Mercoledì 05 Maggio 2010 14:42

L'ambientalismo estremista è una vera e propria religione animista e panteista

Scritto da Administrator

di Giorgio Prinzi

Per gli "adoratori di Gaia" l'Uomo è solo un fattore di disturbo di una natura che vive e che ha un'anima. La tecnologia avanzata è uno strumento diabolico.

Caro Presidente,

leggo l’appunto di Marco Panei e, approfittando che oggi e domenica, stilo una rapida risposta facendo a titolo esemplificativo riferimento all’energia eolica.

Su questa forma di energia, come peraltro per le altre che non cito, si sa tutto. Dal punto di vista teorico è stato persino dimostrato con un teorema (Teorema di Betz) quale sia il limite massimo dell’energia contenuta nella corrente aerea che può venire captato e sfruttato da una girante. Anche sull’aerodinamica delle macchine si sa tutto. Per questo gli aeromotori per elettrogenerazione sono tutti tripale, simili gli uni agli altri. Viene infatti da tutti i costruttori adottata la soluzione ottimale di compromesso.

Inoltre, siccome la potenza generata è funzione del quadrato del diametro della girante e del cubo della velocità del vento espressa in metri al secondo, gli aeromotori che infestano i più bei panorami d’Italia sono una sorta di campi di calcio che girano, delle eliche (tripale) di quasi cento metri di diametro, che vanno ed erogano a regime (con regolazione meccanica ed elettrica della potenza erogata) per velocità del vento comprese tra i dodici e i venticinque metri al secondo (tra oltre i quaranta e i novanta chilometri all’ora), superati i quali vengono messi in bandiera per evitare il collasso della struttura.

Venti di intensità tra i 12 e i 25 m/s sono sul territorio nazionale eventi inconsueti. La maggior parte del territorio nazionale ha intensità medie di pochi metri al secondo, come ad esempio a Scansano in provincia di Grosseto dove è stato realizzato un parco eolico di cinque ettari con dieci aerogeneratori del diametro di 90 metri e della potenza nominale (con venti nell’intervallo tra i 12 e i 21 m/s) di duemila chilowatt ciascuno. Il guaio è che la ventosità media del sito (riferimento Carta nazionale del vento) è di soli tre metri al secondo.

Certo, il valore di 3 m/s è un valore medio, che tiene conto di quando non c’è vento e di quando spira bufera, ma è comunque indicativo dell’approssimazione con cui è stato realizzato il parco eolico.

Questa la progressione della potenza fornita in catalogo dallo stesso costruttore. Le pale cominciano a girare a tre metri al secondo, velocità a cui “l’eolomostro” rende ai morsetti appena 21,3 chilowatt, con la seguente progressione di potenza: a 4 m/s, 84,9 kW; a 5 m/s, 197,3 kW; a 6 m/s, 363,8 kW; a 7 ms, 594,9 kW; a 8 m/s, 900,8 kW; a 9 m/s, 1274,4 kW; a 10 m/s, 1633,0 kW; a 11 m/s, 1863,0 kW; a 12 m/s, 1960,4 kW; a 14 m/s, 1997,9 kW; a 15 m/s, 1999,6 kW; a 16 m/s, 1999,9; la potenza viene stabilizzata ai 2000 kW nominali a partire dai 17 m/s sino ai 21 m/s al di sopra dei quali quella particolare struttura non è in grado di resistere.

Infine, c’è da notare che il vento spira a raffiche. Cosa vuol dire questo in termini concreti e in riferimento generale, non solo al sito in questione? Con velocità del vento intorno ai 30 chilometri all’ora (8 m/s pari a 28,8 km/h) il variare in più o in meno della velocità del vento di un metro al secondo porta ad una oscillazione della potenza di circa 680 kW che rappresentano oltre il 75% della potenza di targa in quell’intorno. Il sistema elettrico non è in grado (le macchine di un campo sono peraltro plurime) di assorbire variazioni di questa entità, che potrebbero essere inneschi a black out. Per questi motivi, quando il vento diventa alquanto teso, giustificando la cosa con motivazioni “ecologiste”, quali il fatto che i battimenti delle pale disturbano le greggi, gli armenti e gli stormi, le macchine vengono in toto o in parte fermate.

Caro Panei, purtroppo il livello culturale tecnico scientifico nel nostro Paese è assai scarso. I decisori politici, che spesso si circondano di “tecnici” (leggere incompetenti) di fiducia, sono l’espressione più retriva di questa ignoranza, le cui conseguenze vengono amplificate dalle ideologie a cominciare da quelle di stampo ecologista ed ambientalista, che costituiscono una forma di religiosità animistico panteista, con la natura al centro del Creato e l’Uomo visto come fattore di disturbo. Gli ecoambientalisti “senza se e senza ma” sono nelle convinzioni e nei comportamenti i “talebani” di questa forma di religiosità.

Poi, il settore energetico coinvolge grandi interessi, per cui taluni propalano disinformazione in malafede, facendo leva sull’incompetenza in materia degli operatori dell’informazione, la maggior parte dei quali ignora persino la differenza tra chilowatt e chilowattora e per questo scrivono a sproposito senza neppure rendersene conto, e su quella di un’opinione pubblica emotiva sino all’isteria.

Dal connubio tra ignoranza e malafede ha origine la disgrazia nazionale nel settore. È un serpente che si morde la coda, un muro di gomma tra credenze ideologiche e pseudoreligiose che è difficile intaccare. Parlare di ritorno al nucleare con certi politici e con certi giornalisti (la quasi totalità e con ampio trasversalismo) è come parlare di rispetto della Donna con un talebano integralista. Si rischia grosso.

Giorgio Prinzi

Roma: domenica 23 agosto 2009.

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