Mentre la Danimarca sbaracca 1'eolico il presidente degli Usa Obama Barack affida il suo futuro politico alla spesa pubblica del "Governo mondiale del clima". Vorrei dire che é un "povero illuso", ma invece penso sia un abile giocatore delle "tre carte": alla fine mal glien'incoglierà al popolo degli Stati Uniti e a noi italiani se non attueremo politiche energetiche adeguate. Un Paese che non vuole fare conoscere al mondo quanta moneta pone in circolo non é degno di fiducia; se poi costruisce castelli in aria finanziari ancora meno. L’estate prossima assisteremo a un'altra "débâcle" del sistema finanziario di quello che voleva rappresentare nel mondo il Paese del libero "mercato". Penso sia necessario per l'Italia riconsiderare la "nazionalizzazione" del mercato energetico strategico. Il sistema elettrico non sopporta le cosiddette "liberalizzazioni". Per meglio comprendere tale concetto riporto un passo del presidente italiano del Cirn ingegner Paolo Fornaciari del 16 novembre 2006: «Ma come si fa a pensare che con il libero mercato e la concorrenza sia possibile ridurre le bollette elettriche, quando il costo di generazione dell'energia termoelettrica nel nostro Paese dipende per l'80 per cento da combustibili (idrocarburi) il cui prezzo soggetto a "cartello" e non a "mercato" non é contendibile? E quale affidabilità ci può essere quando gli operatori privati, non avendo certezza sul numero dei clienti a cui vendere 1'energia, non sono propensi a fare investimenti? Non casualmente gli imprenditori privati ante Enel - ingenerosamente definiti 50 anni fa "baroni elettrici" - si erano ripartiti il territorio nazionale in zone di competenza, evitando accuratamente di farsi concorrenza tra di loro».
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