| di Giampaolo Bottoni
Qualcosa non funziona nel mercato globalizzato e in quello interno statunitense se il prezzo del gas ha variazioni veramente notevoli.
Scopro con piacere che Giovanni Battista .Zorzoli, mio professore al CESNEF di Fisica del Reattore II e dirigente al CISE dove ho lavorato, è ancora vivo e attivo. Ai tempi credo che avesse una buona opinione del sottoscritto... Speriamo che non abbia cambiato idea.
Dal punto di vista nucleare lo considero, con dispiacere, un "traditore" ligio alle direttive della sinistra italiana in cui ha da sempre militato.
Comunque è una persona indubbiamente intelligente, da prendere in considerazione e da tenere d'occhio perché comunque competente nel campo nonostante la posizione ostile al nucleare che ha assunto, ma non so se ha cambiato idea.
Vedo che segnala questa strana assurdità: negli USA nessuno vuole il gas naturale e, per questo fatto il gas naturale là costa veramente pochissimo.
Mi sembra che la situazione sia torbida in quanto se il gas naturale costa così poco perché non lo usano per generare l'elettricità come facciamo noi? È vero che se ci fosse gente che lo acquistasse in USA il prezzo salirebbe velocemente ma non capisco perché una azienda elettroproduttrice non approfitti dell'occasione momentanea data da prezzi tanto bassi per fare utili ... giganteschi.
Il carbone, negli USA costa ancora meno che il metano a questi prezzi? Sarei desideroso di avere chiarimenti...
Alla ripresa autunnale lo scenario energetico internazionale appare contraddistinto da due tendenze apparentemente contraddittorie. Sul mercato dei future, per quanto caratterizzate da un discreto tasso di volatilità, attualmente le quotazioni del greggio oscillano fra qualche dollaro al barile sotto e sopra i 70 dollari. Per contro sul mercato americano le analoghe quotazioni per il gas hanno addirittura sfondato al ribasso la soglia dei 3 $/MBTU. In termini energetici 3 $/MBTU equivalgono a circa 16,5 $ per barile equivalente di petrolio: negli Stati Uniti il greggio, che a differenza del gas naturale deve essere sottoposto a un processo di raffinazione prima di tradursi in prodotti utilizzabili, oggi è quindi valorizzato più di quattro volte il gas.
Certamente un divario così enorme è in parte dovuto alla speculazione, ma riflette pur sempre la percezione della situazione reale oggi, con gli stoccaggi americani di gas strapieni, e delle linee di tendenze, che si riflette immediatamente sui prezzi del gas in Usa, solo marginalmente influenzati dall'andamento di quelli petroliferi al contrario di quanto accade in Europa, dove predomina l'effetto sui prezzi dei contratti take or pay, in misura significativa indicizzati su quelli dei greggi.
Giampaolo Bottoni
Roma: domenica 4 ottobre 2009
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