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Il criterio non è di incentivare l’avvio di un mercato del fotovoltaico, ma quello di falsare il mercato.
È difficile stilare una graduatoria sul grado di idoneità dei ministri del Governo Prodi a caratterizzare con il loro nome i devastanti tornado. A cominciare dal Presidente del Consiglio nessuno di loro può essere benevolmente assimilato ad una tempesta tropicale, che alle nostre “tempestucce” sta come una moderna Ferrari ad una vecchia Topolino. Tra i nomi da riservare al più devastante dei devastanti, all’ecologico disastro di una “tempesta perfetta”, c’è quello di Alfonso Pecoraro Scanio così aduso a fare danni che ora, dopo la conferenza “immaginifica” sui cambiamenti climatici, di danni comincia a farne anche tra i suoi tanto da venire scaricato per interposto fratello. Riservandoci di tornare, come faremo a breve, sui cambiamenti climatici e sulla fantomatica presunta causa del cosiddetto “effetto serra”, ci soffermiamo sull’incentivazione del solare fotovoltaico, in particolare sui “Criteri e modalità per incentivare la produzione di energia elettrica mediante conversione fotovoltaica della fonte solare, in attuazione dell'articolo 7 del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387” pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 45 del 23-febbraio 2007.
La prima cosa che ci salta evidente, proprio dopo il titolo, è un inequivocabile paragrafo che recita «Visto l'art. 7, comma 2, lettera d), del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, stabilisce che per l'elettricità prodotta mediante conversione fotovoltaica della fonte solare i criteri per l'incentivazione prevedono una specifica tariffa incentivante, di importo decrescente e di durata tali da garantire una equa remunerazione dei costi di investimento e di esercizio». Il criterio, per esplicita ammissione nero su bianco, non è quindi di incentivare l’avvio di un mercato del fotovoltaico, ma quello di falsare il mercato, alterando le leggi della concorrenza con aiuti di stato, che gravano sulle bollette degli altri utenti, a favore di uno ed un solo modo specifico di generare energia nell’ambito dell’utilizzo stesso della fonte solare. Di fronte ad un prezzo medio di produzione del chilowattora italiano (con tasse, balzelli e “incentivi” alla produzione ecologica in bolletta costa anche tre volte tanto) di sette centesimi di euro, il chilowattora fotovoltaico viene remunerato sino a 49 centesimi di euro, incrementabili sino al 30% (63 centesimi di euro) secondo quanto previsto (miglioramento efficienza) all’articolo 7, da comma 1 a comma 8, dei citati “Criteri” ministeriali.
Ed ancora, a testimonianza dei criteri “elargitori” dei cosiddetti incentivi, citiamo l’articolo 9 su “Condizioni per la cumulabilità di incentivi” il cui comma 1 testualmente recita: «Le tariffe incentivanti di cui all'art. 6 e il premio di cui all'art. 7 non sono applicabili all'elettricità prodotta da impianti fotovoltaici per la cui realizzazione siano o siano stati concessi incentivi pubblici di natura nazionale, regionale, locale o comunitaria in conto capitale e/o in conto interessi con capitalizzazione anticipata, eccedenti il 20% del costo dell'investimento. Le tariffe incentivanti di cui all'art. 6 e il premio di cui all'art. 7 sono applicabili all'elettricità prodotta da impianti fotovoltaici per la cui realizzazione siano o siano stati concessi incentivi pubblici di natura locale, regionale o comunitaria in conto capitale e/o in conto interessi con capitalizzazione anticipata, nel solo caso in cui il soggetto responsabile dell'edificio sia una scuola pubblica o paritaria di qualunque ordine e grado o una struttura sanitaria pubblica». A parte il fatto che il cumulo degli incentivi potrebbe innescare “perplessità” da parte dell’Unione Europea, il dato certo ed incontrovertibile è che, anche il privato che abbia ricevuto contributi sino a 1600 euro a chilowatt installato (il costo medio del fotovoltaico è ottomila euro a chilowatt installato) può godere delle regalie governative, che sono del tutto gratuite ed ingiustificate se, come nel caso di scuole, sia pubbliche che private, o di strutture sanitarie l’impianto è stato sovvenzionato per l’interezza del suo costo e i cosiddetti “incentivi” sono il motivo reale per cui tante strutture di questo tipo, non curanti del gravame dello spreco sulla collettività, si imbarcano in progetti fotovoltaici per avere finanziamenti altrimenti inottenibili. Poi Alfonso Pecoraro Scanio si vanta dell’interesse che si riscontra verso il fotovoltaico in questo modo sponsorizzato.
Pagatemi l’impianto e, poi a quei prezzi, l’energia che riesce a produrre ed il fotovoltaico lo metto anch’io, anche se, sotto il profilo del gravame sulla collettività non della turlupinatura, sarebbe meno onerosa una pensione da falso invalido. L’assistenzialismo della cosiddetta prima repubblica ai falsi invalidi si è trasformato in “ecoassistenzialismo” a forme di energia “invalide” ed invalidanti l’intero sistema. Al contrario, sempre il Pecoraro continua a demonizzare il nucleare, ad indicare come eretici da condannare al rogo quanti, quali ad esempio l’ingegnere Paolo Fornaciari; Presidente del Comitato Italiano per il Rilancio del Nucleare, propone il riavvio delle centrali di Caorso e di Trino Vercellese in grado di produrre, una volta riavviate, energia elettrica al costo di un centesimo di euro. Il problema è grave e la Casa delle Libertà deve affrontarlo, non solo, come sembra, ribadendo con forza la necessità del ritorno al nucleare, ma proponendo anche una “exit strategy” da questo assurdo sistema di spreco dei cosiddetti incentivi, ai quali bisogna porre termine immediatamente senza aspettare il ciclo dei venti anni. Uno strumento potrebbe essere dato proprio da quanto previsto all’articolo 6, comma 3, che recita: «Con successivi decreti del Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, d'intesa con la Conferenza unificata, da emanare con cadenza biennale a decorrere dal 2009, sono ridefinite le tariffe incentivanti per gli impianti che entrano in esercizio negli anni successivi al 2010, tenendo conto dell'andamento dei prezzi dei prodotti energetici e dei componenti per gli impianti fotovoltaici, nonché dei risultati delle attività di cui agli articoli 14 e 15.
In assenza dei predetti decreti continuano ad applicarsi, per gli anni successivi al 2010, le tariffe fissate dal presente decreto per gli impianti che entrano in esercizio nell'anno 2010». A mio avviso, tenendo conto dei costi del chilowattora prodotto con altri fonti e degli esorbitanti investimenti che il fotovoltaico richiede, il prossimo decreto dovrebbe azzerare tutti i contributi, comprese le attuali regalie eufemisticamente dette “incentivi”. Ed ancora un’ultima chicca. In un recente rapporto stilato dal “Chernobyl Forum” (che comprende agenzie dell’ Onu ed in particolare l’ Agenzia internazionale per l’energia atomica e l’Organizzazione Mondiale della Sanità) emerge come dopo 19 anni dalla tragedia solo 56 morti si potrebbero attribuire direttamente a quelle radiazioni. Il documento continua dicendo che la tragedia di Chernobyl sarebbe la tragedia più gonfiata della storia e che le cifre di centinaia di soccorritori contaminati, migliaia di bambini malformati e milioni di persone a rischio sarebbero tutte ingigantite. La realtà sarebbe un’altra: le cifre sarebbero state falsificate per attirare compassione e finanziamenti.
Gli effetti di quell’incidente sono stati esaminati - a 10, 15 e 20 anni di distanza – anche dall’Unscear (Comitato scientifico dell’Onu sugli effetti delle radiazioni atomiche) i cui rapporti sono il risultato del lavoro di oltre 100 scienziati appartenenti a 20 nazioni diverse. Ogni rapporto conferma i risultati del precedente: il numero totale di decessi attribuibili all’incidente di Chernobyl non è stato le decine o centinaia di migliaia di cui si è favoleggiato, ma è inferiore a 60. C’è chi si meraviglia, ma noi lo abbiamo scritto più e più volte da queste pagine: il fondo radiatico di Piazza San Pietro è una volta e mezza superiore a quello della zona interdetta di Chernobyl. Le Catacombe di Priscilla, molto vicine alla mia abitazione, hanno un fondo tra le nove e le dieci volte superiore a quello della “zone mortale” di Chernobyl. Forse anche per questo mi sento così atomico, soprattutto quando scrivo di questi argomenti. Di fronte a questo, le amenità della Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici, smentita per interposto fratello, diventano delle fole, oltre che delle “sole”, del tutto trascurabili.
Giorgio Prinzi
Roma, 7 Giugno 2009
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