Mercoledì 05 Maggio 2010 14:37

Paolo Fornaciari: una vita per l'atomo

Scritto da Administrator
di Alceste Rilli

La vita professionale dell'Ingegner Paolo Fornaciari illustrata da un suo collaboratore.

Il 31 luglio 2009 è morto l’ingegnere Paolo Fornaciari. Conobbi l’ingegnere Fornaciari nel 1981 quando lasciai a malincuore la Breda Termomeccanica e Locomotive, Sesto San Giovanni, Milano dove si costruivano componenti nucleari, per partecipare alla costruzione della centrale nucleare di Alto Lazio (Montalto di Castro) con Enel.La vita dell’ingegnere Fornaciari è stata caratterizzata dal successo. La famiglia, la signora Giuliana, le figlie, i loro mariti, i nipoti. Nel campo professionale il successo fino alla fine degli anni ottanta fu del tipo di come siamo abituati ad intenderlo normalmente. Nel 1957 i responsabili delle imprese italiane volavano attraverso l’oceano ed il Canale della Manica per parlare di nucleare. L’ingegnere Fornaciari fu al centro di questa attività. Nel 1963 i generatori delle tre più potenti centrali nucleari producevano energia elettrica. Si badi bene che la costruzione di quelle centrali non presentava affatto gradi di complessità diversi dalla costruzione delle centrali attuali. Questo tra mille difficoltà ed intralci realissimi posti da chi, specialmente dopo il 1965, aveva interesse a che le centrali non si costruissero (viene fatta nascere la fobia della radioattività). Questa fu una delle ultime cose di cui abbiamo parlato recentissimamente. L’ingegnere Fornaciari (orami aveva vinto tutto quello che c’era da vincere, si veda più avanti) stava cercando documenti che provassero che un lavoro di Marion King Hubbert del maggio del 1954 “Nuclear Energy and Fossil Fuels”, fosse noto ad Enrico Mattei. Poi ci fu il successo dell’utilizzo della energia nucleare in Italia. E l’ingegnere Fornaciari fu al centro di queste attività. Per più di un quarto di secolo l’Italia ha gestito con successo tutti i tipi di reattori nucleari che esistono: a gas grafite, pressurizzati, bollenti. Ricordo che ad una giornalista che riportava i giudizi negativi di stampa sulla esperienza dei reattori inglesi, mi toccò ricordare che la centrale nucleare di Latina fu quella che diede maggiori soddisfazione a Enel (in parte perché non era soggetta a normative anti nucleari). In più l’Italia aveva il reattore veloce prova elementi di combustibile PEC (con la sua griglia), uno dei tanti elementi fattivi della partecipazione italiana alla progettazione, sperimentazione (Casaccia) e costruzione della centrale nucleare veloce Superphenix. E l’ingegnere Fornaciari era al centro di questa attività. In più l’Italia ha progettato e costruito il reattore Cirene del professore ingegner Mario Silvestri. E’ bene qui ricordare che gli ultimi sviluppi dei reattori nucleari canadesi vanno in molti aspetti nella direzione del Cirene. Quindi in Italia in campo nucleare c’è una esperienza complessiva senza paragoni. E l’ingegnere Fornaciari è stato al centro di questa attività. Ci fu la costruzione della centrale nucleare di Caorso. Poi, negli anni ottanta la costruzione della centrale nucleare di Montalto di Castro. Nonostante tutti gli impedimenti (nessuna difficoltà tecnica) i costi della costruzione di queste centrali, in termini di dollari per chilowatt installato, sono lì e parlano chiaro. Mi ricordo una volta negli Stati Uniti con la automobile in affitto, l’ingegnere Fornaciari si fermò per fare benzina (dopo quella volta non ho più avuto modo di incontrare benzinai non self-service negli USA) e all’addetto che gli chiedeva se voleva il pieno, l’ingegnere Fornaciari rispose “Ten bucks”, “Dieci dollari”; probabilmente l’auto non gli era stata data col pieno. Passò poi al più alto incarico di direttore del Progetto Unificato Italiano. Qui vale solo la pena di ricordare come la impostazione data da subito dall’ingegnere Fornaciari e dai suoi collaboratori di assicurare la assenza di conseguenze anche in caso di incidente severo fu poi accettata anche in campo internazionale.Poi ci fu la decisione da parte di Craxi, de Mita e Andreotti di fermare la produzione di chilowattora nucleare in Italia. L’ingegnere Fornaciari è sempre stato molto chiaro in proposito. Il Senato della Repubblica Italiana aveva deciso democraticamente come andava interpretato il referendum: Enel fu istruita di condurre ispezioni IAEA e, se positive, riaccendere i reattori. E’ strano come della pipinara di referendum fatti in Italia nessuno sia stato rispettato. L’unico per il quale invece si affannarono per fare danni, andando bene al di là delle intenzioni, della lettera e dello spirito, fu quello nucleare (gli antinucleari hanno tutte le ragioni a dire che loro la chiusura delle centrali in funzione non l’avevano mai chiesta, e se per questo neanche la interruzione dei lavori di Alto Lazio). E’ da questo punto in poi che per capire come la vita dell’ingegnere Fornaciari sia stata una vita di successo bisogna fare ricorso al professore ingegner Mario Silvestri. Questa volta non per la sua maestria nella tecnologia nucleare. Ma per uno dei suoi tanti originalissimi libri di storia (il professore Silvestri era una riconosciuta autorità anche in campo storico, non si trattava di un hobby). Nell’analizzare l’evento di Caporetto (Kobarid) il professore Silvestri riporta come nel momento della crisi non pochi si comportarono male (da chi fuggì a chi addirittura fu aguzzino della popolazione). Ma i non mascalzoni osservavano, guardavano ed agirono. Un fronte lungo 150 chilometri arretrò di 100 km in 15 giorni e fu fermato (non certo perché il nemico temesse per le linee di rifornimento). Senza comunicazioni. Alla fine degli anni ottanta l’ingegnere Fornaciari era anche, tra l’altro, presidente dei dirigenti delle aziende industriali. Era orami chiaro a tutti che operare nel nucleare sarebbe stato penalizzante. In almeno due diverse occasioni decise di rinunciare a occasioni che gli venivano proposte di lasciare l’attività nucleare e a gratificazioni certe, alle quali teneva, e che avrebbero sicuramente portato a più alti riconoscimenti. Decise invece di rimanere. Non era certo distribuendo prebende che l’ingegnere Fornaciari sapeva come si fa a far impegnare la gente. Questa fu una decisione fondamentale e cruciale perché permise in quei pochi ma critici anni, prima a lui, poi ai suoi uomini, di organizzare attività che hanno permesso di mantenere forti conoscenze in campo nucleare, nonostante le condizioni. Naturalmente gli costò caro. Nel 1995 fu attaccato da un virus che avrebbe ucciso molti tori. Ma grazie alle cure dei medici italiani, e anche alla sua forza mentale, nei uscì. Aveva un forte senso dello humor che però non regalava a tutti. Un giorno si trovò a parlare con una persona alla quale era parso opportuno, per vincere un certo argomento, mettere in giro la voce che il virus aveva intaccato le capacità mentali dell’ingegnere Fornaciari; egli cominciò a parlare in modo stentato, tanto che io mi preoccupai. Avendolo notato si girò in modo che vedessi solo io, e mi fece l’occhietto. Poi continuò con la sua recita, finché il malcapitato non decise che era il momento di abbandonare la scena. Ma da qui in poi il suo successo va inteso in modo diverso dalle prebende. Da solo si espose in una aggressiva attività verso il pubblico fatta di conferenze, articoli sui giornali, interventi alla radio, apparizioni televisive (rare) e anche discussioni su internet (in un paio di occasioni mi toccò di sturare le orecchie a dei giulivi che non avevano capito bene con chi stavano parlando). Su cento gli veniva pubblicato uno. Un evento descrive bene la situazione. Un famoso direttore di un autorevolissimo e diffusissimo giornale italiano gli fece pervenire un biglietto da visita. Scritto a mano: concordo appieno con l’articolo che mi ha inviato. Ma non lo posso pubblicare. La cosa a mio avviso testimonia la forte moralità di fondo di alcuni almeno che operano nel giornalismo. Questo direttore avrebbe potuto benissimo limitarsi ad ignorare la cosa. L’ingegnere Fornaciari non era certo uno che poteva (ma soprattutto voleva) fare pressioni o ritorsioni. Quindi quel biglietto, ripeto autografo, non una cosa scritta a macchina o per e-mail, tra l’altro più pratica, può solo essere interpretato come la testimonianza delle enormi difficoltà in cui sono costretti a lavorare nei media, quando si tratta di nucleare. C’era la volontà di auto-denuncia e il conferimento di una arma molto forte. Che l’ingegnere Fornaciari mai avrebbe usato. Ma veniva spesso pubblicato da giornali che non avevano enorme diffusione ma che vengono letti dai politici. Non bisogna mai sottovalutare l’effetto pratico e psicologico di questa opera dell’ingegnere Fornaciari. Molti uomini politici sono soli di fronte a certi argomenti. Non è che tutti si possono permettere di crearsi delle strutture per affrontare adeguatamente il problema. In questo l’opera dell’ingegnere Fornaciari è stata preziosissima. Tra queste opere i suoi libri. L’ultimo dei quali “L’Atomo per la Pace” ha la foto del presidente generale Eisenhower. Neanche al generale Eisenhower fece molto bene spingere per il nucleare. Ogni volta che agiva sull’argomento: infarto. Non è un caso che il presidente generale Eisenhower fu ad un certo punto sbrigativamente attaccato sulle sue capacità intellettive che ci si sforzava, nonostante l’evidenza, a dichiarare declinanti. Per questo la sua testimonianza del gennaio 1962, all’atto di lasciare la presidenza e quando era chiaro che le resistenze erano riuscite a bloccare “Atomi per la Pace” (senza “Atomi per la Pace” il “Non proliferation Treaty” non ha senso alcuno, come dimostra il fatto che oggi i più pericolosi hanno la bomba atomica), è “Non abbiamo mai avuto un enorme esercito (che Eisenhower amava molto) permanente, ora necessario; dobbiamo essere vigili contro influenze non dovute, siano esse volute che involontarie, del complesso militare-industriale; il pericolo persisterà.” Sul significato della sua dichiarazione è stata stesa una grossa colpevolissima coltre.L’ingegnere Fornaciari è morto il 31 luglio 2009. Quello stesso giorno la Gazzetta Ufficiale sanciva il ritorno dell’Italia alla produzione di energia nucleare sul territorio nazionale. Questo è dovuto a tanti fattori, ed all’impegno di uomini seri, che hanno operato anche loro, certo non solo all’impegno dell’ingegnere Fornaciari. Per capire di che tipo di successo si tratti basta ricordare come erano le cose solo poco tempo fa.

Ingegner Alceste Rilli (Cirn)

Roma: 4 agosto 2009


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