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Entro il 2018, posizioni ideologiche pretestuose permettendo, avremo i primi chilowattora prodotti nel nostro paese con il nucleare che, una volta a regime, copriranno il 25% del fabbisogno elettrico italiano.
Sulla questione del rilancio del nucleare in Italia pesa fortemente la visione ideologica degli organici di sinistra che contrappongono a tale fonte l’utopia delle rinnovabili. Ad esempio, Jeremy Rifkin, il novello Carlo Marx in chiave ecoambientalista, rispondendo su “la Repubblica” del 7 giugno 2008, pagina 39, a Riccardo Staglianò che gli chiede «C’è una energia di destra e una di sinistra», afferma «Direi modelli energetici élitari e altri democratici. Il nucleare è centralizzato, dall'alto in basso, appartiene al XX secolo, all'epoca del carbone. Servono grossi investimenti iniziali e altrettanti di tipo geopolitico per difenderlo» Ed ancora (Staglianò) «E il modello democratico, invece?» (Rifkin) «È quello che io chiamo la "terza rivoluzione industriale". Un sistema distribuito, dal basso verso l'alto, in cui ognuno si produce la propria energia rinnovabile e la scambia con gli altri attraverso "reti intelligenti" come oggi produce e condivide l'informazione, tramite internet». Quella di Rifkin è ideologia pura, si tratta di convinzioni talebane fondate su asserzione di fede ecomarxista (liberal nella definizione anglosassone) non su considerazioni ragionate di tipo tecnico. Una per tutte. Rifkin è noto per essere il gran sacerdote della cosiddetta “economia dell’idrogeno”, a suo dire la pietra filosofale per risolvere la questione energetica con una fonte pulita e non inquinante. C’è solo un piccolo particolare, che l’idrogeno non è una fonte energetica, ma solo un vettore, un intermediario attraverso cui immagazzinare e utilizzare, ma con notevoli problemi di stoccaggio e altrettanti di sicurezza, nel tempo e nello spazio altre fonti di energia. L’idrogeno non si trova in natura allo stato molecolare, in quanto liberato nell’ambiente tende a fuggire al campo gravitazionale terrestre e a disperdersi nello spazio. Esso quindi va prodotto e, a causa del secondo principio della termodinamica che Rifkin ignora o vuole ideologicamente ignorare, l’energia resa con il suo utilizzo finale sarà sempre e comunque inferiore a quella necessaria a produrlo. Si tratta quindi di una falsa soluzione di tipo ideologico, che applicata aggraverebbe il problema. Ed è sempre una questione di distorsione ideologica, quello che vede nelle fonti rinnovabili un modello democratico di rete energetica, senza considerare gli insormontabili limiti insiti in queste tecnologie, tanto che il titolo dato alla relazione da me tenuta al convegno del 16 maggio su “Politica energetica tra cultura e tecnica” è stato “Fonti rinnovabili d’energia: una infatuazione ingiustificata”. Altro aspetto che pesa su un rapido rilancio del nucleare in Italia è la trasversalità dell’opinione pubblica, problema che penalizza più il centrodestra che non ha posizioni ideologiche preconcette ma si trova a dovere fare i conti con frange del suo elettorato condizionate al riguardo da anni di vero e proprio terrorismo mediatico degli organi di informazione, nella quasi totalità schierati ideologicamente e fideisticamente contro il nucleare. Anche per questo l’argomento non è stato oggetto di contrapposizione politica in questa campagna elettorale, dal momento che la materia deve venire spiegata in un clima sereno e pacato. Bisogna razionalmente convincere, non mobilitare ideologicamente, cosa peraltro poco praticabile da posizioni di centrodestra. Certo la sinistra ne sta facendo uno dei temi cardine della sua campagna europea ed amministrativa, ma la sua vis polemica sulla questione energetica si stempera nella confusione generale di una campagna in cui prevale la contrapposizione preconcetta e viscerale, alla quale la sinistra non riesce a sottrarsi nonostante si renda conto che è per essa controproducente. Emblematico l’atteggiamento di Dario Franceschini nella puntata di giovedì 21 maggio di Annozero. Sembrava un personaggio da tragedia greca, prigioniero del “nomos”, una legge superiore non scritta, che gli impone di agire contro quello che la razionalità gli indica penalizzante in termini di consenso elettorale, e in questa condizione cosciente e consapevole attendere l’ineluttabilità del fato, una sconfitta con un forte divario di voti. Per noi il lavoro, di cui abbiamo posto le premesse con il convegno dello scorso 16 maggio, comincerà dopo la conclusione di questo periodo elettorale, a bocce ferme e con l’opposizione che dovrà riconsiderare a tutto spettro le sue attuali posizioni e la strategie e la tattica nel confronto politico. In questo frangente prendiamo atto che il Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, intervenendo all’assemblea di Confindustria ha dichiarato che nel 2018 si avrà la prima produzione di energia dal nucleare. «Nel 2010 – ha affermato il ministro Scajola – le imprese interessate presenteranno le domande per le nuove centrali nucleari. Entro il 2013 metteremo la prima pietra della prima centrale. Entro il 2018 avremo i primi chilowattora prodotti nel nostro paese con il nucleare, che, una volta a regime, coprirà il 25% del fabbisogno elettrico italiano».
Giorgio Prinzi
Roma, 20 Maggio 2009
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