Mercoledì 05 Maggio 2010 09:39

«La Francia importa più petrolio di noi. Il nucleare non serve» di Cristiana Pulcinelli

Scritto da Administrator
L'Osservatorio del nostro Movimento continua a pubblicare articoli dove tutte le opinioni sono ritenute degne di rispetto, anche se non corrispondono con quelle della nostra Redazione. E' la conferma che siamo un Movimento di libera opinione.

 


«L’Italia torna al nucleare?» è il titolo del libro che
Angelo Baracca ha mandato in libreria solo pochi mesi fa con la casa editrice
Jacabook. Una domanda che oggi ha risposta: sì, l’Italia torna al
nucleare. E anche in tempi piuttosto brevi sostiene il governo Berlusconi.
Baracca, che è un fisico e insegna all’università di Firenze, spiega in
modo dettagliato perché un ritorno al nucleare nel nostro paese sarebbe inutile
o, peggio, dannoso. E perché il mito del nucleare francese è una bufala.

Professor Baracca,
perché ritiene l’accordo tra Italia e Francia per lo meno inutile?

«C’è una cosa che nessuno dice: con le centrali nucleari si produce solo
energia elettrica. Ma l’elettricità è solo un quinto dei nostri consumi
energetici. Oltre l’80% dell’energia che consumiamo per i trasporti
o per l’agricoltura non è elettrica. Le centrali nucleari, quindi, non
risolverebbero il nostro problema: continueremo a importare petrolio. La
Francia, che produce il 78% della sua energia elettrica con il nucleare, importa
più petrolio di noi».



Qualcuno dice
che in Italia produciamo poca energia elettrica, è vero?

«Non è vero: abbiamo una potenza installata che supera del 30% la domanda di
elettricità. Solo che il sistema è inefficiente e quindi la nostra elettricità
è la più cara d’Europa. Ma se anche fosse vero che abbiamo bisogno di
altra energia elettrica, potremmo decidere di fare come la Spagna dove, in un
anno, sono stati creati impianti eolici per 3500 megawatt: come 2 centrali e
mezzo. La costruzione di questi impianti costa meno e ha coinvolto
l’industria spagnola con ricadute positive sull’economia. Oppure
potremmo fare come le Germania che punta sul solare, pur avendo meno sole. È
questione di scelte».



Berlusconi
prevede che la prima centrale parta nel 2020. È realistico?

«Sì, bisogna considerare una decina d’anni per avere l’opera
finita, anche se c’è chi dice che una centrale si costruisce in 5 anni.
In Europa ci sono due centrali in costruzione come quelle che dovremmo
importare in Italia: una è in Finlandia, l’altra in Francia. Quella
finlandese è iniziata 3-4 anni fa e ha già accumulato 2 anni di ritardo e un
aumento di costi di 2 miliardi di euro. Il problema è che una centrale nucleare
ha esigenze tecnologiche altissime. Anche i materiali, come il cemento o l’acciaio,
devono essere di qualità superiore. Le industrie finlandesi non sono in grado
di soddisfare questa esigenza. Pensiamo a cosa potrebbe accadere in Italia dove
la Italcementi ha dato cemento taroccato anche per le grandi opere».



Abbiamo le
competenze per gestire questi impianti?

«Dopo il referendum sul nucleare dell’87, l’Italia ha smantellato
tutto. All’Enea ci sono una quarantina di dipendenti con le competenze
giuste, ma un terzo sono occupate a smaltire le centrali chiuse e quasi tutti
sono prossimi alla pensione. Il resto è personale a contratto. Possiamo gestire
le centrali con i co.co.pro?»





25

febbraio 2009

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