di Paolo Fornaciari
L'ingegner Paolo Fornaciari, uno dei maggiori esperti del settore nucleare, prende una ferma posizione a favore dell'immediato riavvio delle dismesse centrali elettronucleari di Caorso e di Trino Vercellese. Secondo il Presidente del Comitato Italiano per il Rilancio del Nucleare (CIRN) sarebbe un inequivocabile segnale di rilancio dell'opzione in Italia.
Solo l’energia nucleare può consentirlo. Già ci aveva pensato l’ENI, assicurando, con una pubblicità ingannevole, uno sconto del 10% sulla componente energia delle tariffe di elettricità e gas. L’Autorità per l’energia ha successivamente deciso uno sconto dell’ 1.5 % sulle tariffe dell’energia elettrica e dell’1% sul gas, con un risparmio di 37 Euro all’anno per famiglia, 10 eurocents per famiglia al giorno, uno sconto che certo non cambia la vita!
Qui siamo al ridicolo lo “smantellamento accelerato” delle centrali nucleari dismesse; ma ancora agibili di Caorso e Trino Vercellese inventato dall‘On. Pierluigi Bersani è già costato 36 miliardi di Euro agli utenti elettrici, due miliardi per famiglia all’anno.
Che fare?
Occorre interrompere immediatamente lo smantellamento accelerato e procedere invece ad un loro rapido riavvio. Con una spesa pari al 5/6% e in pochi mesi (15 o 20) si potrebbero ridurre le bollette energetiche del 9% e, con la costruzione di 5 o 6 nuove centrali nucleari, riportare le tariffe a livello europeo nel giro di 10 o 12 anni.
Caorso e Trino possono e devono essere riavviate.
Altrove è stato fatto : a Medzamor (Armenia) in base ad un accordo che feci io stesso con il Ministro dell’energia armeno, la centrale nucleare, fermata per un terremoto è stata ravviata dopo 15 anni e Browns Ferry3 (USA) fermata per un incendio, è stata riavviata dopo 12 anni. E a Caorso e a Trino non ci sono stati né terremoti né incendi.
Ma quale Regione italiana accetterebbe mai di realizzare sul proprio territorio una nuova centrale nucleare, fosse anche di terza, quarta o quinta generazione, dopo il “regalo” fatto alle Regioni Emilia e Piemonte? Le due centrali potrebbero esser riavviate e produrre energia elettrica a 2 euromills/kwh quando a noi costa 200 euromills/kwh produrla con idrocarburi. Il sollecito riavvio di queste due centrali, costituirebbe il vero segnale di una nuova svolta nella politica energetica italiana.
Ricapitoliamo i fatti: 12 anni dopo il referendum abrogativo del novembre 1987 e della conseguente mozione CIPE del 26 luglio successivo, l’allora Ministro all’Industria, On. Pierluigi Bersani, nel dicembre 1999, inventava lo “smantellamento accelerato” delle centrali nucleari di Caorso e Trino Vercellese, dismesse, ma ancora agibili. Una iniziativa demenziale, contraria alla normale prassi internazionale - generalmente si attendono 60 o più anni - in contrasto con la citata mozione CIPE, priva di autorizzazione governativa o parlamentare, inutilmente costosa, già costata agli utenti elettrici, 36 Mld di euro. Caorso e Trino possono e devono esser riavviate: la spesa necessaria per il riavvio può esser valutata in 1 o 2 Mld di euro, cifra recuperabile, ad impianti riavviati, in un solo anno di esercizio!
L’investimento iniziale potrebbe quindi esser agevolmente ricuperato in pochi mesi (3 o 8 mesi). Di fronte ad un tale favorevole investimento non dovrebbe esser difficile trovare un Istituto finanziario disponibile.
Il famigerato Decreto Letta del luglio 1991 venne emanato solo dopo 18 mesi di vandaliche attività che fortunatamente non hanno coinvolto la parte nucleare per la mancata identificazione del sito in cui smaltire le scorie radioattive. Occorre invece diversificare le fonti per ridurre il costo dell’energia elettrica. Le energie rinnovabili del vento e del sole non servono, non bastano, costando di più della generazione termoelettrica da idrocarburi. Solo l’energia nucleare può consentirlo.
Caorso e Trino possono e devono essere riavviate.
A disposizione per eventuali approfondimenti che fossero necessari. Comunque raccomando di prendere visione al riguardo della delibera parlamentare del 2001, che conferma l’intenzione del Governo di mantenere l’assetto attuale delle centrali in “custodia, protettiva passiva” e cioè in buona manutenzione con l’evidente intenzione di in un rapido riavvio.
Paolo Fornaciari, Presidente CIRN
Roma, martedì 21 luglio 2009
Il Presidente del Comitato Italiano per il Rilancio del Nucleare ribadisce il concetto in una lettera al Presidente di Federmanager
A: Giorgio Ambrogioni, Presidente Federmanager.
Caro Presidente, complimenti vivissimi per la Tua proposta pubblicata su Progetto Manager di ieri l’altro per coinvolgere i dirigenti industriali a formulare proposte concrete per superare l’attuale, grave crisi economica che sta attraversando il Paese. Sul tema c’è molta disinformazione : si dice che l’operazione sarebbe troppo costosa, che non ci sono più le competenze necessarie o che la gente è contraria. Tutte cose non vere. Ma come fa il Corriere della Sera ad intervistare Dacia Maraini od Emma Bonino? Diceva 35 anni or sono alla Conferenza di Venezia sulla Sicurezza Nucleare, il Professor Edoardo Amaldi, illustre cattedratico, collaboratore di Enrico Fermi e caro amico, da diversi anni scomparso : "In Italia si diffida dei competenti, giudicati ingiustamente uomini di parte e quindi non obiettivi. Ci si fida invece dei meno competenti, cioè degli incompetenti e tanto più difficile è il problema da risolvere tanto più incompetenti dovrebbero essere le persone da intervistare. In qualsiasi Paese del Mondo questa sarebbe un'ottima barzelletta!". Dispiace notare che anche nella recente occasione di costituire un gruppo di esperti per fornire assistenza al Ministero sotto il profilo tecnologico, giuridico, economico, industriale e di comunicazione, siano prevalsi più interessi clientelari e pressioni di parte che non gli aspetti di professionalità e competenza nell’interesse del Paese. La crisi economica attuale non è dovuta a mancanza di lavoro, salari e pensioni insufficienti a rilanciare i consumi, ad infrastrutture inadeguate, a scarsa defiscalizzazione o a carenza di incentivi statali, ma al costo troppo elevato della energia elettrica italiana.
Noi paghiamo il kwh il doppio della Francia, il triplo della Svezia e il 50% in più della media UE. In questa situazione le nostre imprese non possono competere. Lo smantellamento accelerato, “inventato” dall’allora Ministro On. Pierluigi Bersani a dicembre1989 è già costato 36 miliardi di Euro agli utenti elettrici - due miliardi per famiglia all’anno - e ne costerà ulteriori 50 nei prossimi 20 anni.
E noi che facciamo?
Ci dilettiamo a “smantellare in modo accelerato” le centrali nucleari dismesse, ma ancora agibili, di Caorso e Trino Vercellese. Una iniziativa demenziale, contraria alla prassi internazionale, senza autorizzazione preventiva (il famigerato Decreto Letta del luglio 1991 verrà emanato solo dopo 18 mesi di vandaliche attività che fortunatamente non hanno coinvolto la parte nucleare per la mancata identificazione del sito in cui smaltire le scorie radioattive). Occorre invece diversificare le fonti per ridurre il costo dell’energia elettrica.
Le energie rinnovabili del vento e del sole non servono, non bastano, costando di più della generazione termoelettrica da idrocarburi. Solo l’energia nucleare può consentirlo. Già ci aveva pensato l’ENI, assicurando, con una pubblicità ingannevole, uno sconto del 10% sulla componente energia delle tariffe di elettricità e gas. L’Autorità per l’energia ha successivamente deciso uno sconto dell’1.5 % sulle tariffe dell’ energia elettrica e dell’1% sul gas, con un risparmio di 37 euro all’anno per famiglia, 10 eurocents per famiglia al giorno, uno sconto che certo non cambia la vita!
Qui siamo al ridicolo: lo “smantellamento accelerato” delle centrali nucleari dismesse, ma ancora agibili di Caorso e Trino Vercellese inventato dall‘On. Pierluigi Bersani è già costato 36 miliardi di euro agli utenti elettrici, due miliardi per famiglia all’anno
Che fare? Occorre interrompere immediatamente lo smantellamento accelerato e procedere invece ad un rapido riavvio. Con una spesa pari al 5/6% e in pochi mesi (15 o 20) si potrebbero ridurre le bollette energetiche del 9% e, con la costruzione di 5 o 6 nuove centrali nucleari, riportare le tariffe a livello europeo nel giro di 10 o 12 anni. Caorso e Trino possono e devono essere riavviate. Altrove è stato fatto : a Medzamor (Armenia) in base ad un accordo che feci io stesso con il Ministro dell’energia armeno, la centrale nucleare, fermata per un terremoto è stata ravviata dopo 15 anni e Browns Ferry3 (USA) fermata per un incendio, è stata riavviata dopo 12 anni. E a Caorso e a Trino non ci sono stati né terremoti né incendi. Ma quale Regione italiana accetterebbe mai di realizzare sul proprio territorio una nuova centrale nucleare, fosse anche di terza, quarta o quinta generazione, dopo il “regalo” fatto alle Regioni Emilia e Piemonte? Le due centrali potrebbero essere riavviate e produrre energia elettrica a 2 euromills/kwh quando a noi costa 200 euromills/kwh produrla con idrocarburi.
Il sollecito riavvio di queste due centrali, costituirebbe il vero segnale di una nuova svolta nella politica energetica italiana. Ricapitoliamo i fatti: 12 anni dopo il referendum abrogativo del novembre 1987 e della conseguente mozione CIPE del 26 luglio successivo, l’allora Ministro all’Industria, On. Pierluigi Bersani, nel dicembre 1999, inventava lo “smantellamento accelerato” delle centrali nucleari di Caorso e Trino Vercellese, dismesse, ma ancora agibili. Una iniziativa demenziale, contraria alla normale prassi internazionale - generalmente si attendono 60 o più anni - in contrasto con la citata mozione CIPE, priva di autorizzazione governativa o parlamentare, inutilmente costosa, già costata agli utenti elettrici, 36 Mld di euro.
Caorso e Trino possono e devono esser riavviate: la spesa necessaria per il riavvio può esser valutata in 1 o 2 Mld di euro, cifra recuperabile, ad impianti riavviati, in un solo anno di esercizio !
L’investimento iniziale potrebbe quindi essere agevolmente ricuperato in pochi mesi (3 o 8 mesi). Di fronte ad un tale favorevole investimento non dovrebbe esser difficile trovare un Istituto finanziario disponibile.
Il famigerato Decreto Letta del luglio 1991 verrà emanato solo dopo 18 mesi di vandaliche attività che fortunatamente non hanno coinvolto la parte nucleare per la mancata identificazione del sito in cui smaltire le scorie radioattive. Occorre invece diversificare le fonti per ridurre il costo dell’energia elettrica. Le energie rinnovabili del vento e del sole non servono, non bastano, costando di più della generazione termoelettrica da idrocarburi. Solo l’energia nucleare può consentirlo.
Ribadisco: Caorso e Trino possono e devono essere riavviate. Altrove è stato fatto: a Medzamor (Armenia) in base ad un accordo che feci io stesso con il Ministro dell’energia armeno, la centrale nucleare, fermata per un terremoto è stata ravviata dopo 10 anni e Browns Ferry3 (USA) fermata per un incendio, è stata riavviata dopo 12 anni. E a Caorso e a Trino non ci sono stati né terremoti né incendi. Ma quale Regione italiana accetterebbe mai di realizzare sul proprio territorio una nuova centrale nucleare, fosse anche di terza, quarta o quinta generazione, dopo il “regalo” fatto alle Regioni Emilia e Piemonte?
Il sollecito riavvio di queste due centrali, costituirebbe il vero segnale di una nuova svolta nella politica energetica italiana.
A disposizione per eventuali approfondimenti che fossero necessari.
Paolo Fornaciari, Presidente CIRN
Roma, martedì 21 luglio 2009








