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Ecco la testimonianza del moderatore del Convegno, il prezioso e insostiuibile Gen. Maurizio Navarra.
C’era da aspettarselo, forse. A un partecipante poco attento potrebbe sembrare che tutto sia andato secondo un copione che era stato abilmente scritto dagli organizzatori. Come prevedibile si sono immediatamente materializzate due distinte anime che hanno affrontato il problema dell’energia sotto due punti di vista diversi. Nella sostanza, c’è chi ha tirato la giacchetta dei partecipanti verso il nucleare e chi ha posto l’accento sulla pericolosità (vera o presunta) di questo modo di produrre energia. Una conversazione sempre attenta e pertinente, effettivamente condotta nei parametri di scienza e cultura. Malgrado la profonda differenza di opinioni il dialogo ed il conseguente contraddittorio, sia nella prima che nella seconda parte della manifestazione, si sono mantenuti su toni assai pacati, sul filo del rigore scientifico che non ha mai abbandonato la modalità di esposizione dei relatori. Sarebbe ingeneroso assegnare la palma della vittoria ad uno schieramento o all’altro. Tutti e due sono stati convincenti. Tutti e due hanno prodotto dati di grande attendibilità. Relatori come tanti vasi di ferro, per di più blindati da ineccepibili preparazioni tecniche derivanti da titoli accademici estremamente appropriati: in realtà si è alternata al microfono una legione di ingegneri “prestati” al convegno da Enti che fanno dell’energia il loro emblema; no solo, molto spesso, anche chi ha risposto dal pubblico ha potuto esibire titoli del tutto similari. Tra tutti questi vasi di ferro io, semplice vaso di coccio in possesso di nozioni certamente paragonabili a quelle del normale cittadino, che cosa ho compreso? Credetemi. Il rischio di essere stritolato da cifre e grafici era ben presente come era altrettanto presente il rischio di non essere nelle condizioni di trarre conclusioni attendibili in quanto tanta messe di dati profondamente divergenti, “sparata” con la precisione di una “bomba intelligente” e con rigore scientifico da persone preparatissime, poteva far concludere che, nella sostanza, il nucleare va bene e va male nello stesso modo. Stessa sorte, naturalmente, potrebbe essere riconosciuta alle fonti alternative. Rimando ogni approfondimento scientifico alla lettura degli atti del Convegno e le conclusioni a chi è stato deputato a svolgere questo incarico. Mi sento, ancora, anche un poco parte in causa in quanto dalla posizione di moderatore (una posizione che diveniva scomodissima quando sono stato costretto a far concludere nei tempi prescritti relazioni di grande presa ed interesse) mi sono dovuto improvvisare relatore per sostituire una defezione dell’ultimo momento cercando di rappresentare il modo di pensare della gente comune. Eppure, malgrado queste premesse, qualcosa di nuovo questo convegno lo ha consegnato alla mia cultura: ho compreso, o meglio credo di aver compreso una nozione fondamentale. Tutto il problema si concentra su un punto focale ineludibile. Il nostro Paese non ha risorse proprie sufficienti a produrre, mi si perdoni la banalità, l’energia necessaria per mettere a tavola tutti i cittadini italiani permettendogli di consumare cibi cotti, per riscaldare le loro case, per poter consegnare anche ai propri bambini un telefonino, per girare con i due o tre mezzi di locomozione che molte famiglie oggi utilizzano. Lascio volutamente fuori i bisogni delle industrie e del commercio. Di qui una scelta è obbligata: che tipo di qualità di vita vogliamo per noi e per la nostra discendenza? Lasciamo quello che abbiamo e scegliamo di vivere in un forse irreale paese arcadico dove tutto si affida alla natura che, come si sa, a volte è madre, a volte è matrigna oppure scegliamo di vivere comodi nei nostri agi essendo allora costretti a scendere a patti con il diavolo del consumismo e sacrificando ad esso un po’ della nostra sicurezza ambientale? Natura matrigna: provare per credere! Illuminante, a questo proposito, il contributo spontaneo di uno dei partecipanti al Convegno (l’Ing. Sciocchetti), una persona di scienza che ci ha candidamente rivelato come chi passeggia per la nostra città di Roma rischia di incassare più radiazioni di uno che lavora in una centrale termonucleare per effetto del gas radom che emana dal nostro sottosuolo. Illuminante il contributo di un ingegnere (l’on. Stefano Zappalà) che senza tanti mezzi termini ha dichiarato che occorre fare scelte rapide in materia di politica sull’energia in quanto entro pochi anni potremmo dover far fronte all’esaurimento di importanti materie prime come il petrolio. Eppure una parte di ragione, di buona ragione, è venuta dalla relazione di Silvano Vinceti che ha sottolineato come ogni scelta in questo delicatissimo settore è culturale in quanto deve comunque ricercare il consenso della gente che vive sui territori che sono interessati all’installazione di impianti. E l’Ing. Prinzi? Con molta calma e molta determinazione ha illustrato grafici e schemi che hanno praticamente “demolito” le fonti eoliche e le fonti solari relegandole al rango di una sperimentazione scientifica non ancora in grado di fornire produzioni quantitativamente sicure. L’ing. Cara ha illustrato la “nota dolens” del costo di smantellamento delle centrali nucleari che ne fa vertiginosamente lievitare il costo. Il Gen. Jean è riuscito, come suo solito, in apertura dei lavori a semplificare in termini chiari ed accessibili nozioni complesse di geostrategia e geoeconomia mentre l’Ing. Forni ha chiarito l’importanza in campo economico e gestionale degli investimenti in questo delicatissimo settore. Nuclearisti o no, favorevoli o no rispetto alle recenti scelte in materia di energia da parte del Governo in Italia, le chiacchiere sono veramente a zero; occorrono quattro centrali nucleari altrimenti saremo costretti a far divenire una regola la simpatica iniziativa della trasmissione “caterpillar”, quella del “m’illumino di meno”, che invita al risparmio energetico. E poi. Energia prodotta dal nucleare (e a due passi da casa nostra) la consumiamo tutti. Anche gli ecologisti più accesi, anche i comuni denuclearizzati. Anche io, maledizione! E’ quasi notte. Questo momento scrivo infatti sul mio PC che funziona, che io lo voglia o no, con corrente prodotta dalle centrali nucleari francesi. La notte, anche questo dato è “passato” nel convegno da fonte qualificatissima, comperiamo energia dalla Francia in quanto in questa fascia oraria questa energia è a buon mercato. A buon intenditor …
Maurizio Navarra
Roma, 20 Maggio 2009
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