Venerdì 23 Aprile 2010 13:52

Contro la violenza alle donne c’è ancora molto da fare

Scritto da Administrator
Il fenomeno della violenza fisica degli uomini nei riguardi delle donne è stato molto studiato dagli psicologici di tutto il mondo ed i risultati sono sconcertanti perché indicano che la maggior parte delle violenze è ad opera dei mariti, conviventi e fidanzati (Browne, Koss, Stoff& 1993-1997).

Perché avviene ciò? Di certo nella nostra società la competitività è esasperata e ciascuno cerca di prevalere sugli altri.
Ogni giorno assistiamo sempre di più a fenomeni di prevaricazione tra gli automobilisti, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, atti di violenze fisiche e psicologiche che sono in genere causa di frustrazioni riportate fatalmente anche tra le mura domestiche.
Infatti, soprattutto in casa avvengono le molte aggressioni fisiche degli uomini sulle donne, quelle violenze che spesso e per vari motivi vengono taciute e nascoste e che hanno portato noti psicologi a definire la licenza di matrimonio come una “licenza di percuotere”(Strass, Gelles, Seinmetz 1989).
Quali le cause principali di questo fenomeno diffuso in tutto il mondo e in tutte le categorie sociali? Per prima cosa dobbiamo considerare che per millenni in quasi tutte le culture le donne non avevano diritti e venivano apprezzate piuttosto come oggetti di consumo e precisamente di quello sessuale.
Quindi l’aspetto fisico è stato sempre molto considerato tanto che il mito della bellezza femminile si è profondamente radicato nelle culture umane; oggi è addirittura fortemente esasperato dai vari concorsi di bellezza. E che dire delle protagoniste di film, conduttrici televisive, testimonial pubblicitarie e veline che sono sempre così perfettamente belle tanto da indurre molte donne anche giovanissime a fare un eccessivo uso del lifting sul proprio corpo?
Come è possibile quindi valutare una donna per la sua intelligenza, la sua sensibilità se perfino la Madonna è stata sempre dipinta come una donna bella? La natura maschile e quella femminile hanno caratteristiche diverse e appaiono immodificabili. Che fare dunque?
Le ricerche in tal senso dimostrano che le differenze biologiche tra uomo e donna sono invece modificabili anche se molte persone limitando tali differenze solo agli organi sessuali sono pronte ad affermare che i peni e le vagine non sono certamente costruzioni socioculturali! E ciò è vero, ma è pur vero anche che tali organi sono stati utilizzati quali punti di partenza per condizionamenti familiari e socioculturali. Mio figlio Marco, marito e padre felice, mi ha dimostrato che a parte il parto e allattare al seno (non al biberon) oggi non c’è nulla che non possa essere fatto anche dal padre. In pratica, mi ha dimostrato che il cambiamento è possibile e senza perdere l’identità di maschio!
Certo operare un cambiamento generazionale in tal senso non è facile perché noi adulti abbiamo piene le menti di pregiudizi come ritenere che far giocare i maschietti con le bambole sarebbe pericoloso per la loro identità sessuale, ma sicuramente l’impulso al progresso della civiltà sarebbe notevole se gli uomini si sentissero di più portati a cambiare i pannolini anziché fare le guerre. In ogni caso, se vogliamo cambiare questo stato di cose e soprattutto sconfiggere i fenomeni di violenza in progressivo e preoccupante aumento giornaliero, appare assolutamente urgente educare i bambini fin dalla nascita nel modo giusto insegnando per prima cosa ai genitori come interagire con loro affinché sviluppino personalità orientate verso una nuova prospettiva del rapporto uomo-donna.

Orietta Matteucci, segretario generale Futurh@nd Onlus

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