stato un errore, Georgia ed Ucraina non dovrebbero entrare nella NATO, i missili balistici intercontinentali non dovrebbero essere schierati in Polonia e così via.
Ci sono due grandi incognite sullo scenario internazionale.
Che farà Obama, una volta divenuto Presidente degli Stati Uniti? La scelta della Clinton come Segretario di Stato non è di buon auspicio. Nelle relazioni esterne gli Americani si sono mossi sempre con una certa pesantezza e l’inesperienza in questo ambito della Clinton può preoccupare. Tutti si aspettano cambiamenti radicali nella strategia di Obama ma, probabilmente è una pia illusione.
Obama, una volta arrivato alla Casa Bianca, non può presentarsi agli occhi di coloro che l’hanno votato come un semplice liquidatore delle imprese di Bush. Il ritiro delle truppe dall’Iraq, un eventuale disimpegno dall’Afghanistan sarebbero interpretati come una sconfitta. Inoltre i problemi del Pakistan, un Paese allo sbando con una India ferita ed umiliata dagli attacchi terroristici rendono quanto mai sensibile questo scacchiere ad un cambiamento di rotta americano.
Ed i due Paesi in questione hanno armamenti nucleari. Per questo non ci potranno essere cambiamenti epocali. Forse, potrà esserci una diversa attitudine nei confronti dell’Africa, anche per contrastare la crescente, strisciante penetrazione cinese, ma non molto di più.. La seconda incognita è quella russa. La Siberia è un enorme spazio vuoto alle soglie di un Paese immenso, la Cina, che preme sulle frontiere dell’Ussuri. Se la Russia si volge ad est, dovrà riempire questo spazio. Se si rivolge ad ovest rischia di perderlo nel giro di qualche decennio. Questo è sempre stato il dilemma della diplomazia di Mosca, se essere europei od asiatici.
C’è, poi, un altro fattore emergente: il disgelo del pianeta. Se questo dovesse continuare ne verrebbe sconvolta l’ecologia della Siberia. Diventerebbe un immenso pantano, gli edifici crollerebbero, dovrebbero essere rivisto l’intero sistema. La Russia non potrebbe far fronte ad un disastro del genere ma la Cina si.
In questo contesto possono profilarsi strategie e connessioni diverse. La geopolitica, come per il passato, condiziona pesantemente anche le ideologie. Sono i bisogni, infatti, quelli che determinano le alleanze, non le crociate. Di questi problemi occorre che vi sia cognizione e dibattito.
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