| di Carlo Somma
Un navigatore di internet, divenuto nostro lettore, ci pone un quesito sulla effettiva convenienza di realizzare una centrale elioelettrica con specchi a concentrazione.
Spettabile Movimento,
sono un siciliano di Agrigento, da 30 anni a Roma e vi leggo da quando casualmente vi ho scoperti su internet circa due anni fa.
Non ho potuto partecipare al vostro convegno sulle fonti energetiche perché fuori Roma per servizio ma ne ho seguito gli sviluppi.
Ho letto che a Ribera (AG) si realizzerà un impianto a concentrazione solare da 200 Kw che fornirà oltre 800 Kw l'anno.
Lo stabilimento costruendo a Ribera produrrà elettricità in grado di soddisfare i consumi di almeno 200 famiglie ricorrendo esclusivamente all'energia del sole.
Gli impianti solari scelti sono quelli a concentrazione che utilizzano le radiazioni dirette del sole, concentrandole tramite specchi per 4200 mq.
L'impianto sarà di tipo integrato, cioè senza un generatore a fonti fossili ma un generatore a turbomacchina a ciclo organico.
Mi chiedo, e vi chiedo, se il rapporto costi/benefici è, a vostro parere, conveniente e se effettivamente il fabbisogno di 200 famiglie potrà essere soddisfatto da un impianto a concentrazione solare così prospettato.
Vi ringrazio sentitamente
Carlo Somma
Risponde l’ingegner Giorgio Prinzi, Responsabile del Dipartimento Energia de “il Movimento d’Opinione”.
Gentilissimo Somma,
quanto Lei sottopone alla nostra attenzione, probabilmente ripreso da una nota scritta da un cronista incompetente, sfugge a ogni possibile valutazione tecnica. Le spiego perché.
Cominciamo dalla potenza, che in genere per questi tipi di impianti viene riferita al valore di picco che si ha giorno 21 giugno a mezzogiorno con cielo terso e limpido. Bisognerebbe poi specificare se la potenza è termica (quella concentrata sulla caldaia) o elettrica, perché in questo caso bisogna tenere conto del rendimento del ciclo termodinamico (i cicli organici sono quelli fisiologici) funzione della temperatura espressa in gradi kelvin tra temperatura massima (fluido in caldaia) e temperatura minima (al condensatore).
Il dato 800 kW (kW indica l’unità di potenza detta chilowatt, mentre l’energia erogata dovrebbe venire espressa in kWh, chilowattora) è completamente privo di senso. Se il cronista intendeva kWh l’impianto produrrebbe in un anno l’equivalente di quattro ore di funzionamento alla potenza di picco, in questo frangente arbitrariamente da noi assunta nel significato di potenza ai morsetti. Non disponiamo, tra l’altro, di dati tecnici per valutare l’eventuale resa di ciclo qualora la potenza fosse riferita al termico. Comunque sarebbe una erogazione ridicola, come potrà verificare in base ai chilowattora che Le vengono bimestralmente fatturati in bolletta. Quanto costa, poi, la centrale?
Facciamo due conti sulla resa tra energia di picco incidente e energia di picco che supponiamo termica. Essendo il valore di picco dell’energia solare incidente intorno ai 1000 watt al metro quadrato su 4.200 mq di pannelli inciderebbe una potenza di 4.200.000 watt, cioè di 4.200 chilowatt, per cui la resa tra irragiamento incidente agli specchi ed irragiamento disponibile alla caldaia (nei dati che Lei riporta non c’è riferimento specifico a cosa di riferisce l’asserita potenza dell’impianto) sarebbe di circa il 19%. Questo sempre come dato di picco.
Per esprimere un giudizio tecnico sarebbe inoltre necessario sapere se si tratta di apparato a specchi piani (tipo quella realizzata alcuni decenni fa ad Adrano in provincia di Catania) o di centrale a specchi parabolici con caldaia tubolare, come quella del cosiddetto progetto “Archimede”, di cui abbiamo in passato parlato. Potrà facilmente visualizzare l’articolo premendo sulla scritta a seguire APRI ARTICOLO.
Abbandonando le considerazioni tecniche ed usando un linguaggio comprensibile e diretto si possono definire queste trovate come “emerite bufale” finalizzate a mantenere il più a lungo possibile la dipendenza dai combustibili fossili.
Anche una persona senza competenze specifiche, almeno che non sia, come tanti nelle redazioni, uno sprovveduto ragazzotto apprendista giornalista che rielabori comunicati stampa su questi argomenti senza le minime conoscenze di base per correttamente leggerli, può rendersi conto di quanto energia venga riemessa nell’ambiente da una pentola (la caldaia solare) che viene scaldata senza possibilità di coibentazione, in quanto altrimenti non catturerebbe l’energia solare che gli si concentra sopra.
Si pone semmai il problema di quanta energia sia necessaria fornire all’accrocco (lo abbiamo chiesto al Nobel Carlo Rubbia per quanto riguarda il progetto Archimede, senza ottenerne risposta) per mantenere in circolo il fluido termodinamico, nel caso specifico del cosiddetto solare termodinamico di Rubbia a cui facevo riferimento si tratta di sali fusi, per evitare la solidificazione dei quali quando il sole non c’è, si ricorre ad una opportuna dissipazione di elettricità predisposta (risulta dal progetto Rubbia) per sopperire alle carenze della fonte solare.
La pregherei di inoltrare questa mia nota a chi ha pubblicato la notizia sulla quale Lei ci pone il quesito, chiedendogli di rispondere.
Ci faccia sapere.
Giorgio Prinzi
Roma: domenica 30 agosto 2009
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