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Non capita sovente ascoltare affermazioni come quella che ha fatto il generale Jean alla conferenza su Tecnica e cultura, tenutasi a Roma il 16 maggio.
Non solo, ma tra gli intervenuti al dibattito poche sono state le voci discordanti su questo fatto, visto che quasi tutti i relatori hanno con dovizia di grafici e statistiche, concordato su un elemento: le energie rinnovabili, ancorchè utili e proficue, non sostituiscono la richiesta di energia che già è alta adesso ed ancor più crescerà in futuro. E’ noto infatti che il problema dell’approvvigionamento delle fonti energetiche è mondiale: India e Cina che vivono da anni una crescita economica esponenziale, stanno assorbendo quantità sempre crescenti di petrolio. Il quale peraltro oltreché inquinante, è destinato a finire prima o poi (le previsioni di massima indicano all’incirca verso il 2040 l’esaurimento dei pozzi esistenti). Quindi, che fare? Rinunziare alla macchina, al televisore ed al condizionatore? O per assurdo pretendere che possano usufruirne solo i cittadini dei paesi industrializzati, e che quei beni siano preclusi a chi aspira al nostro standard di vita? In altri termini possiamo richiedere che un miliardo e mezzo di cinesi -che tra una decina di anni sarà più ricca di noi- non usufruisca dei beni e delle comodità cui noi siamo abituati? E’ ovviamente assurdo solo pensarlo. Quindi il problema dell’energia, già forte e pressante oggi, è destinato ad aumentare. Con ovvie e pesanti ricadute non solo sui settori direttamente connessi (trasporti e quant’altro), ma anche su settori apparentemente lontani. Per fare un esempio: più robotica nelle imprese, comporta maggior richiesta di energia, e contemporaneamente, meno manovalanza. Quali saranno –è lecito chiedersi- i riflessi sulla immigrazione? Ma al di là di questi quesiti, e sul tema principale delle risorse energetiche, una volta posto il problema della crescita della domanda e del diminuire delle risorse, quale potrebbe essere la soluzione? Esiste una fonte di approvvigionamento diffusa, non inquinante, la cui pericolosità può comunque essere imbrigliata? il responso emerso dal Convegno è stato chiaro, la risposta necessaria è il nucleare. Tale scelta è apparsa imprescindibile, pur se accompagnata dall’uso e dall’ampliamento delle energie alternative. Da registrare peraltro la presenza di diversi ambientalisti, tra i quali diversi ripensamenti sono stati fatti dal tempo del referendum antinucleare ad oggi. Infine è stata anche esaminata la posizione del Governo che con la legge 1195 è stato delegato ad adottare, entro il 30 giugno 2009, nel rispetto delle norme in tema di valutazione di impatto ambientale e di pubblicita` delle relative procedure, uno o piu` decreti legislativi di riassetto normativo recanti criteri per la disciplina della localizzazione di impianti di produzione di energia elettrica nucleare nonche´ dei sistemi di stoccaggio dei rifiuti radioattivi e del materiale nucleare nel territorio nazionale e per la definizione delle misure compensative da corrispondere alle popolazioni interessate. Insomma tutta la materia deve essere ridisegnata, con criteri nuovi, che privilegino l’ambiente, la sicurezza e le popolazioni interessate.
Vincenzo Ribet
Roma, 20 Maggio 2009
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